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L’amministrazione
Bush sta progettando un olocausto nucleare?
Michel
Chossudovsky – Tratto da globalresearch.ca
“Abbiamo scoperto la bomba più terrificante della storia dell’umanità.
Potrebbe avverarsi la distruzione col fuoco profetizzata nell'era della
Valle dell'Eufrate, dopo Noè e la sua arca favolosa. […] Quest’arma
dovrà essere usata contro il Giappone […] Verrà utilizzata in modo
che gli obiettivi siano militari, soldati e marinai e non donne e
bambini. Sebbene i giapponesi siano selvaggi, crudeli e spietati, noi,
come leader mondiali del benessere comune non possiamo lanciare quella
terribile bomba sulla vecchia o sulla nuova capitale […] L'obiettivo
sarà puramente militare […] Sembra la cosa più terribile mai
scoperta, ma si può fare in modo che diventi la più utile.”
(dal diario del Presidente Harry
Truman, 25 luglio 1945)
“Il
mondo avrà notato che la prima bomba atomica è stata sganciata sulla
base militare di Hiroshima, poiché in questo primo attacco volevamo
evitare, per quanto possibile, l’uccisione di civili.” (Discorso alla nazione del Presidente
Truman, 9 agosto 1945)
[Nota: la prima bomba fu sganciata su Hiroshima il 6 agosto 1945, la
seconda su Nagasaki il 9 agosto, lo stesso giorno del discorso di Truman]
Da quando la prima atomica è stata sganciata
su Hiroshima, l’umanità non è mai stata così vicina
all’indicibile: un olocausto nucleare in grado di coinvolgere con la
sua ricaduta radioattiva, gran parte del Medio Oriente.
Tutte le precauzioni dell’era della Guerra Fredda, che avevano
classificato la bomba atomica come “arma da ultima risorsa” sono
state dimenticate. Azioni militari offensive che prevedono l’uso di
testate nucleari sono ora considerate come atti di “autodifesa”.
Il confine fra armi nucleari tattiche e arsenali convenzionali è
diventato quasi impercettibile. La nuova dottrina nucleare statunitense
è basata su “una miscela di capacità offensive”. Questa dottrina,
applicata ad un possibile bombardamento aereo all’Iran già
pianificato dal Pentagono, prevede l’uso di armi atomiche combinate
con armi convenzionali.
Esattamente come nel caso della prima atomica,
che secondo il presidente Truman “fu sganciata sulla base militare di
Hiroshima”, le odierne “mini-atomiche” vengono presentate come
armi “sicure per la popolazione civile”.
Conosciuta negli ambienti ufficiali di Washington come "Joint
Publication 3-12", la nuova dottrina nucleare (Doctrine for Joint Nuclear Operations) (DJNO, Dottrina per le Operazioni Nucleari Congiunte, Marzo 2005)
prevede di “integrare attacchi nucleari e convenzionali”, sotto un
Comando e Controllo (C2) unico e “integrato”.
In questo documento, la pianificazione di una
guerra viene descritta come un processo di gestione decisionale, in cui
obiettivi strategici e militari devono essere raggiunti attraverso
l’uso di una serie di strumenti, con un’attenzione minima alle
conseguenti perdite di vite umane.
La pianificazione militare si concentra sul
“più efficiente uso della forza”, come ad esempio una disposizione
ottimale dei diversi sistemi offensivi, per raggiungere obiettivi
militari. In un contesto di questo tipo, armi nucleari e convenzionali
vengono considerate tutte come facenti parte di una “cassetta degli
attrezzi”, dalla quale i comandi militari possono scegliere e
prelevare lo strumento che ritengono adatto alle “circostanze in
evoluzione” di un teatro di guerra. (Nessuna di queste armi della
“cassetta degli attrezzi” del Pentagono, incluse bombe
distruggi-bunker, bombe a grappolo, mini-atomiche, armi chimiche e
biologiche, viene mai classificata come “arma di distruzione di
massa” quando è usata dagli Stati Uniti d’America o dai loro
alleati.)
L’obiettivo dichiarato è quello di:
“assicurare un più efficiente
uso della forza e fornire ai comandanti una gamma più ampia possibile
di opzioni offensive [sia nucleari che convenzionali] per fronteggiare
eventualità improvvise. L’integrazione fra attacchi nucleari e
convenzionali è dunque cruciale per il successo di qualsiasi strategia
dettagliata. Questa integrazione assicurerà una ottimale individuazione
degli obiettivi, danni collaterali minimi e una ridotta probabilità di
escalation.”
Questa dottrina ribalta completamente concetti
e realtà. Riesce non solo a negare il devastante impatto delle armi
atomiche, ma afferma in totale sicurezza che tali armi sono
“sicure”, e che il loro uso in battaglia assicura “danni
collaterali minimi e una ridotta probabilità di escalation”. La
questione della pioggia radioattiva viene appena sfiorata solo
nell’ambito delle armi nucleari tattiche. Questi principi di base che
descrivono l’atomica come “sicura per i civili” creano un consenso
negli ambienti militari, fornendo alibi rilevanti ai comandanti nelle
zone di guerra.
Azioni
"Difensive" e "Offensive"
Mentre il Nuclear
Posture Review (NPR,
Riesame della Politica Nucleare) del 2001allestisce i preparativi per un
attacco nucleare preventivo in Medio Oriente, in particolare contro
l’Iran,
“La
nuova triade offre una sintesi di capacità strategica offensiva e
difensiva, che include attacchi nucleari e non-nucleari, difesa attiva e
passiva, ricerca e sviluppo intensi e solide infrastrutture industriali
che sviluppino, costruiscano e mantengano forze offensive e sistemi
difensivi…”
(Ibid) (in corsivo sono indicati i passaggi chiave)
Tuttavia questa nuova dottrina va oltre le
azioni di “autodifesa preventiva”, e richiede “azioni
anticipate” con armi nucleari nei confronti di “stati canaglia”
che si suppone stiano preparando armi di distruzione di massa per un
futuro indefinito:
Un piano di sicurezza responsabile richiede una
preparazione per minacce possibili, sebbene forse oggi improbabili. Le
lezioni di storia militare sono chiare: i conflitti imprevedibili e
irrazionali accadono. Le forze militari devono prepararsi a
neutralizzare armi e minacce che già esistono o che esisteranno in
futuro, anche se in quel momento non si prevede alcun probabile scenario
di guerra. Per scoraggiare ulteriormente l’uso di armi di distruzione
di massa (ADM), è essenziale che le forze armate statunitensi si
preparino all’uso di armi atomiche, e che siano determinate ad
impiegarle se ciò è necessario per prevenire o per reagire all’uso
di armi di distruzione di massa.”
Le atomiche servirebbero dunque per prevenire
un inesistente piano di ADM (come quello dell’Iran, ad esempio), prima
ancora che esso venga sviluppato. Questa contorta esposizione va oltre
le premesse dell’NPR del 2001, il quale stabilisce che gli USA possono
rispondere con armi nucleari se vengono attaccati con ADM:
“Gli Stati Uniti rendono noto
che si riservano il diritto di rispondere con forze schiaccianti –
incluse armi atomiche – all’uso di armi di distruzione di massa
contro gli Stati Uniti, le nostre truppe all’estero, i nostri amici e
i nostri alleati.”
"Integrazione"
fra Piani di Guerra Nucleare e Convenzionale
Le implicazione di questa cosiddetta “integrazione” sono facilmente
intuibili, perché una volta che il comandante in capo, vale a dire il
presidente degli Stati Uniti, abbia preso la decisione di lanciare un
attacco combinato convenzionale-nucleare, c’è il rischio che vengano
usate armi nucleari tattiche senza che ci sia la necessità di
un’ulteriore autorizzazione da parte del presidente. A questo
riguardo, le procedure esecutive relative alle armi atomiche sotto la
giurisdizione dei comandanti sul posto, vengono descritte come
“flessibili e pronte a rapidi cambiamenti”:
“I
comandanti sono responsabili della definizione degli obiettivi e dello
sviluppo dei piani nucleari richiesti per il raggiungimento dei suddetti
obiettivi. Il Comando Strategico (identificato con la sigla USSTRATCOM)
ha il compito di fornire piani dettagliati adatti a ciò che richiede la
situazione contingente. Un’opzione strategica nucleare segue un Piano
di Operazione Congiunta e procedure esecutive prestabilite, in modo da
formulare e mettere in pratica una reazione efficace nei tempi concessi
dalla crisi […]
Dato che
non può esistere un’opzione per qualunque scenario, i comandanti
devono avere la possibilità di pianificare rapidamente azioni di crisi
e poi eseguirle. Questa pianificazione fornisce loro la capacità di
sviluppare nuove opzioni, o di modificare quelle già esistenti, quando
le opzioni correnti vengono giudicate inappropriate […]
Il comando, il controllo e la coordinazione
devono essere sufficientemente flessibili da permettere ai comandanti di
colpire obiettivi in movimento, come ad esempio le piattaforme
lanciamissili semoventi.
Operazioni
in Teatro Nucleare (TNO)
Mentre per scatenare una guerra nucleare
l’autorizzazione del presidente è richiesta formalmente, le
Operazioni in Teatro Nucleare sarebbero responsabilità dei comandanti,
che avrebbero il mandato non solo di eseguire, ma anche di formulare
ordini relativi all’uso delle armi atomiche.
Non dobbiamo più fare i conti con il “rischio di un accidentale
lancio nucleare”, come faceva notare l’ex Segretario della Difesa Robert
S. McNamara, ma con un processo decisionale che concede ai comandi
militari, dal presidente fino ai comandanti operativi, il potere
discrezionale nell’uso delle armi atomiche.
Oltretutto, poiché queste “piccole” armi
nucleari tattiche sono state riclassificate dal Pentagono come “sicure
per i civili” e quindi “con minimo rischio di danni collaterali”,
non esistono più restrizioni che possano limitarne l’utilizzo.
Una volta presa la decisione di iniziare un’operazione militare (ad
esempio un attacco aereo sull’Iran), i comandanti operativi hanno una
certa libertà d’azione. In pratica ciò significa che, dopo la
decisione del presidente, il comando strategico, in cooperazione con i
comandanti operativi, può decidere i bersagli e il tipo di armamenti da
utilizzare. Le armi nucleari tattiche in possesso degli statunitensi
sono oramai considerate parte integrante dell’arsenale militare,
dunque in altre parole sono “parte della cassetta degli attrezzi”
usata nei teatri di guerra convenzionali.
Attacco Aereo Pianificato all’Iran
Un piano operativo per scatenare un attacco
aereo sull’Iran è pronto fin dal giugno del 2005. Gli armamenti
necessari per dare il via all’operazione sono già stati schierati.
Il vicepresidente Dick Cheney
ha dato ordine al comando strategico di preparare un “piano di
contingenza” che “includa un attacco aereo all’Iran su vasta scala
impiegando sia armi convenzionali che testate nucleari tattiche”. Il
comando strategico statunitense avrebbe il compito di supervisionare e
coordinare lo schieramento e di dare il via alle operazioni militari.
Nel gennaio del 2005 è stato messo in atto un
significativo cambiamento nel mandato dell’USSTRATCOM,
il quale è stato definito come “il
principale comando per l’integrazione e la sincronizzazione degli
sforzi da parte del Dipartimento della Difesa nel combattere le armi di
distruzione di massa”. Per rendere effettivo il nuovo mandato è
stata creata una nuova unità di comando chiamata Joint
Functional Component Command Space and Global Strike (o JFCCSGS,
Comando Componenti Funzionali Congiunti per Attacchi Spaziali e
Globali).
Sorvegliato dall’USSTRATCOM, il JFCCSGS sarebbe responsabile delle
operazioni militari che prevedano “l’utilizzo di armi nucleari o
convenzionali” in conformità con la nuova dottrina nucleare
dell’amministrazione Bush.
Entrambe le categorie di armamenti verrebbero integrate in
”un’operazione di attacco congiunto” sotto un unico Comando e
Controllo.
Scrivono Robert
S.Norris e Hans M.Kristensen,
sul Bollettino degli Scienziati Atomici: "Il Dipartimento della Difesa sta aggiornando i suoi piani di attacco
nucleare per uniformarsi alle direttive di questa amministrazione, e per
adeguarsi alla transizione della strategia di guerra, passata
dall’unico grande Piano Integrato dei tempi della Guerra Fredda ad una
categoria di piani d’attacco più piccoli e flessibili pensati per
contrastare nemici giornalieri. Il nuovo piano strategico centrale è
conosciuto come OPLAN (Operations Plan) 8044
[…] Questo piano riveduto e dettagliato fornisce opzioni molto più
flessibili per proteggere gli alleati e per dissuadere, scoraggiare e,
se necessario, distruggere gli avversari in un ampio raggio di possibili
eventi […].”
Un altro membro di questa nuova famiglia è il
cosiddetto CONPLAN (Concept
Plan) 8022, un piano per l’utilizzo rapido di armi nucleari,
convenzionali, e di informazioni sul potenziale bellico per distruggere
– anche preventivamente – “obiettivi urgenti” in qualunque parte
del mondo. All’inizio del 2004, il Segretario della Difesa Donald
Rumsfeld emise un Ordine di Allerta che autorizzava le forze armate
a mettere in pratica il CONPLAN 8022. Il risultato è che la politica di
prevenzione dell’amministrazione Bush è ora operativa sui bombardieri
a lungo raggio, sui sottomarini strategici e presumibilmente anche sui
missili balistici intercontinentali (ICBM).
La messa in pratica operativa della Guerra Globale fa parte del CONPLAN
8022, che consiste in un “piano effettivo che la marina e
l’aviazione interpretano come un piano d’attacco per i loro
sommergibili e bombardieri.” (Japanese Economic Newswire, 30 dicembre
2005).
Il CONPLAN 8022 è “un piano di protezione
totale contro previsti scenari strategici che coinvolgano l’uso di
armi nucleari. E’ focalizzato soprattutto sui nuovi tipi di minaccia,
provenienti da paesi potenzialmente terroristi come l’Iran e
Autorizzare
l’Impiego di Armi Nucleari
Il piano per un bombardamento sull’Iran è
partito alla metà del 2004, subito dopo la formulazione del CONPLAN
8022, avvenuta all’inizio del
Il contenuto di questo importante documento è tuttora un inaccessibile
segreto di stato. Non c’è traccia dell’NSPD 35 né nei media né
tanto meno nei dibattiti del Congresso. Il suo contenuto resta dunque
classificato, ma esiste il forte sospetto che l’NSPD 35 riguardi il
posizionamento di armi nucleari tattiche in alcune zone del Medio
Oriente, secondo le direttive del CONPLAN 8022.
A questo proposito, un recente rapporto
pubblicato sullo Yeni Safak
(quotidiano turco) suggerisce che gli Stati Uniti attualmente:
“stanno posizionando missili
atomici tattici B61 nel sud dell’Iraq, e ciò fa parte del piano per
colpire l’Iran, se e quando l’Iran risponderà all’attacco alle
sue installazioni nucleari da parte di Israele.” (Ibrahim Karagul, "Gli Stati Uniti schierano armi nucleari in
Iraq contro l’Iran", Yeni Safak, 20 dicembre 2005, citato in BBC
Monitoring Europe).
Questo spiegamento di forze in Iraq sembra una diretta conseguenza dell'NSPD
35.
L’inchiesta dello Yeni Safak
lascia intuire che in primo luogo verrebbero usate le armi
convenzionali, per poi passare alle B61 termonucleari nel caso in cui
l’Iran reagisse all’attacco congiunto Stati Uniti-Israele. Questa
rappresaglia sarebbe molto violenta, in linea con le direttive del Nuclear
Posture Review del 2001 e dell’ NSPD 17.
Le Scorte
Israeliane di Armi Nucleari e Convenzionali
Israele fa parte dell’alleanza militare ed è
previsto che rivesta un ruolo fondamentale nel possibile attacco
all’Iran.
Numerose inchieste giornalistiche confermano che, a partire dal
settembre del 2004, Israele ha ritirato 500 bombe BLU 109 "bunker
buster"di fabbricazione statunitense (fonte WP, 6 gennaio 2006). Il
primo ordine di approvvigionamento delle BLU (Bomb Live Unit) 109
è datato settembre 2004. Nell’aprile 2005 Washington ha confermato
che Israele avrebbe ritirato altre 100 delle ben più sofisticate GBU-28
prodotte dalla Lockheed Martin
( Reuters, 26 aprile 2005).
Il Pentagono asserisce che la vendita di 500
testate BLU-109 ad Israele è da considerarsi “un significativo
contributo al raggiungimento degli obiettivi tattici e strategici degli
Stati Uniti.”
Montate su missili a guida satellitare, le testate BLU-109 possono
essere lanciate dai caccia F-15 o F-16, di fabbricazione USA e presenti
negli arsenali israeliani. Quest’anno Israele ha ricevuto il primo di
una flotta di 102 caccia a lungo raggio F-16I da parte di Washington, il
suo principale alleato. “Molto probabilmente Israele costruisce le
proprie bombe “distruggi-bunker”, ma non sono potenti come le BLU da
900 chili.” Dichiara alla Reuters Robert Hewson, direttore di “Jane's
Air-Launched Weapons”.
Il rapporto non conferma se Israele abbia o no
immagazzinato la versione termonucleare delle “bunker-buster”, e né
indica se le bombe di fabbricazione israeliana siano o no equipaggiate
con testate nucleari. Vale la pena notare come quest’approvvigionamento
di “bunker-buster” abbia preso il via pochi mesi dopo l’emanazione
dell’NSPD 35.
Israele
è in possesso di 100 o 200 testate nucleari strategiche.
Nel 2003 Washington e Tel Aviv hanno confermato
la loro collaborazione “nell’armare i sommergibili israeliani classe
Dolphin con missili Harpoon a testata nucleare di fabbricazione
statunitense". Notizie più recenti, coincidenti con la
preparazione dell’attacco all’Iran, parlano di una consegna ad
Israele di due nuovi sottomarini di fabbricazione tedesca “in grado di
lanciare missili a testata nucleare.” Il potenziale nucleare tattico
di Israele è tuttora sconosciuto.
La partecipazione israeliana ad un eventuale attacco aereo sarebbe
politicamente disastroso per il Medio Oriente. Darebbe inizio ad
un’escalation, estendendo la zona di guerra inizialmente fino in
Libano e Siria, per poi coinvolgere l’intera regione che va dal
Mediterraneo Orientale all’Asia Centrale, fino ai confini occidentali
dell’Afghanistan.
Il Ruolo
dell’Europa Occidentale
Molti paesi dell’Europa Occidentale,
ufficialmente considerati “non-nucleari”, sono in realtà in
possesso di armi nucleari tattiche fornite loro da Washington.
Gli Stati Uniti hanno consegnato circa 480 bombe termonucleari B61 a
cinque paesi NATO “non-nucleari”, inclusi Belgio, Germania, Italia,
Olanda e Turchia, e ad un paese già in possesso di armi atomiche,
Coerentemente con la politica nucleare
statunitense, le B61 accumulate e schierate in Europa Occidentale sono
puntate su bersagli in Medio Oriente; inoltre, secondo i “piani
d’attacco NATO”, le B61 (in possesso di “stati non-nucleari”)
possono essere lanciate su obiettivi in Russia o in paesi mediorientali
quali Siria e Iran.
Come è stato confermato da documenti (in parte) declassificati, resi
noti in seguito all’Atto per
“Alla metà degli anni novanta
sono stati presi degli accordi per consentire l’uso di forze nucleari
statunitensi in Europa, anche al di fuori dell’area di controllo del
Comando Europeo Statunitense (EUCOM).
Il risultato di questi accordi è che ora l’EUCOM sostiene le missioni
nucleari in Medio Oriente del CENTCOM
(Comando Centrale USA), comprese quelle, possibili, contro Iran e Siria.”
Con l’eccezione degli Stati Uniti, nessuna
potenza nucleare produce armamenti nucleari da consegnare a paesi
non-nucleari.
Mentre questi paesi “non-nucleari” accusano disinvoltamente, e senza
avere alcuna prova documentata, Teheran di sviluppare armamenti atomici,
essi stessi posseggono testate nucleari puntate sull’Iran. Il minimo
che si possa dire è che l’IAEA (International Atomic Energy Agency,
Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica) usa due pesi e due
misure.
Germania:
Una Potenza Nucleare De Facto
Fra i cinque presunti “stati non-nucleari”,
Nel gennaio 2006 il presidente Jacques
Chirac ha annunciato un significativo cambio di direzione nella
politica nucleare francese.
Senza nominare l’Iran, Chirac ha affermato che le atomiche francesi
dovrebbero essere usate per “attacchi più mirati” verso nazioni che
“stanno prendendo in considerazione” la produzione di armi di
distruzione di massa.
Ha anche suggerito l’ipotesi che armi nucleari possano venire
impiegate in teatri di guerra convenzionale, molto coerentemente con le
direttive degli Usa e della NATO.
Il presidente francese sembra dunque aver
appoggiato la presunta “Guerra al Terrorismo” tanto strombazzata
dagli Stati Uniti, facendo passare le armi nucleari come un mezzo per
combattere il terrorismo e per costruire un mondo più sicuro per tutti:
“Le
armi atomiche non sono nate per essere usate contro fanatici terroristi,
tuttavia i leaders di quei paesi che usano i mezzi del terrorismo contro
di noi, così come quelli che stanno prendendo in considerazione
l’idea di usare armi di distruzione di massa, devono sapere che si
espongono ad una ferma e adeguata risposta da parte nostra […]”
Sebbene Chirac non abbia fatto esplicito
riferimento ad un uso preventivo di armi atomiche, le sue affermazioni
ricalcano fedelmente le linee guida della dottrina
dell’amministrazione Bush, che reclama l’uso di armi atomiche contro
“stati canaglia” e “organizzazioni terroristiche non-statali”.
Costruire
un Pretesto per un Attacco Nucleare Preventivo
Il pretesto per scatenare una guerra in Iran si
basa su due fondamentali premesse:
1. Il possesso dichiarato da parte dell’Iran di armi di distruzione di
massa, e il suo programma di arricchimento dell’uranio.
2. Il dichiarato supporto da parte dell’Iran al terrorismo islamico.
Queste due affermazioni correlate, sono parte
integrante della propaganda e della campagna di disinformazione promossa
dai mass media.
L’affermazione sulle armi di distruzione di massa viene usata per
giustificare la guerra preventiva contro gli “stati che sostengono il
terrore”, paesi come
“In
questa [lunga] guerra i nemici non sono più costituiti da forze
militari tradizionali, ma piuttosto da reti terroristiche globali e
frammentate che sfruttano l’Islam per ottenere obiettivi politici
radicali. Questi nemici hanno il palese intento di acquisire e
utilizzare armi nucleari e biologiche per uccidere centinaia di migliaia
di statunitensi, e non solo, in tutto il mondo.”
Per contro, paesi come Germania ed Israele che producono e detengono
armi nucleari non sono considerate “potenze nucleari”.
Nei mesi passati, il pretesto per la guerra, il
presunto nesso ADM-terrorismo islamico, è stato ripetuto fino alla
nausea con cadenza giornaliera dai media occidentali.
In un intervento alla Commissione Bilancio del Senato, il segretario di
stato USA Condoleezza Rice ha
accusato l’Iran e
“Non è solo il programma
nucleare dell’Iran a preoccupare, ma anche il loro sostegno al
terrorismo in tutto il mondo. L’Iran si può considerare a tutti gli
effetti la banca centrale del terrorismo.”
“Il
Secondo 11 Settembre”: Il “Piano di Contingenza” di Cheney
Mentre la “minaccia” delle armi di
distruzione di massa iraniane sta per essere discussa al Consiglio di
Sicurezza dell’ONU, il vicepresidente Dick
Cheney ha dato ordine all’USSTRATCOM
di redigere un piano di contingenza “da mettere in pratica in caso si
verifichi un altro attacco terroristico agli Stati Uniti sullo stile
dell’11 settembre.” Questo “piano di contingenza” per attaccare
l’Iran utilizza il pretesto di un ipotetico “secondo 11 settembre”
per legittimare una grande operazione militare.
Questo piano, caratterizzato da una enorme
spiegamento militare in previsione di un possibile attacco aereo
all’Iran, è in “stato di preparazione”.
La cosa diabolica è che la giustificazione per scatenare una guerra si
poggia su un presunto coinvolgimento dell’Iran in un attacco
terroristico agli USA, a tutt’oggi inesistente:
“Il piano prevede un attacco
aereo su larga scala in Iran, con l’utilizzo congiunto di armi
convenzionali e nucleari. In Iran esistono più di 450 grandi obiettivi
strategici, compresi numerosi siti sospettati di sviluppare programmi
nucleari. Molti di questi obiettivi sono ben protetti, o addirittura
sotterranei e non possono essere colpiti con armi convenzionali, per cui
ecco spiegata l’opzione nucleare.
Come già
nel caso dell’Iraq, l’azione non è direttamente collegata
all’implicazione dell’Iran in atti terroristici contro gli USA. Pare
che molti ufficiali dell’aviazione coinvolti nell’operazione siano
scioccati dalle possibili conseguenze di quello che dovranno fare,
scatenare un gratuito attacco nucleare sull’Iran, ma nessuno è pronto
a distruggere la propria carriera sollevando delle obiezioni.”
Gli strateghi militari statunitensi si trovano
dunque in un limbo, in attesa di un Secondo 11 Settembre, per poter
scatenare un attacco contro l’Iran, attacco che è già in “stato di
preparazione”. Il “piano di contingenza” di Cheney
non è nato per prevenire un secondo 11 settembre, ma si basa sul
presupposto che l’Iran stia preparando un attacco di questo tipo, e
afferma che dovrebbe essere immediatamente messo in atto un
bombardamento punitivo prima ancora che venga condotta un’indagine
attenta, esattamente come avvenne nel caso dell’attacco
all’Afghanistan nell’ottobre del 2001, scatenato come risposta al
supporto dato dal governo dei Talebani ai terroristi dell’11/9. Vale
la pena notare che il bombardamento e l’invasione dell’Afghanistan
erano stati pianificati ben prima dell’attacco alle Torri Gemelle.
Michael
Keefer
in un suo incisivo articolo sottolinea:
“Ad
un’analisi più approfondita, scopriamo che gli “attacchi
terroristici tipo-11/9” vengono considerati dallo staff di Cheney e
dal Pentagono ottimi pretesti per legittimare guerre di aggressione
verso qualunque paese venga presentato come meritevole di questo
trattamento dal sistema propagandistico […].”
Keefer
conclude che “una guerra in Iran, che molto probabilmente
richiederebbe l’uso di un gran numero di bombe atomiche a
penetrazione, verrebbe fatta in risposta ad un attacco terroristico con
bombe “sporche” agli Stati Uniti, attacco che verrebbe rappresentato
da tutti i media come perpetrato da agenti iraniani.”
La firma delle grandi multinazionali
petrolifere anglo-americane è impressa indelebilmente sul “piano di
contingenza” di Cheney. Il
piano è chiaramente indirizzato al controllo territoriale delle riserve
di petrolio e di gas, così come degli oleodotti.
C’è una continuità nei piani di guerra in Medio Oriente che unisce
Democratici e Repubblicani. Le caratteristiche essenziali dei discorsi
dei Neoconservatori erano già presenti durante l’amministrazione Clinton.
La strategia del Comando Centrale USA (USCENTCOM) alla metà degli anni
90 era mirata ad assicurarsi il controllo del petrolio mediorientale,
sia da un punto di vista economico che militare.
“Gli interessi generali di sicurezza
nazionale e gli obiettivi posti nella Strategia
di Sicurezza Nazionale (NSS)
e nella Strategia Militare
Nazionale (NMS) del
Presidente, richiedono la creazione di un’unità strategica
all’interno del Comando Centrale degli Stati Uniti. L’NSS prevede
l’attuazione di una strategia di doppio contenimento degli stati
canaglia Iraq e Iran, fino a quando questi stati costituiranno una
minaccia per gli interessi degli Stati Uniti, per gli altri stati della
regione e per i loro stessi cittadini. Il doppio contenimento è
destinato a mantenere un bilanciamento di potere nella regione, senza
che ciò dipenda né dall’Iraq né dall’Iran. La strategia dell’USCENTCOM
è basata sugli interessi e focalizzata sulla minaccia. Lo scopo
dell’impegno statunitense, come esposto dall’NSS, è quello di
proteggere gli interessi vitali nella regione, e di assicurare agli USA
e ai loro alleati libero accesso al petrolio del Golfo".
L’Iran possiede il 10 per cento delle riserve
mondiali di petrolio e di gas. Gli USA sono la prima potenza militare e
nucleare al mondo, ma possiedono meno del 3 per cento delle riserve
mondiali.
Inoltre, i paesi a religione musulmana, inclusi quelli in Medio Oriente,
in Nord Africa, in Asia Centrale, in Africa Occidentale e Centrale,
La “guerra al terrorismo” e la campagna
d’odio diretta verso i musulmani, che nei mesi scorsi ha acquistato
nuovo impeto, ha una relazione diretta con la “battaglia per il
petrolio mediorientale”. Qual è il modo migliore per acquisire il
controllo delle enormi riserve situate nei paesi musulmani? Costruire un
dissenso politico nei confronti dei musulmani descrivendoli come
“incivili”, denigrando la loro cultura e la loro religione,
tracciando in profilo etnico negativo, incoraggiando l’odio e il
razzismo.
I valori dell’Islam vengono descritti come strettamente legati al
“terrorismo islamico”. I governi occidentali ora accusano l’Iran
di esportare il terrorismo in occidente, come dice il Primo Ministro
Tony Blair:
“Dal
cocktail di fanatismo religioso e repressione politica del Medio Oriente
nasce il virus dell’estremismo, che viene esportato nel resto del
mondo. Solo confrontandoci con ogni singolo aspetto del problema,
riusciremo a costruire un futuro sicuro. La nostra sicurezza futura
dipende dalla stabilità di quella regione. In una situazione come
questa non puoi mai dire mai.”
I
musulmani vengono demonizzati, disinvoltamente identificati con i
“terroristi islamici”, e descritti anche come una possibile minaccia
nucleare. I terroristi sono supportati dall’Iran, una Repubblica
Islamica che minaccia il “civilizzato mondo occidentale” con armi
atomiche devastanti (di cui non è in possesso), mentre le umanitarie
bombe nucleari statunitensi sono “precise, sicure e affidabili”.
Il Mondo
è ad un Punto Critico
Non è l’Iran ad costituire una minaccia per
il mondo, bensì gli Stati Uniti d’America e Israele.
Ultimamente molti governi dell’Europa occidentale, ivi compresi i
cosiddetti “stati non-nucleari” in possesso di armi nucleari, sono
saliti sul carro del vincitore. In coro, l’Europa occidentale e gli
stati membri della NATO hanno iniziato ad appoggiare le iniziative
militari statunitensi contro l’Iran.
L’attacco aereo pianificato dal Pentagono
prevede scenari di utilizzo di armi convenzionali e atomiche. Il
potenziale rischio di un olocausto nucleare in Medio Oriente deve essere
seriamente preso in considerazione, e potrebbe diventare un punto
fondamentale a favore dei movimenti pacifisti, soprattutto negli USA, in
Europa, in Turchia e in Israele.
Bisogna anche tenere presente che Cina e Russia sono (non ufficialmente)
alleati dell’Iran, e fornitori di equipaggiamento militare avanzato e
di sofisticati sistemi missilistici difensivi, dunque è molto
improbabile che in caso di attacco all’Iran questi due paesi assumano
una posizione totalmente neutrale.
La nuova dottrina nucleare preventiva richiede
un’integrazione fra operazioni difensive e offensive, e la
fondamentale distinzione fra armi atomiche e convenzionali è diventata
ormai inesistente.
Da un punto di vista militare, gli USA e i loro partner della
coalizione, inclusi Israele e Turchia, sono in “stato di
preallarme”.
Attraverso la disinformazione operata dai media, si vuole raggiungere
l’obiettivo di galvanizzare l’opinione pubblica occidentale e
convincerla a sostenere la guerra come risposta alla sfida lanciata
dall’Iran alla comunità internazionale.
La propaganda di guerra consiste nel
“fabbricare un nemico”, veicolando l’illusione che il mondo
occidentale sia sotto l’attacco di terroristi islamici direttamente
sostenuti dal governo di Teheran.
“Rendere il mondo più sicuro”, “Prevenire la proliferazione di
ordigni nucleari in mano ai terroristi”, “Attuare azioni punitive
contro l’Iran per garantire la pace”, “Combattere la produzione
nucleare da parte degli stati canaglia”.
Con il sostegno dei media occidentali, sta emergendo un’atmosfera
generalizzata di razzismo e xenofobia nei confronti dei musulmani, che
fornisce false giustificazioni alle azioni di guerra statunitensi,
presentate come “giusta guerra”. La teoria della “Giusta Guerra”
naturalmente serve solo a mascherare la vera natura dei piani di guerra
degli USA, e a fornire un volto umano agli invasori.
Cosa si
può fare?
Il movimento pacifista è in molti casi
frammentato e poco informato sui piani bellici degli Stati Uniti. Molte
organizzazioni non governative incolpano l’Iran di non accogliere le
“ragionevoli richieste” della “comunità internazionale”. Queste
stesse organizzazioni, impegnate per
Per invertire la tendenza servirebbe una gigantesca campagna di
informazione senza confini, affinché più gente possibile venga a
conoscenza dei pericoli di una guerra che contempli l’uso di armi
nucleari. Il messaggio deve essere forte e chiaro: l’Iran non
costituisce una minaccia. Anche senza l’uso delle atomiche, un
bombardamento aereo darebbe origine ad un’escalation che sfocerebbe in
una guerra estesa a tutto il Medio Oriente.
Dibattimenti e discussioni sull’uso delle
armi atomiche dovrebbero avere luogo anche negli ambienti militari e
dell’Intelligence, nei corridoi del Congresso e a tutti i livelli
governativi. In definitiva, la legittimità degli alti ufficiali e delle
alte sfere del governo deve essere messa in discussione.
I grandi media hanno la pesante responsabilità di aver finora
insabbiato i crimini di guerra; ora devono essere energicamente sfidati
e contrastati nella loro reticenza sulla guerra in Medio Oriente.
Negli anni scorsi, gli USA hanno messo in atto una serie di esercizi
diplomatici per portare molti paesi dalla loro parte. Ora è giunto il
momento che, proprio a livello diplomatico, paesi in Medio Oriente,
Asia, Africa e America Latina oppongano una ferma presa di posizione
contro i progetti militari statunitensi.
Condoleezza
Rice
ha attraversato il Medio Oriente, “esprimendo
preoccupazione riguardo al programma nucleare iraniano”, cercando
inequivocabilmente un appoggio da parte dei governi della regione,
mentre l’amministrazione Bush
stanziava fondi da destinare a gruppi di dissidenti iraniani
all’interno dell’Iran.
Quello che serve in questo momento è
smascherare la cospirazione del silenzio, far conoscere le bugie e le
distorsioni dei media, portare alla luce la natura criminale
dell’amministrazione USA e dei governi che la sostengono, dei suoi
progetti bellici e della sua cosiddetta “agenda per