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Il caso del Dottor Giuseppe Nacci

L'oncologia ufficiale - quella ben rappresentata dai Veronesi di turno e dalle corporation del farmaco - non sa spiegare cos'è il tumore, quali sono i motivi che spingono delle cellule a "impazzire" e proliferare invadendo tutto il corpo; non sa proporre altri strumenti oltre la chirurgia, la radio e chemioterapia (questi ultimi devastanti per l'organismo già debilitato e totalmente nelle mani delle case farmaceutiche).
L'oncologia ufficiale - nonostante le incoraggianti parole degli esperti di turno - non riesce ad ottenere alcun risultato serio e infatti si continua a morire sempre e più di prima.
L'oncologia ufficiale adotta programmi di screening di massa, spacciandoli per "prevenzione", per cercare e trovare sempre nuovi "pazienti" (lo screening infatti NON previene, ma diagnostica, cioè "trova"). La vera prevenzione è un'altra cosa: alimentazione sana, biologica e integrale e comprende l'intero nostro stile di vita.
Questa oncologia - nonostante i risultati totalmente fallimentari - si arroga il diritto di estromettere, radiare e/o sospendere medici, nonostante i risultati terapeutici siano positivi, semplicemente perché non abbracciano il paradigma e non usano gli strumenti e i protocolli imposti dell'establishment scientifico (i farmaci delle lobbies). 
Emblematici i casi di Pantellini, Bonifacio, Hamer, Di Bella, Simoncini e moltissimi altri ricercatori.
Oggi nel Malleus Maleficarum (il "Maglio o Martello delle Streghe, il manuale dell'inquisizione redatto nel 1486), è stato iscritto il nome del dottor Giuseppe Nacci... 
Redazione

 

Pubblicato da “Il Piccolo” giovedì 26 marzo 2009

Medicina
La terapia NACCI

Di recente l’Ordine dei Medici di Trieste ha nuovamente sospeso dall’Ordine il dottor Giuseppe Nacci. Ma chi è questo dottore e cosa ha fatto di tanto grave ? Il dottor Nacci, medico specializzatosi in medicina nucleare al San Raffaele di Milano ha contribuito anche con una sua scoperta, protetta da brevetto, alla diagnosi e terapia dei tumori, come descritto nel suo libro “La terapia dei tumori con Gadolinio 159 in Risonanza Magnetica Nucleare” (671 pagg.). Considerato tuttavia che le normali terapie dei tumori (radioterapia, ormonoterapia e soprattutto chemioterapia) presentano forti effetti collaterali, ha sviluppato lo studio per la cura dei tumori secondo il metodo metabolico Gerson. Tale metodo, seguito con molto successo in parecchie cliniche all’estero, si basa principalmente su un apporto vitaminico fitoterapico accompagnato da un’adeguata dieta. Tutto ciò è ampiamente illustrato nel suo libro “Diventa Medico di Te Stesso” che è stato premiato dall’Associazione “Mare Nostrum” di Wildon (Graz) come il miglior libro a tema scientifico dell’anno 2006. Per i suoi studi i sindaci di Trieste e di Padova lo hanno insignito del Sigillo delle loro città e il rettore e il Senato accademico dell’Università di Padova gli hanno conferito il premio “Città di Padova 2008 .
Nonostante l’alto riconoscimento dei suoi studi e il felice esito delle sue cure, l’Ordine dei Medici di Trieste ha deciso di sospenderlo ulteriormente perché le sue cure non sono in linea con quelle ufficiali.
Ci chiediamo allora quale sia l’effettivo significato del concetto di tutela della salute e di libertà di cura dei cittadini, sancito dall’art. 32 della Costituzione, stante che i pazienti oncologici del dottor Nacci sono ora impossibilitati a proseguire le cure intraprese e sono lasciati al loro destino.
Chiediamo all’Ordine dei Medici di Trieste quali siano le reali motivazioni che si celano dietro a questa sospensione: i molteplici successi terapeutici ottenuti dal dottor Nacci, testimoniati anche recentemente da articoli apparsi in questa stessa rubrica, dimostrano inconfutabilmente la validità della sua terapia che, non presentando effetti collaterali, risulta, in termini di guarigione e qualità di vita, nettamente superiore a quelle derivanti dall’applicazione delle terapie ufficiali.
Ridateci la possibilità di scegliere come curarci con il medico di nostra fiducia.

Seguono numerose firme

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Pubblicato da “Il Piccolo” del 31 marzo 2009

 Risposta del Presidente Ordine dei Medici di Trieste

L’intervento
Ordine dei Medici: provvedimenti e sanzioni scattano solo dopo un lungo iter fissato dalla legge.
In qualità di presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri della Provincia di Trieste mi vedo costretto a rispondere alla segnalazione apparsa sul quotidiano “IL PICCOLO” del 26 marzo 2009. E’ doveroso ricordare che l’Ordine è un ente ausiliario dello Stato ed è chiamato a vigilare sull’operato dei propri iscritti. 
In Italia per esercitare la professione medica è necessaria l’iscrizione all’albo professionale, iscrizione che obbliga alla conoscenza e al rispetto del Codice Deontologico.
L’Ordine pertanto interviene nei casi in cui un iscritto contravviene agli articoli del Codice Deontologico.
In tal caso viene istruita una pratica, viene convocato il collega interessato dal procedimento che ha la possibilità di visionare la medesima, presentare le proprie controdeduzioni e sostenere un contradditorio di fronte alla Commissione Medica, organo di cui fanno parte i medici eletti dagli stessi iscritti in seno al Consiglio direttivo dell’Ordine.
Nel contradditorio il medico può farsi assistere da un legale di fiducia.
Concluso il contradditorio la Commissione medica delibera l’eventuale sanzione da irrogare all’iscritto in misura proporzionale alla gravità del fatto commesso.
Il medico destinatario della sanzione può infine ricorrere avverso la decisione dell’Organo di disciplina ordinistico innanzi alla Commissione Centrale per gli Esercenti le Professioni Sanitarie (CCE-PS), con sede presso il Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, che valuta le motivazioni della stessa, l’operato della Commissione locale e si pronuncia per confermare, ridurre o annullare la sanzione irrogata.
Fino a che il provvedimento non supera tutte queste fasi, la sanzione non diventa esecutiva. La procedura garantisce la massima trasparenza ed è comune a tutte le categorie professionali ordinistiche.
Ricordo per completezza che l’articolo 13 del Codice Deontologico recita: omissis “le prescrizioni e i trattamenti devono essere ispirati ad aggiornate e sperimentate acquisizioni scientifiche…” ed ancora: “sono vietati l’adozione e la diffusione di terapie e di presidi diagnostici non provati scientificamente o non supportati da adeguata sperimentazione e documentazione clinico-scientifica, nonché di terapie segrete” omissis
Nel caso in oggetto l’Ordine ha rispettato tutte le procedure previste dall’Ordinamento vigente nel rispetto delle norme del Codice Deontologico.

Claudio Pandullo

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Pubblicato da “Il Piccolo”, 19 aprile 2009

Lettera aperta al Presidente dell’Ordine dei Medici di Trieste

Gent.mo dott. Claudio Pandullo,
la ringraziamo per la sollecita risposta alla nostra segnalazione, pubblicata su “IL PICCOLO” il 31 marzo u.s.
Ci dispiace dover proseguire il dialogo attraverso questo quotidiano che, d’altra parte, è l’unico che ci ha permesso di far sentire la nostra voce.
Non sarà certo sorpreso nell’apprendere che i pazienti e i sostenitori del dott. Nacci sono ben al corrente di quanto prescrive il Codice Deontologico e dell’iter procedimentale necessario ad addivenire ad una pronuncia definitiva del provvedimento emesso dall’Ordine, così come delle vicissitudini che hanno determinato la sua sospensione (e ciò in ordine al fatto che ha dovuto in qualche modo giustificare l’obbligata cessazione della sua attività ai suoi pazienti, che hanno continuato a rivolgergli  pressanti richieste di aiuto).
Niente di nuovo quindi è stato scritto nel Suo articolo, che in realtà si è rivelato null’altro che una esposizione acritica delle procedure previste dall’Ordinamento vigente nel rispetto delle norme del Codice Deontologico.
La questione però è un’altra, e – per correttezza nei confronti dei tanti lettori che, altrimenti, hanno giustamente diritto di ritenere motivato un provvedimento disciplinare così gravoso e che in fin dei conti colpisce soprattutto i pazienti – va valutata nel merito, anche a ragione del fatto che non solo l’ultimo libro del dott. Nacci (“Diventa Medico di Te stesso”, 3° ed., Supermercato del Libro, Treviso 2008, in vendita presso la libreria Borsatti di Trieste e che ben illustra e documenta la terapia da lui proposta) – è stato premiato motu proprio dall’Associazione per la Promozione della Ricerca Mare Nostrum di Wildon (Graz); non solo al dott. Nacci è stato conferito il Sigillo Trecentesco da parte della città di Trieste e di quello della città di Padova in riconoscimento del suo appassionato impegno nello studio e nella ricerca scientifica; ma il suo lavoro è anche stato tradotto e messo in rete (internet) dalla National Health Federation degli Stati Uniti (http://www.thenhf.com ) e premiato il 30 ottobre 2008, nell’Aula Magna dell’Università di Padova, dal Rettore e dal Senato Accademico.

Procediamo quindi con ordine ad analizzare quanto riportato nell’articolo di risposta alla nostra segnalazione del 26/3 u.s.

1)     nel contradditorio il medico può farsi assistere da un legale di sua fiducia”:
Nel caso specifico al difensore di fiducia (avv. A.S.) del dott. Nacci NON è stato permesso di parlare, in violazione di quanto previsto dal Codice Deontologico e affermato dalla Corte
di Cassazione (v. sentenza Cass. S.U. , n. 4630 del 7.5.1998). D’altra parte lo stesso art. 165 c.p.c. stabilisce che l’attore (e, a norma del successivo art. 166 c.p.c. , il convenuto) deve costituirsi in giudizio a mezzo del procuratore o personalmente;

2)     eventuale sanzione da irrogare all’iscritto in misura PROPORZIONALE alla gravità del fatto commesso …”: 
una sospensione di 6 mesi per aver il dott. Nacci omesso di far firmare due consensi informati da altrettanti pazienti ci sembra un provvedimento inaccettabile (tanto più che un consenso è stato semplicemente firmato in ritardo); sappiamo bene che sia prassi abbastanza comune sottoporre i pazienti ai più svariati trattamenti terapeutici/diagnostici senza far firmare alcunché (basti guardare alla casistica giurisprudenziale !): non ci consta che tutti questi medici abbiano avuto procedimenti e sospensioni da parte dei rispettivi Ordini; oltretutto dal comportamento omissivo del dott. Nacci non è derivato alcun danno, al di là del fatto che, in base alla legge italiana, il consenso, al di fuori di specifici casi previsti per legge, non necessita della forma scritta. Va ribadito che il diritto costituzionalmente garantito del paziente di autodeterminarsi con riguardo alle proprie scelte sanitarie è assoluto. Inoltre la Corte di Cassazione (sent. n. 301/2001) ribadisce la libertà terapeutica del medico, mancando l’arte medica, per sua natura, di protocolli scientifici a base matematica. E se il punto è che il dott. Nacci reputa controindicata, al fine del successo della terapia da lui suggerita, la chemioterapia, allora è il medico che ha proposto tale cura a doversi procurare il consenso informato con il rifiuto del paziente a sottoporsi alla stessa;

3)     le prescrizioni e i trattamenti devono essere ispirati ad aggiornate e sperimentate acquisizioni scientifiche”:
a nostro parere è stata messa in dubbio la validità scientifica dei “crismi scientifici” solo nel tentativo di rafforzare la motivazione di un provvedimento abnormemente severo, tant’è vero che le prove cliniche della validità della terapia (in possesso del medico che, per oltre 7 anni, ha preso in cura diversi pazienti e che, tra l’altro, hanno ben dichiarato in più occasioni a diversi sanitari di essere sottoposti alla “sua” cura metabolica senza che venissero presi provvedimenti di alcun genere) sono documentate da oltre 1.600 casi clinici pubblicati in precedenti lavori scientifici su riviste mediche ufficiali da diversi medici, oltre che basati su statistiche di sopravvivenza ben documentate.

Quindi riformuliamo le domande: perché al dott. Nacci è stato precluso il diritto di esercitare la sua professione, con circa 40 pazienti già in carico con regolare consenso informato scritto?
Come può oggi il dott. Nacci conformarsi a quanto previsto dall’art. 23 del Codice Deontologico in base al quale “il medico deve garantire al cittadino la continuità delle cure” quando è evidente che non è possibile procedere ad una sua sostituzione in quanto in Italia non vi sono altri medici a praticare questo tipo di terapia ? Quali sono gli studi scientifici e quali sono le statistiche di guarigione che fanno assurgere il trattamento chemioterapico a terapia convenzionale d’eccellenza nel trattamento dei tumori e che dovrebbero quindi far propendere per tale approccio terapeutico?
Nel rispondere ai quesiti posti, contiamo sulla coscienza della categoria medica ed in particolare vogliamo richiamare il giuramento di Ippocrate cui ogni medico ha fatto voto : “…di perseguire come scopi esclusivi la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica dell’uomo e il sollievo della sofferenza…di rispettare i colleghi anche in caso di contrasto di opinioni….di rispettare e facilitare in ogni caso il diritto del malato alla libera scelta del suo medico, tenuto conto che il rapporto tra medico e paziente è fondato sulla fiducia e in ogni caso sul reciproco rispetto…”
Ringraziamo per la cortese attenzione ed inviamo distinti saluti

Seguono numerose firme

 

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