|
|
|
Home Page - Contatti - La libreria - Link - Cerca nel sito - Pubblicità nel sito - Sostenitori |
- Pagina
alimentazione
- Pagina OGM
I
veri polli siamo noi
Dr. Claudia
Benfatti – tratto da Nexus ed. italiana nr. 59
Intorno ad un virus che alberga da sempre nell'organismo
dei volatili, l'H5N1, si è costruito in pochi mesi un allarme
planetario, un'emergenza che l'Europa affronta investendo milioni di
euro per fare incetta di farmaci e prenotando vaccini che ancora non
esistono e per la quale George Bush negli Stati Uniti spenderà 7
miliardi di dollari e dispiegherà l'esercito. A questo punto è utile
cercare di capire il contesto in cui questa ennesima 'emergenza' si è
diffusa gettando nel panico intere popolazioni e per far questo è
altresì utile fare il punto sugli avvenimenti che hanno preceduto il
momento attuale. Conoscere le premesse, aiuta sempre a leggere con occhi
diversi il presente in cui si è calati.
Nel 2002, tutti si ricorderanno, scoppia il caso 'antrace':
il bacillo del carbonchio, che provoca appunto l'antrace, diventa una
minaccia globale in seguito alla caduta delle Torri Gemelle a New York e
alla guerra preventiva al terrorismo annunciata dagli Stati Uniti. Si
diffonde in pochi mesi il panico in tutto il mondo, i media e i governi
affermano che chiunque, in qualunque momento, avrebbe potuto seminare la
famosa 'polverina bianca' infetta provocando la morte di milioni di
persone. Negli Usa tutti i militari vengono obbligati a ricevere il
vaccino antiantrace, farmaco sperimentale dai pesantissimi effetti
collaterali e prodotto dalla Bioshield, azienda nella quale esponenti
del governo americano hanno partecipazioni; nel resto del mondo si fa
incetta di vaccini che nessuno poi ha mai utilizzato, ci si assicurano
quantitativi enormi di Cipro, un antibiotico prodotto in esclusiva dalla
Bayer, che, grazie a vendite stratosferiche di questo farmaco, risolleva
le sue sorti economiche e finanziarie ed evita il tracollo facendo
lievitare le proprie quotazioni in borsa (1). Per mesi e mesi in Italia
le città vengono sconvolte da allarmi e quarantene ogni qualvolta
qualcuno vede fuoriuscire polverina bianca da un pacco, da una busta o
da un contenitore.
Dopo qualche mese, e siamo tra il 2002 e il 2003, si
scatena l'allarme sul vaiolo, malattia ormai eradicata che, però,
governi e media affermano, potrebbe essere disseminata in qualunque
momento da terroristi senza scrupoli che vogliono provocare stragi. Il
panico si alimenta dei messaggi allarmistici, la gente fa la fila fuori
dalle farmacie per chiedere di acquistare il vaccino antivaioloso,
prodotto ormai non più in vendita, ma di cui l'allora ministro della
sanità Girolamo Sirchia si affretta a fare incetta usufruendo del fatto
che nel frattempo le ditte farmaceutiche avevano ripreso la produzione
per soddisfare anche le richieste che provenivano da altre parti. Si
rimpinguano le scorte, anche se nessuno dice che, se veramente la
minaccia fosse rappresentata, come si dice, da un ipotetico virus
geneticamente modificato dai terroristi, il vaccino conosciuto non
servirebbe a nulla. Quando si chiudono i capitoli di spesa e si verifica
che tutti abbiano avuto la loro parte, l'allarme cessa di colpo. I media
non parlano più di antrace o vaiolo, i governi dimenticano di essersi
preoccupati e passano ad altro, la gente oggi fatica persino a ricordare
che cosa sia l'antrace.
Tra il 2003 e il
In quel frangente, si comincia ad affermare che i sintomi
influenzali e la polmonite provocati da un nuovo coronavirus,
individuato nel sud est asiatico, potrebbero essere uno dei primi
segnali di questa pandemia influenzale che gli esperti si attendono. Al
quadro clinico si dà il nome di Sars, un acronimo che passa di bocca in
bocca e in poche settimane tiene banco persino nelle discussioni tra
casalinghe. Gli esperti pongono al mondo e a se stessi questa domanda:
sarà
E arriviamo all'estate 2005. Nei primi mesi dell'anno
l'accenno alla cosiddetta influenza aviaria fa una prima comparsa sui
giornali, ogni tanto qualcuno ne parla, ma siamo ancora tra la fine
dell'inverno e la primavera. Poi d'improvviso il martellamento
mass-mediatico si fa dirompente, le pagine dei quotidiani si riempiono
di fotografie di anatre, polli e pappagalli morti, ricompaiono le
mascherine bianche e ricompare l'allarme pandemia. Nel 2005 non è più
Cerchiamo allora di capire quanto c'è di vero in questo
ennesimo allarme-pandemia. "Ci sono già state epidemie di
influenza aviaria in passato tra i volatili, non è certo la prima volta
che questo accade - spiega ancora Jefferson - e sono state tutte
contenute con normali misure veterinarie. Questo gran baccano mi puzza
di montatura". L'influenza sui polli, dovuta ai diversi virus della
famiglia cui si fa riferimento oggi, è stata descritta già alla metà
del 1800 e mai nessuno, fino ad oggi, si era mai sognato di addebitare
ad essi una pandemia (cioè un'epidemia di dimensioni globali) che
avrebbe riguardato gli esseri umani. Si pensi che solo a partire dal
Quindi, tutta l'attenzione è concentrata sull'H5N1, ma
nessuno che spieghi che non è quello il virus cui si potrebbe mai
attribuire una pandemia: il virus che tutti annunciano come imminente e
pericoloso ancora non esiste. Infatti, poichè i virus dell'influenza
aviaria esistono da secoli e sono praticamente innocui per l'uomo, per
poter ipotizzare una potenziale diffusione epidemica da uomo a uomo di
malattia virale, occorrerebbe attendere la comparsa di un nuovo virus,
che ancora non esiste e che nessuno sa se mai esisterà e comparirà,
nato dalla ricombinazione di un virus aviario, che potrebbe essere
l'H5N1 come qualsiasi altro, con un virus dell'influenza stagionale o
qualunque altro virus, come spiega chiaramente il dottor Ernesto Burgio,
pediatra ed immunologo (5). E' evidente che è iniziata una
schizofrenica caccia alle streghe sulla base di ipotesi-fantasma. Lo
spiega bene anche Maria Rita Gismondo, direttore del laboratorio di
microbiologia dell'ospedale Sacco di Milano (6): "Ci sta facendo
paura un fantasma - dice - il virus di cui tutti hanno terrore
semplicemente non esiste, così come non esiste il vaccino umano contro
l'influenza aviaria. Non conoscendo il virus, poichè non c'è, non
sappiamo nemmeno se i farmaci antivirali di cui tutti fanno scorta siano
efficaci oppure no". E ancora, Emilio Bajetta, presidente
dell'associazione italiana di oncologia medica: "Non c'è alcuna
evidenza scientifica e concreta che si possa avverare nel breve periodo
quella che viene annunciata come una pandemia" (7). Di fronte alle
evidenze, lo stesso ministro Storace, quello che ha fatto scorta di
vaccini e farmaci, è costretto ad ammettere: "c'è una psicosi
immotivata, non c'è infatti nulla" (8).
Ma allora chi, quanti e dove sono quei morti che ogni tanto
vengono citati dai giornali? Sono in tutto 60 persone negli ultimi 3
anni (su circa 6 miliardi di persone nel mondo) che, stando a
strettissimo contatto con polli in allevamenti intensivi di 4 paesi del
sud est asiatico senza la minima osservanza di principi di igiene, hanno
contratto il 'vero' H5N1, cioè il virus aviario, incapace di generare
epidemie di sorta, ma che dalla gallina può essere trasmesso all'uomo
in condizioni di vita precarie, così come il carbonchio degli animali
può passare all'uomo se si usano le pelli infette, così come alcuni
virus di cani e gatti possono passare all'uomo se non vengono osservate
banali norme igieniche. E sono secoli che, in quelle precarie condizioni
igieniche, alcuni virus aviari passano dai volatili all'uomo. Ma quell'H5N1,
non ricombinato e quindi non pandemico, non ha alta contagiosità e non
può passare da uomo a uomo, condizione indispensabile affinchè si
possa parlare di epidemia o pandemia.
Allora, bisognerebbe chiedersi quale sia la ragione per la
quale, se la pandemia non esiste e nessuno sa nemmeno se e quando
arriverà, il panico si sia già radicato in gran parte della
popolazione. "Molte affermazioni allarmistiche - osserva il mensile
Altroconsumo - sono emerse da un convegno sull'influenza tenutosi a
Malta alla metà di settembre. Il convegno era sponsorizzato dalle
aziende produttrici di vaccini antinfluenzali e di farmaci antivirali.
Tra queste
Ma non si è solo provocato un enorme allarme, lo si è
anche fatto finalizzando gli sforzi. Infatti si è generato un totale
equivoco tra la popolazione, che è stata sollecitata oltre misura, in
nome della catastrofe imminente, a vaccinarsi contro la semplice
influenza stagionale, con l'ovvio risultato che il vaccino
antinfluenzale è andato a ruba. Procedere in questo modo potrebbe non
essere innocuo. "Se c'è un'annata in cui il vaccino antinfluenzale
non andrebbe consigliato è proprio quello in cui si teme la pandemia -
spiega Ernesto Burgio - se è vero che uno dei rischi è che l'H5N1 si
ricombini con i ceppi influenzali, che sono quelli da cui sono tratte le
proteine usate per fabbricare vaccini, è facile capire che vaccinando
in massa l'H5N1 potrebbe ricombinarsi proprio con il ceppo vaccinico
acquisendone gli antigeni e rischiando di scatenare nel soggetto
vaccinato un vero e proprio uragano citochinico. Se c'è una regola
universalmente accettata è proprio quella secondo cui, in caso di
allarme prepandemico o di pandemia dichiarata, la vaccinazione è una
strategia inutile se non pericolosa". Da queste affermazioni
possono discendere almeno tre ipotesi: 1) gli esperti hanno raccomandato
il vaccino antinfluenzale perché tanto sono certi che la pandemia non
ci sarà e quindi sanno di non mettere a rischio la popolazione; ma
significherebbe che è tutto una grossa bufala; 2) Gli esperti temono la
pandemia, non sanno che vaccinare in massa in questa fase è pericoloso
e lo consigliano senza essere consapevoli delle conseguenze; ma allora
c’è da chiedersi che razza di esperti siano; 3) gli esperti temono la
pandemia, sanno che vaccinare in massa può essere pericoloso ma lo
fanno comunque; questa pare una ipotesi troppo inquietante per essere
considerata.
Altre riflessioni interessanti sono proposte da Vittorio
Demicheli, della Cochrane Vaccines Field (10): “Le decisioni che
riguardano la salute della popolazione, vaccinazioni comprese,
comportano gravi responsabilità e non possono certo essere basate su
ipotesi, opinioni o pressioni interessate. (…) Decidere di vaccinare
un terzo della popolazione italiana con il vaccino antinfluenzale
attuale è una scelta discutibile. (…) Le industrie poi hanno fatto
questa proposta, autodefinita come ‘etica’: in caso di pandemia il
vaccino sarà distribuito tra i vari Paesi in modo proporzionale alle
quantità consumate ogni anno. In altri termini: chi vuole avere il
vaccino deve impegnarsi subito a consumare, ogni anno e per sempre,
almeno un terzo della quantità che sarebbe sufficiente per tutta la
popolazione. Questa è la proposta cui il nostro Paese ha aderito
inserendo, già nella circolare relativa alla campagna vaccinale 2005,
l’obiettivo di vaccinare almeno il 33% della popolazione”. Una
manovra che si fatica duramente a definire etica. Le ditte attuano una
sorta di ricatto, cioè: Hai paura della pandemia e vuoi assicurarti una
certa quantità del vaccino che semmai nascerà? Bene, allora impegnati
subito, ora e per sempre, a vaccinare contro l’influenza chi più puoi
e noi ti venderemo tanto vaccino antipandemico quanto vaccino
antinfluenzale tu avrai nel frattempo somministrato, raggiungendo almeno
un terzo della popolazione totale.
Eppure le ditte, anche se hanno ormai quasi totale mano
libera, non sono ancora del tutto tranquille. Rimane infatti lo spettro
delle cause che alcuni potrebbero intentare contro di loro se
danneggiati dal vaccino (in Italia l’indennizzo lo paga lo Stato, ma
negli Stati Uniti a sborsare sono direttamente le ditte farmaceutiche).
Allora, ecco che nasce l’idea: lo scorso 7 ottobre il presidente Bush
ha ricevuto alla Casa Bianca una delegazione di imprenditori
farmaceutici e ricercatori impegnati nella produzione di vaccini per
combattere i virus dei polli. Gli imprenditori gli hanno chiesto di
ottenere l’assoluta immunità dalle cause legali che possono nascere
per gli effetti collaterali dei vaccini (11). Detto e fatto. Già a
novembre nasce il progetto di legge federale (la numero S. 1873) che
punta a concedere alle ditte la totale protezione dalle cause legali in
caso di danni dovuti a vaccini aviari somministrati agli americani. La
legge ha un nome nobile, “Biodifesa, vaccino pandemico e sviluppo di
farmaci”, ma in realtà nella sostanza impone agli americani di
ricevere vaccinazioni contro una malattia che ancora non esiste (12) e
li priva del diritto costituzionalmente garantito di adire in giudizio
in caso di danno o morte. L’obiettivo della legge è anche quello di
impedire ai cittadini di appellarsi al Freedom of Information Act e
altre leggi simili per scoprire se il nuovo vaccino (quando sarà
prodotto) sia efficace e sicuro e se qualcuno abbia manifestato reazioni
avverse.
Ebbene, a fronte di tutto questo, i giornali continuano a
raccontare soltanto che: a) saranno fatti accertamenti sulla carcassa di
un gallo trovato morto in un villaggio dell’entroterra brasiliano.
Tanti bambini muoiono di fame e miseria da quelle parti, ma il
gallo….b) un pappagallo morto improvvisamente in Gran Bretagna ha
gettato nel panico l’intera popolazione del Regno Unito; c) sono
negativi i test su un tacchino morto sull’isola greca di Chios e su
alcuni piccioni nel nord ovest dell’Ungheria; d) a Baghdad, dove da
anni si bombarda anche l’aria e migliaia di persone innocenti sono
morte e continuano a morire, si teme per alcuni uccelli morti in alcuni
quartieri della capitale.
E quando Legambiente, parlando di virus aviari, attacca le condizioni
pazzesche degli allevamenti intensivi di polli che favoriscono il
deperimento dell’animale e dell’uomo che poi lo mangerà, la
risposta arriva dal Comune di Vicenza, che in novembre ha emesso
un’ordinanza con la quale obbliga tutti coloro che allevano polli in
maniera rurale e naturale e tenere le bestie chiuse dentro un pollaio a
tenuta stagna per evitare la eventuale contaminazione. E come non citare
la decisione della Società Italiana di allergologia e immunologia
pediatrica di avviare una ‘catena di Sant’Antonio’ con le e-mail
per “raggiungere i genitori e convincerli dell’utilità della
vaccinazione antinfluenzale sui figli” (13) o la dichiarazione del
ministro Storace, secondo cui la vaccinazione antinfluenzale va
consigliate “sia perché è una corazza, sia come abitudine
psicologica” (14).
1)
"Virus letali e terrorismo mediatico", Claudia Benatti. Ed.
Macroedizioni, 2002
2) L'intervista a Tom Jefferson è contenuta nell'articolo
"Aviaria: la pandemia che non c'è", curato da Claudia Benatti,
dedicato all'influenza aviaria pubblicato sul numero di novembre della
rivista Aam Terranuova (www.aamterranuova.it)
3) Tom Jefferson è co-autore di due studi pubblicati sulla prestigiosa
rivista medica The Lancet sull'inefficacia dei vaccini antinfluenzali
soprattutto su anziani e bambini, il primo pubblicato il 26 febbraio
2005, Vol. 365, pag. 773-780, il secondo l'1 ottobre 2005, Vol. 366,
pag. 1165-1174
4) Epicentro, bollettino dell'Istituto Superiore di Sanità www.epicentro.iss.it/focus/flu_aviaria/busani.asp
5) "Aviaria: la pandemia che non c'è", novembre 2005, Aam
Terranuova
6) Ansa, Milano, 18 ottobre 2005
7) Ansa, Napoli, 20 ottobre 2005
8) Ansa, Roma, 22 ottobre 2005
9) "Influenza aviaria: una epidemia di disinformazione",
Altroconsumo, 26 settembre 2005
10) “Vaccinazione e pandemia” di Vittorio Demichel, Cochrane
Collaboration Vaccines Field, pubblicato su Epicentro, bollettino
dell’Istituto Superiore di Sanità www.epicentro.iss.it/discussioni/pandemia/demicheli.asp
11) Ansa, Washington, 7 ottobre 2005
12) Un bell’articolo in proposito è stato pubblicato sul giornale
americano NiagaraFallsReporter l’1 novembre
13) Ansa, Roma, 19 ottobre 2005. Ad illustrare
l’iniziativa è stato il presidente della Siaip Alberto Ugazio
14) Ansa, Roma, 18 ottobre 2005