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Vaccinazioni
e medicalizzazione della vita
“Il sano è un malato che non sa di
esserlo”
Marcello
Pamio - 1 dicembre 2008
Dal 21 al 23 novembre scorso si
è svolto a Verona l’ottavo Congresso nazionale di medicina
omeopatica, organizzato dalla Scuola di Medicina Omeopatica di Verona (www.omeopatia.org).
Numerosi sono stati gli ospiti invitati a relazionare, ma il mio
interesse era rivolto principalmente ai primi due interventi di sabato
mattina: dr. Roberto Gava e prof. Gianfranco Domenighetti.
Roberto Gava è medico chirurgo
omeopata con specializzazione in farmacologia e tossicologia: una
autorità nazionale in ambito vaccinale e autore di decine di
pubblicazioni scientifiche (vedi elenco).
Il titolo della sua relazione era “Le
vaccinazioni pediatriche: etica e potere delle vaccinazioni”.
Quasi impossibile è riassumere
una conferenza di circa 1 ora, con decine di grafici e centinaia di dati
ufficiali, ma quello che merita una sottolineatura è il concetto stesso
di vaccinazione.
“Potremo accettare – ha detto Gava - le vaccinazioni eseguite in un certo contesto, cioè secondo le
acquisizioni medico-scientifiche più recenti (concetto di scienza), nel
rispetto della salute presente e futura dell’individuo (concetto di
etica), adattate nel loro tipo, numero, età di inizio, modalità di
somministrazione (personalizzazione), nel rispetto di bisogni,
disponibilità, volontà e libertà di scelta del soggetto (libertà),
dopo aver tenuto un vero consenso informato (informazione)
“Mentre dovremo essere contrari alle vaccinazioni se vengono eseguite
come imposizione coercitiva (obbligo), secondo acquisizioni mediche
obsolete non più accettabili (preconcetti:
‘le vaccinazioni fanno solo bene e non si discute’), in modo lesivo
per la salute psicofisica presente e futura della persona (c’è un
danno in bambini sani), non adattate nel loro numero, tipo, età di
inizio e modalità di somministrazione (massificazione), senza rispetto
di bisogni, disponibilità, volontà e libertà di scelta del soggetto e
senza aver ottenuto un vero consenso informato.”
Dopo questa analisi, vediamo qual
è la situazione vaccinale in Italia:
- Sono obbligatorie per legge, ad
eccezione di qualche regione tra cui il Veneto;
- Sono massificate e non personalizzabili in base all’età e allo
stato di salute del bambino;
- Non viene fornita ai genitori alcuna informazione utile sul rapporto
rischi-benefici;
- I vaccini sono un costo enorme per il Sistema Sanitario Nazionale,
quantificabile in circa un miliardo di euro;
- I bambini sono sempre più
cagionevoli di salute (intolleranze, allergie, ecc.)
- L’autismo nei bambini è in costante aumento.
Apro una parentesi per
l’autismo perché questa problematica sta diventando una vera e
propria piaga sociale: 1 bambino su 160 nel mondo ne risulta affetto!
Secondo il prestigioso “Lancet”, il rischio di nascere oggi con
queste problematiche è molto più alto rispetto il passato.
Nell’ultimo decennio nella sola California si è riscontrato un
aumento del 276% di nuovi casi.
“Gli stessi FDA e i CDC statunitensi hanno finanziato ben tre studi
sull’autismo: i dati hanno dimostrato la correlazione tra mercurio e
autismo, tra vaccini e autismo, ma nessuno ha raccolto questo messaggio”.[1]
Perché? Cui Prodest?
Il numero di studenti autistici presenti nelle scuole americane (età
6-21 anni), dall’anno scolastico 1991-92 al 2001-
Qual è la causa di un tale
aumento? Il mercurio?
Il livello del mercurio considerato limite massimo accettabile (oltre il
quale si parla di tossicità per la salute umana) è di 0,1
microgrammo/chilo/die e quindi per neonati di 3 mesi di vita (circa
Secondo i dati americani, negli anni ‘50-’70 la dose totale di
mercurio che veniva inoculata per ciclo vaccinale era di 25-50
microgrammi.
Negli anni ’80, la stessa dose per ciclo vaccinale era invece di 75
microgrammi.
Nel 1999, negli USA, sono arrivati a somministrare anche a 275
microgrammi di mercurio per ciclo vaccinale!
L’aumento dell’autismo e
questo crescente aumento del mercurio vaccinale (dovuto ad un sempre
crescente aumento del numero dei vaccini pediatrici) sono una semplice
coincidenza o sono fortemente e direttamente correlati indicando che il
mercurio contenuto nei vaccini è espressione di un chiaro danno
vaccinale?
E in Italia, come siamo messi?
“A Taranto, negli ultimi 10 anni, l’aumento di bimbi autistici è di
circa il 50% rispetto agli anni precedenti, mentre negli ultimi 20 anni
tale aumento è stato del 100%”.[3]
“Studi americani – continua l’estero dell’Asl - dicono che la diossina può essere responsabile di irrequietezza,
disturbi di apprendimento, disturbi dello spettro autistico e quindi
della relazione”[4].
Oltre alla cancerogena diossina esistono serie correlazioni tra
metalli pesanti velenosi come mercurio e alluminio contenuti nei vaccini
pediatrici (anche in quello antinfluenzale) e patologie gravi come
l’autismo.
Per le altre malattie infettive
pediatriche (morbillo, vaiolo, tubercolosi, polio, ecc), il dr. Gava,
con dati ufficiali alla mano, ha dimostrato la fallace spiegazione
pseudo-scientifica che vorrebbe farci credere che il miglioramento della
salute si è ottenuto solo grazie ai vaccini, dimenticandoci di dirci
che le campagne vaccinali sono iniziate quando le norme
igienico-sanitarie erano profondamente migliorate …
I grafici dell’andamento epidemiologico lo dimostrano in maniera
inequivocabile.
Tanto per ricordare, in molti
Paesi del Terzo Mondo (Africa in particolare) la poliomielite è
iniziata dopo la vaccinazione di massa, mentre prima c’erano
solo casi sporadici.
Lo stesso è accaduto in Albania: dopo le vaccinazioni di massa nel 1996
ci sono stati 76 casi di polio tutti causati dal vaccino orale di
Sabin!
“Non ha più senso – continua Gava - la vaccinazione contro la polio in Europa, anche perché dal 2002 l’OMS
ha certificato il nostro Continente come ‘Polio Free’, cioè senza
più virus selvaggio della poliomielite”.
Eppure, nonostante il vaccino orale contro la polio in America ed Europa
sia stato tolto, si continua a vaccinare in Africa, Asia e India con
quel tipo di vaccino … e non a caso la polio avanza!
Si pensi anche alla situazione
indiana: i casi di paralisi flaccida
acuta da polio sono in continuo aumento, perché l’incidenza della
malattia è aumentata dai 3.047 casi del 1997, quando è stato iniziato
il PEI (Polio Eradication
Initiative, cioè la campagna di vaccinazione di massa), ai 27.000
casi del 2005 e per di più la malattia ha colpito bambini vaccinati.[5]
Credo sia chiaro per tutti.
Cosa possiamo fare noi genitori
per diventare veramente responsabili delle nostre scelte e/o decisioni?
Il buon senso porta a concludere che:
1) Quando portiamo a vaccinare i
nostri piccoli (3 e 6 mesi) ci faranno firmare il consenso informato,
cioè saremo noi genitori a prenderci tutte le responsabilità di
eventuali effetti e/o reazioni avverse (sclerosi multipla, diabete
mellito insulino-dipendente, autismo, ritardo mentale, ecc.) e non il
medico che esegue l’iniezione o
Perché non chiedere al medico di firmare anch’egli una dichiarazione
in cui garantisce che a nostro figlio non accadrà nulla di male, così
come sostengono i fogli informativi sui vaccini distribuiti dalle Asl?
Forse e dico forse, assisteremo ad un totale e assoluto diniego, perché
probabilmente non esiste un solo medico che potrà firmare quella carta,
anche se i vaccini vengono reclamizzati come “sicuri” e “utili”.
2) E’ utile sapere che la legge
impone come obbligatori 4 vaccini, mentre le Asl hanno a disposizione
l’esavalente, cioè il vaccino contenente ben 6 diversi vaccini (costa
molto di più, per la gioia dell’americana Big Pharma e della nostra
Farmindustria ed è assai più pericoloso per la salute del neonato
perché le dosi sono maggiori).
Se vogliamo rispettare la legge e vaccinare nostro figlio, abbiamo
almeno il diritto di chiedere che gli siano inoculati solo i 4
vaccini obbligatori e in dosi separate (cioè 4 inoculazioni a
distanza).
Se questi vaccini non sono disponili, come spesso accade, le Asl
dovranno ordinarli facendo guadagnare un po’ di tempo ai nostri
bambini. Questo permetterà loro di crescere, riducendo gli eventuali
problemi legati ad un sistema immunitario ancora in formazione. Ricordo
che a 3 e 6 mesi il sistema immunitario è immaturo, mentre è diverso
il discorso ad 1,5 - 2 anni di età.
Medicalizzazione della vita
La seconda relazione dal titolo
“Medicalizzazione della vita e
comunicazione sanitaria” è stata tenuta dal prof. Domenighetti,
docente in due università svizzere (Losanna e Lugano) e responsabile
per oltre tre decadi della Sanità del Ticino.
Il professore ha
dichiarato che oggigiorno assistiamo ad una dinamica che mira a
trasformare i sani in ammalati.
Questo processo, significativamente fondato sulla comunicazione, sul
marketing e sui conflitti di interesse, è promosso e sostenuto,
direttamente o indirettamente, dai produttori di tecnologia
medico-sanitaria, cioè dalle lobbies del farmaco.
La “costruzione
sociale” delle malattie, secondo Domenighetti, sta per essere
sostituita da quella “industriale”. Ciò si concretizza tramite
un’espansione su tre livelli del dominio della Medicina:
-
Piano quantitativo à ridefinizione e abbassamento dei limiti soglia che definiscono e
differenziano il “patologico” dal “sano”. Per esempio, sono
stati ridotti i valori massimi considerati accettabili di colesterolo,
trigliceridi, pressione arteriosa, ecc. Fino a giugno 2003 il valore
oltre il quale si considerava patologica la trigliceridemia era fissato
a 2.3 e da luglio è sceso a 1.7! Nello stesso arco di tempo, il valore
oltre il quale si considerava patologica la colesterolemia LDL è
passato da 3 mmol a 2.6 mmol. Con queste nuove direttive, milioni di
persone sane sono diventate immediatamente malate, e quindi potenziali
clienti delle aziende farmaceutiche.
-
Piano temporale à promozione della diagnosi precoce: screening.
-
Piano qualitativo à definizione di “nuove” malattie, osteoporosi, sindrome
premestruale, ecc.
Per far comprendere
il quadro generale degli screening, Domenighetti ha riportato uno degli
esempi più interessanti e illuminanti: quello delle autopsie eseguite
in Svizzera.
Esami autoptici eseguiti su migliaia di persone sane morte non
per malattia (per es. incidenti stradali) hanno rivelato:
- Il 38% delle donne (tra i 40 e 50
anni) era portatrice di tumori al seno (carcinoma in situ, cioè uno
stadio che probabilmente non sarebbe mai evoluto in cancro conclamato).
- Il 48% degli
uomini (sopra i 50 anni) era portatrice di tumori
alla prostata.
- Il 100% di uomini e donne (sopra i 50 anni) presentava un tumore alla
tiroide.
Pochi conosceranno
simili dati, ma basta parlare con un qualsiasi patologo
intellettualmente onesto per comprendere come questo sia la “normalità”:
moltissime persone sane hanno tumori, ma non sanno di averli e quindi
vivono normalmente.
Il nostro corpo, infatti, produce ogni giorno migliaia di cellule
tumorali. Ogni santo giorno per tutti i giorni della nostra vita.
Queste cellule, se il sistema immunitario è forte e sano (grazie ad un
buon lavoro della nostra Vis
Medicratix Naturae, la forza di risanamento e autoguarigione),
verranno fagocitate e distrutte.
Ma se il nostro
sistema difensivo non funziona correttamente (per un qualsiasi motivo:
emozionale, psicologico, carenziale, tossicologico, ecc.) queste cellule
avranno la possibilità di organizzarsi, crescendo e formando masse
tumorali. Anche in questo caso, però, è possibilissimo che tali masse
tumorali possano restare localizzate (tumore in
situ) anche per decenni o per tutta la vita senza recare alcun
fastidio o danno.
A questo punto immaginate qualcuno – dice Domenighetti - che “inventa
una macchinetta che ve la passa davanti alla tiroide e che poi vi dice:
‘… Ah tu hai un carcinoma in situ alla tiroide’ …
Non si morirà di tumore perché questo è in situ, ma pensate al trauma
psico-emozionale che vivrà quella persona che si sente fare quella
diagnosi …
Qui entrano in gioco
gli esami diagnostici preventivi (che di prevenzione non hanno nulla,
perché al massimo possono essere definite diagnosi
precoci): i cosiddetti screening di massa, con i quali si invitano
persone oggettivamente sane a cercare qualche piccola anomalia (chi non
le ha?) che magari non ha alcun significato patologico (ma che viene
ugualmente tolta chirurgicamente con conseguente stress, spese,
medicalizzazioni e continui futuri esami laboratoristici) o che si trova
in stadio latente e che potrebbe restare tale per anni.
Cioè, stanno cercando il malato nel sano e tale “ricerca” è sempre
più anticipata nel tempo.
Sfatiamo subito uno
dei miti sullo screening: non riduce assolutamente la mortalità per
tumore, ma aumenta le diagnosi, cioè aumenta il numero dei tumori
scoperti, anche quelli tranquilli e non pericolosi (in situ), senza
modificare la curva della mortalità (non è stata evidenziata alcuna
differenza tra quelli che si sottopongono a screening e quelli che li
evitano).
Però, una volta diagnosticato un tumore, le persone sono
psicologicamente e/o emozionalmente in grado di superare tale
“nefasta” diagnosi? Vivranno come prima, oppure la loro vita cambierà
drasticamente?
Oggi il numero dei tumori diagnosticati è in perenne crescita (in
Italia, i nuovi casi di tumore sono stati 250.000 nel 2002 e 270.000 nel
2005; fonte Istat) e certamente una delle cause sono proprio la
massificazione degli screening.
Ed ecco
più tumori à più soldi alle lobbies
Più questi esami
diventeranno precisi e più tumori scopriranno per il motivo detto
sopra: produciamo ogni giorno migliaia di cellule tumorali e di queste,
la quasi totalità viene distrutta subito ma qualcuna può sfuggire e
dare origine a qualche piccolo agglomerato cellulare che viene
identificato come un nodulino tumorale.
Si pensi solo alla frontiera degli esami attraverso il DNA: con un
semplice prelievo del sangue si è in grado di diagnosticare ad un
bambino appena nato, o addirittura ad un feto in grembo, la
predisposizione al cancro o ad altre patologie.
“Predisposizione”, che possiamo dire assurda e ridicola visto che il
dogma fondamentale del determinismo genetico è crollato definitivamente
con lo studio del Genoma umano (vedi
articolo).
L’epigenetica (“oltre/sopra la genetica”) afferma da decenni che
“non siamo schiavi dei nostri geni”, perché “i geni dipendono
dall’ambiente” (interno ed esterno). I geni possono modificarsi in
base al nostro modo di pensare e alimentarci, allo stress ambientale o
all’ambiente familiare, al credo religioso, allo stato sociale, ecc.
Ecco la
medicalizzazione della vita: ancora prima di nascere siamo malati e
destinati a manifestare quella malattia!
D’altronde, una persona sana viene considerata una persona malata che
non sa di esserlo e le lobbies del farmaco si premurano di ricordarcelo
in ogni momento.
Questa strategia ha lo scopo di spegnere le speranze e le prospettive di
una vita migliore; significa creare le condizioni mentali ed emozionali
affinché proprio quella patologia si sviluppi.
Pensare continuamente al cancro solo perché qualcuno ci ha detto che
siamo “predisposti” geneticamente, significa vivere costantemente
nella paura della malattia e della morte.
Come sarà la nostra esistenza?
La campagna di
disinformazione e medicalizzazione di massa è così ben avanzata che
oggi l’80% delle donne italiane (e moltissimi medici) pensano che gli
screening mammografici “riducano il rischio” di ammalarsi. Sono dati
ufficiali, purtroppo.
“Ridurre il rischio di ammalarsi” significa che più mammografie (o
esami del PSA per la prostata) facciamo e più “evitiamo
il rischio” che ci venga un tumore! Totale ignoranza, cioè non
conoscenza specifica della materia, perché lo screening NON riduce
assolutamente il rischio di ammalarsi, ma scopre prima nel tempo un
tumore. Tutto qua.
Evitare di ammalarsi, cioè la vera
prevenzione, è tutta un’altra cosa.
Questa
disinformazione è pura propaganda ufficiale veicolata dalle
potentissime e sconosciute agenzie di Pubbliche Relazioni (agenzie di
PR) che pagano miliardi a testimonial famosi (noti oncologi, personalità
dello spettacolo, giornalisti, ecc.) e inviano centinaia di articoli,
redazionali a tutte le testate giornaliste del mondo.
Domenighetti
definisce la diagnosi precoce “una gabbia logica”, e ne spiega il
motivo.
Se ho fatto
l’esame ed è positivo, ho fatto bene a farlo perché ho trovato un
qualcosa che posso curare prima.
Se l’esame è negativo, comunque ho fatto bene a farlo perché so di
non avere il cancro.
Se non faccio l’esame e insorge la malattia, ho fatto male a non farlo
prima.
In ogni caso la cosa giusta è sempre quella di sottoporsi allo
screening.
E infatti, se
chiediamo al medico un consiglio, ovviamente dirà di fare gli screening
perché minimizza il rischio di aver dato un consiglio sbagliato. Nel
dubbio, il medico dice quello che dicono tutti, così non avrà problemi
legali e non rischierà nulla.
Quelli che rischiano semmai siamo sempre e solo noi.
Concludo con un titolo emblematico pubblicato dal New York Times nel
2007:
“Quello che ci fa ammalare è un’epidemia di
diagnosi”
(New York Times, 2007)
“Epidemia di
diagnosi”, per la quale però, non esiste alcun vaccino ……
Se non quello della presa di coscienza, chiamata piena
consapevolezza.
Ringrazio
la Scuola di Medicina Omeopatica di Verona (www.omeopatia.org)
per
avermi
invitato al Congresso, dandomi da una parte l'opportunità di ascoltare due grandi
personaggi e dall'altra di condividere con tutti i lettori
le informazioni ascoltate.
Marcello Pamio