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«Mostro di Firenze»: il pericoloso «gioco» dell’avvocato «storico» Pietro Fioravanti
Roma 15 aprile 2004 - esclusiva per Disinformazione.it

La convinzione che l'organizzazione "Mostro di Firenze" sia più che mai operante, nonostante di presunti mostri ne siano morti tanti, scaturisce anche dall'analisi di alcuni comportamenti del tutto impropri, che caratterizzano attualmente le figure "storiche" della complessa vicenda giudiziaria: giornalisti, criminologi, investigatori, giallisti, studiosi, avvocati.                               
Un'organizzazione criminale trae vita dal crimine: si tratta solo di individuarlo, nelle modalità d'azione, nella diversità dei rituali, non necessariamente sempre di tipo esoterico, e di interpretarne le finalità, i codici, i protagonisti.
C'è da augurarsi che anche gli organi inquirenti percorrano quest'analisi,  orientata a comprendere l'affannoso impegno di coloro i quali a rigore dovrebbero ritenersi "usciti" dalla vicenda, tanto più che ne entrarono nell'unica (?) funzione di Pacciani, accusato di essere il "Mostro di Firenze".
Perché l'avvocato Pietro Fioravanti sembra non darsi pace? Cos'è che lo fa esporre così come mai ha fatto prima d'ora, quando nei momenti in cui avrebbe dovuto e potuto battersi, protestare, dare pieno sfogo al ruolo del difensore, la sua risposta era sempre la stessa: "Io sto alla finestra e guardo?". In aula, tra lacrime e abbracci peraltro sconvenienti con il suo "condannato", recitava? Era  la sua una parte "concordata", e per quali ragioni?
E' indubbio, che prima o poi, l'avvocato Fioravanti dovrà spiegare molte cose, e proprio perché ne è consapevole, può darsi che si stia "muovendo" come chi "mette le mani avanti,  per non rompersi il muso". (Penso vi siate accorti che sono romana!)
Qualcuno penserà: "Gabriella Carlizzi, ce l'ha con Fioravanti", e chi pensa questo,  spero che si chieda semmai,  anche il perché. Comunque non è così, io non ce l'ho con Fioravanti, ma non posso certo ignorare quanto sono sicura, debba necessariamente essere valutato da coloro che sono i titolari di questa inchiesta.
Lo conobbi allorchè gli telefonai nel gennaio del 1995, dovendo chiedergli un consiglio a riguardo di un episodio che mi capitò, e per il quale anch'io entrai nella vicenda "Mostro".

Si trattava di una donna che era venuta a dirmi, chi era il vero "Mostro di Firenze". Costei giurava di essere pronta ad andare in carcere anche per tutta la vita, pur di dimostrare la sua, come la verità assoluta. Altresì, la donna intendeva assumersi le proprie responsabilità davanti all'A.G.,  e chiedeva il mio sostegno, avendo appreso nel tempo, attraverso la stampa,  del mio impegno nelle cause per la Giustizia.
A riguardo del "suo" mostro, mi presentò un quadro indiziario che, se costui non avesse portato il nome noto che porta,  sicuramente gli organi inquirenti avrebbero valutato il soggetto in un'ottica di imparzialità, la dove si dice "la legge è uguale per tutti".
Fu così che mi presi un paio di settimane, sia per verificare un minimo di credibilità della donna, sia per consigliarmi con chi conosceva bene la vicenda, da poco conclusasi con la condanna di Pacciani a quattordici ergastoli.
L'avvocato Fioravanti, si mostrò cortese al punto che da Firenze venne a trovarmi a Roma, nella redazione del mio giornale.  Ricordo che quel giorno la mia scrivania era piena di libri di cui l'autore avrebbe dovuto essere secondo l'accusatrice, il vero "Mostro". Fioravanti si accomodò davanti a me,  e senza profferire parola, aprì la sua borsa di lavoro e mi mise sotto gli occhi un documento .
Si trattava di un identikit redatto dalla Polizia Scientifica anni prima, sulla descrizione di due ragazzi che miracolosamente erano scampati al "Mostro", nella zona di Calenzano.
Rimasi interdetta: l'identikit era la "fotografia" del personaggio,  anch'esso lì,  davanti a me sulle copertine dei suoi libri.
Fioravanti a quel punto mi disse: "Ha capito, come stanno le cose?  Pacciani non c'entra nulla, ma qui ci sono nomi grossi, e dovevano trovare qualcuno che pagasse per tutti."

Raccontai all'avvocato quanto mi capitava, e gli chiesi cosa avrei dovuto fare.                                     
Lui, con il codice penale in mano mi disse: "Signora, stia attenta,  se non rappresenta quello che le è stato detto all'A.G., un giorno lei potrebbe essere accusata di favoreggiamento….lei capisce, questi non scherzano, continuano ad uccidere.  E lo faccia presente anche alla signora che le ha detto chi è, secondo lei,  il vero mostro. Io comunque sono a vostra disposizione."                                                
Mi lasciò un pacco di cartoline da spedire per una campagna innocentista pro- Pacciani, e si congedò.  Anche quell'identikit rimase lì sotto il mio sguardo che si posava istintivamente alternandosi tra le foto dello scrittore e il documento originale della Scientifica.
Pensai di consultare informalmente il Capo della Criminalpol, e lo invitai a prendere un caffè in redazione. E lì iniziarono i miei guai.  
Perché mai, direte voi?  E' quello che mi chiedo anch’io, ancora oggi, dopo nove anni.§
Quella stessa sera, fui convocata in Questura, io e non la donna che era pronta a presentare la denuncia. Pur non comprendendone il motivo, per una questione di cortesia, accettai di mettere a verbale  quanto mi era capitato, pensando che ciò servisse per una formale convocazione della denunciante.                                                                                                                                                 
Fu la più grande "fregatura" che presi nella mia vita. Il mio verbalino fu spedito con un ponte di volanti a Firenze, nonostante la competenza dell'accaduto fosse tutta di Roma.
Alcuni giorni dopo, su sua richiesta la denunciante insieme a me si recò dal Magistrato fiorentino, denunciò il "suo" mostro e specificò a verbale: " Effettivamente raccontai io tutte queste cose alla signora Carlizzi". Eravamo state accompagnate dall'avvocato Fioravanti, che intanto si era fatto nominare dall'accusatrice del personaggio, suo difensore di fiducia.

Per gli Inquirenti fiorentini fu l'indagine più veloce della luce: in nove giorni, stabilirono che il potente personaggio denunciato come "Mostro di Firenze", non era il "Mostro", e spiccarono contro l'accusatrice e contro di me un mandato di custodia cautelare! La richiesta fu per ben due volte, clamorosamente respinta dal GIP, dottor Crivelli, e la motivazione era: "la non competenza del Foro di Firenze"!                                         
Nel frattempo era iniziato il massacro a mezzo stampa, con tanto di minacce di morte a tutti i giornalisti che non "obbedivano" agli ordini occulti, che poi tanto occulti non erano.
Il Capo della Criminalpol aveva involontariamente sbagliato, ad interessare Firenze, se poi la competenza si stabilì essere Roma?  O fu il Magistrato a dare questa indicazione al Funzionario?
L'avvocato Fioravanti, inducendomi il timore di essere incriminata per favoreggiamento, mi aveva invece istigato a delinquere? E quale era il suo interesse? La sua contestuale difesa, di Pacciani e di me stessa e dell'accusatrice, era compatibile? Perché mi portò quell'identikit, che ancor oggi fa turba chiunque lo osserva vicino al personaggio in carne ed ossa? La donna che si recò da me, chi davvero è, e chi la mandò, e con quali scopi? Perché il potente personaggio fu convocato dagli Inquirenti fiorentini, "come persona offesa" e non invece come "indagato", essendo stato denunciato di essere proprio lui il "Mostro di Firenze"? Perché, dopo trentasei anni il "mostro" non si sa chi sia, ma si seppe dopo nove giorni che qualcuno, denunciato, sicuramente non lo era?

Furono queste le domande che fecero scattare in me la voglia di verità, l'impulso verso una investigazione seria, scrupolosa, senza riserve, documentata, e avente come base principale: "LA TRAPPOLA".
Organizzai un gruppo di ragazze volontarie, e tutte apparentemente "miti", faccette angeliche, ma armate di registratori, microregistratori dappertutto, nelle tasche, nelle borse, negli stivaletti, nei libri tagliati all'interno, sotto i sedili della macchina, insomma, per anni, abbiamo registrato anche il silenzio. 
Il Signore ci ha aiutato, nessuno sospettava, eppure siamo entrate in tutti i posti dove pensavamo di poter procurare anche la più ben minima prova.
Dopo i primi otto mesi, era il dicembre del 1995, con quattro borsoni di documenti mi presentai a Firenze, davanti al Procuratore Vigna, al dottor Canessa, e all'Aggiunto Fleury.                                
Ormai lo scenario era completamente cambiato, nonostante Pacciani fosse in attesa del processo d'Appello, e Fioravanti difensore di Pacciani e mio, la struttura "Mostro" assumeva chiaramente la forma di una piramide, dalla manovalanza ai mandanti, e le sue ramificazioni oltrepassavano non solo l'Arno, ma l'Italia stessa, estendendosi internazionalmente, là dove sono ancor oggi tanti i delitti rimasti senza risposta. 
E Fioravanti che fece? Fioravanti perse Pacciani, ma in compenso visse per molti anni, fin quando rimase il mio avvocato, "in sala registrazione", perché quando mi resi conto di ciò che lui sapeva e tratteneva per se, di   quanto appartiene alla società, a tutti noi, non c'è stata una sola conversazione tra me e lui che non sia stata registrata, e resa davanti a testimoni.
Sì, dirà qualcuno, ma che diceva Fioravanti di tanto importante?
E' giusto che io risponda.
Un giorno gli chiesi: " Scusa Pietro, se io fossi su una strada sbagliata, (mi riferivo al famoso personaggio, divenuto ormai parte offesa mentre io ero imputata di calunnia nei suoi confronti), visto che in questo casino mi ci hai messo tu, oggi in qualità di mio difensore, tu me lo diresti?" Fioravanti: "Certo, ma non te l'ho detto, e non te lo ha detto nemmeno il grande Capo, Vigna!"         Ed io: " Bè, che c'entra, Vigna chiese addirittura il mio arresto…."                                            
Fioravanti: " Sì, ma poi Vigna si è ricreduto, le cose sono cambiate."                                                    
Ed io: " Ma scusami tanto, se tu sai queste verità, e sai pure che questa organizzazione continua ad uccidere, perché ti tieni questi pesi sulla coscienza? Tu devi parlare, qui c'è gente che muore…". Fioravanti: "Chiediglielo a Vigna!" Ed io: "Cosa? E che c'entra Vigna?"
Fioravanti: " Vigna sa, quello che si può dire e quello che non si può dire…".
Immagino a questo punto lo sconcerto di chi mi legge, eppure la registrazione di questa telefonata fu prodotta formalmente in atti, come peraltro migliaia di registrazioni, una più inquietante dell'altra. 
Fioravanti è uno che parla, e di cose ne ha dette tante, affermando esattamente il contrario di quello che attualmente sta dichiarando in tutte le interviste anche televisive.

Alcuni esempi, estratti dalle registrazioni. 
Io: " Pietro, hai fatto vedere a Pacciani in carcere, quella foto?".                                                         
Fioravanti: " Si, lo ha riconosciuto. Lo vedeva a Villa Verde quando Pacciani ci lavorava come giardiniere. Anzi pare che questo sia stato anche il compagno della proprietaria della villa!".
Io: " Pietro, ma insomma , perché non dici a Pacciani di dire la verità?".                                   
Fioravanti: "Pacciani ha scritto tanti memoriali, ha descritto il mostro, ma nessuno gli ha mai chiesto niente…".
Io " Pietro, ma che ruolo aveva Pacciani? Guardava, sapeva, conservava qualcosa..?".                                  
Fioravanti: "Ti rispondo così: Pacciani non era lui a sparare, hai capito? A sparare, non era Pacciani.".
Io: " Pietro, l'hai più visto Pacciani, dopo l'assoluzione?".                                                                     
Fioravanti: "Gabriella, io ormai ho chiuso con questa storia, sono stato costretto a scegliere: o dire la verità, o far massacrare la mia famiglia, sai quello che hanno fatto a mio figlio, non vedo nessuno e non voglio vedere nessuno".
Io: " Pietro, ho l'impressione che Pacciani lo fanno fuori prima del processo sui compagni di merenda.  Io ho telefonato a Firenze, ma loro non mi vogliono ricevere, perché non facciamo qualcosa?"
Fioravanti: " Gabriè, stammi a sentire, io non posso e non voglio fare più nulla. Pacciani ormai è come "sequestrato", è passato dal carcere ai carcerieri, ma se sta bene a lui, sta bene pure a me".
Io: " Pietro, hai saputo? Pacciani è morto. Secondo te, stava male o è stato ucciso?"             
Fioravanti: "No, Pacciani stava davvero male col cuore, da tanti anni, no, non ti mettere in testa cose strane, Pacciani è morto di morte naturale, e poi chi poteva ucciderlo, e perché? Anche se avesse saputo qualcosa, non gli avrebbero creduto, figurati, nessuno mai lo interrogò nemmeno quando scriveva che il mostro era a Roma, stava nel SISDE,..te li ricordi anche tu quei memoriali, furono pubblicati dai giornali, eppure a nessuno interessò… Comunque, di una cosa sono certo, Pacciani non è stato ucciso, era malato di cuore." 
OGGI, FIORAVANTI GIURA CHE PACCIANI E' STATO UCCISO PERCHE' SAPEVA!!!

                                                                     Gabriella Pasquali Carlizzi 

 
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