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«Mostro di Firenze»: le ripetizione private di Carlo Lucarelli, 
inviato speciale sul «pianeta Mostro», ci anticipano il «De Profundis» dell’inchiesta
Roma 16 aprile 2004 - esclusiva per Disinformazione.it

Effettivamente da quando la RAI è stata "salvata", come tante altre aziende italiane e svizzere dal generosissimo Cavaliere, possiamo usufruire di ripetizioni a tema, che ci garantiscono una preparazione come da lavaggio del cervello, rassicurando così l'intelligence del crimine, a che nessuno capirà nulla, di quanto deve rimanere strettamente "riservato", e per sempre. In poco più di un anno, il giallista vestito di nero, ex collega di penna dell'Investigatore più famoso di Alì Superiore (Messina), ci ha rifilato ben tre "speciali" della rubrica "Blu Notte", repliche, per il novantanove per cento del tempo di durata del servizio, con quell'uno per cento di "novità" tra l'insinuante e la sgradevole sensazione della iattura.
Chi sta seguendo la mia "mostro‑story", sa che spesso faccio riferimento ai "codici”, la realtà di cui a mio avviso si deve maggiormente temere, in quanto siamo circondati da messaggi criptici che per lo più veicolano mediante i tradizionali mezzi della comunicazione e della pubblicità.
Non solo, ma il codice lo si deve interpretare anche nella ripetitività dì iniziative che prevenendo le risultanze ufficiali di una circostanza, danno per scontata quella "verità" già stabilità dai poteri che controllano le stesse Istituzioni, specie quelle preposte alla ricerca della verità reale, oggettiva, imparziale, distaccata da qualsivoglia altro meccanismo.
Detto questo, so il caro Lucarelli è libero di servire il "padrone" che più gli offre, la pubblica opinione è altrettanto libera di applicare il senso critico mediante il personale libero discernimento, che necessita soprattutto della conoscenza della materia, per un contraddittorio sia pure personale che consenta al telespettatore di poter dire: "Ma che cazzate ci rifilano? Ma dove vogliono arrivare? Che vogliono farei intendere? Lo cose non stanno così". E già questa è una difesa un filtro che ci rende immuni dalle realtà virtuali che il sistema propone come autentiche.

E torniamo al "Mostro" dì Lucarelli.
Ha ripetuto la cronaca dei duplici delitti attribuiti al cosiddetto "Mostro di Firenze", riproponendo le foto delle vittime la solita lavagna con apposta la cartina geografica evidenziata nei luoghi teatro dei delitti. E fin qui, nulla di nuovo, non solo per coloro che seguono la vicenda, ma ormai per tutti, compresi gli stranieri che di quei luoghi ne hanno fatto tappe turistiche. Attenzione però, il messaggio che si intende inviare c'è ugualmente, e in questo caso ha caratteristiche psicologiche:
"La lavagna". Infatti, l'ambientazione del servizio televisivo, a farci caso è proprio quella di un luogo di insegnamento, volutamente "nudo", perché nulla possa distrarre il telespettatore, da ciò che gli si impone. La lavagna e il maestro sono per chi riceve l'insegnamento, da accettare così come ci viene trasferito. Questo è il momento del cosiddetto "aggancio", ora il maestro porta gli allievi dove vuole lui, e si serve anche della mimica, del tono sempre uguale e volutamente monotono della voce, dei gesti delle mani, che concentrano l'attenzione fino a stabilire una sorta di ipnosi collettiva, con il conseguente indebolimento delle capacità reattive. Anche le musiche di fondo, con intermezzo di spari veri (le sparate del giallista), innescano il transfert tra i fatti narrati e chi li ascolta, cosicché ci si immedesima nella paura e ci si affida totalmente al narratore.
In tale contesto, il primo risultato raggiunto è l'aver stabilito che il "Mostro di Firenze", nelle due ipotesi, solo o organizzato con altri, è comunque responsabile esclusivamente di quei delitti, e non di altri, i delitti delle coppiette.
Eppure Lucarelli non può non sapere che la Magistratura anche fuori Italia, è impegnata a riaprire molti casi giudiziari rimasti senza risposta, e che proprio alla luce della nuova configurazione del "Mostro", sono riconducibili alla medesima organizzazione. Ed é questo l'aspetto più temuto, e dunque da "cancellare" dall'immaginario collettivo. In ciò sta l'utilità e il fine della ripetizione del servizio televisivo.

Appare oculata e ben premeditata anche la sequenza degli spezzoni processuali e delle relative sentenze, tesa a presentare la dinamica evolutiva e di più ampio contesto investigativo, compatibile in inchieste complesse, tutta al negativo, come una successioni di fatti e risultanze totalmente contraddittorie tra di loro. 
Qual è il messaggio? Quello della mancanza di una verità certa, sicura, incontrovertibile.
E non solo, qualunque altra circostanza dovesse emergere, chi ci assicura che sarà la verità?
Soffermiamoci ora su quell'uno per cento di modifiche apportate al solito al servizio televisivo, rispetto a quelli passati.
Avevo recentemente fatto notare, in occasione di un precedente servizio della serie "Blu Notte", come non fosse da ritenere casuale, l'aver messo in primo piano le strumentazioni, anche le più sofisticate di cui si servono i guardoni: telecamere, sonorizzatori, teleobiettivi speciali. E le immagini erano state fatte scorrere mentre Lucarelli ripercorreva i fatti, risalendo all'arresto di un certo Spalletti, sospettato di essere il "Mostro", poiché aveva descritto un delitto prima che lo si scoprisse e se ne parlasse sui giornali. Costui fu poi scarcerato quando il "Mostro" colpì nuovamente, e, se ne dedusse che Spalletti aveva visto il delitto in una videocassetta, apparentemente mai trovata. Qualcuno la vide a Genova dentro una volpe imbalsamata.
Appena pubblicai dell'esistenza di tale video, e di cui Pacciani ora custode, tanto che la donna entrata in casa della moglie del Vampa, forse cercava proprio la videocassetta, ecco che "casualmente" ieri Lucarelli quelle immagini se l'é dimenticate, oppure vista l'ora, qualcuno si era preso le telecamere.... chissà.

E mi si consenta di interpretare che forse la fruttuosa società per azioni "Mostro di Firenze", ha spostato gli investimenti degli azionisti dal "silenzio" di chi ormai morto, anche volendo, non parlerebbe, alla "paura" che un video venga fuori e sia più eloquente di qualunque verità.
Su San Casciano Val di Pesa, Lucarelli, non potendo contraddire quello che lui stesso scrisse con l'Investigatore di Alì nel libro‑verità "Compagni di sangue”, fa esporre il Sindaco del paese, il quale per due volte interviene nel servizio, regalando sorrisi di "pietà" verso chi ha considerato come "Mostri" le persone più emarginate e innocue del mondo. E sarà proprio il Sindaco a spiegarci il significato letterale dei soprannomi dei "compagni di merende", e così finalmente abbiamo imparato che "Torsolo" altro non è che, quello che di una mela resta da buttar via. E "Katanga", un omone grosso di fisico ma piccolo di cervello. Così come Pacciani divenne il "Vampa" durante una festa di paese quando si improvvisò "Mangiafuoco" e finì che si avvampò davvero. E come non ringraziare un Sindaco così generoso e paziente, al punto di risparmiare a Lucarelli di dover dire a se stesso: "Vergognati, tu che di questi poveretti, ne hai fatto i mostri, i compagni di sangue, altro che giallista, tu devi arrossire per la vergogna, perché hai scritto di tre sprovveduti le loro miserie, l'intimità del sesso deviato, eccetera, eccetera, eccetera....
Lucarelli però si è mostrato anche lui perso, avete visto quante volte ci guardava, dall'altra parte dello schermo, quasi implorando e chiedeva ai telespettatori: "Ma chi è il Mostro di Firenze?" La scienza del lavaggio del cervello è davvero efficace: la trasmissione era stata pubblicizzata da molti giorni, finalmente cominciava, e senza dubbio, all'inizio, il "Mostro dì Firenze" era una realtà, poi minuto per minuto, tra un colpo di scena e l'altro, trentasei anni concentrati in un'ora e mezza, e, le stessa domanda ogni quarto d'ora: ci rendiamo conto di essere stati attratti da chi ci ha assicurato la verità sul "Mostro", per sentirsi chiedere: "Chi è il Mostro di Firenze?".
Sono ormai le 22,30: la lezione volge al termine, e lo sguardo del maestro si fa cupo, preoccupato, esita, si starà chiedendo, tra se e se, in silenzio. "Ma come caspita faccio a dire a milioni dì spettatori di mettersi l'anima in pace, perché ormai i termini sono quasi scaduti, la squadra antimostro il 30 giugno sarà definitivamente sciolta, e se il mostro ancora non si sa chi è, si può ben sperare che non si sappia mai più...”. E' convinto, il giallista vestito a lutto, di averle solo pensate queste cose, invece, la magia gli ha tirato un brutto scherzo: i pensieri si sono trasformati in parole, parole andate in onda e giunte fino a noi.
E’ vero il rischio c’è, che anche il “Mostro di Firenze” diventi socio onorario del “MisteriRotary”, e proprio in questa prospettiva ho pensato di mettere al sicuro alcune verità autentiche, non dicendole, perché dopo il 30 giugno, la scena sarà meno affollata, quelle verità diventeranno, come la procedura prevede, “i fatti nuovi” sui quali il “caso Mostro” si riaprirà, e di nuovo non ci saranno solo i fatti…mi sono spiegata?

Vedremo questa sera su “La Sette”, alle 23:30, il “Mostro” in versione Pietro Fioravanti!

Gabriella Pasquali Carlizzi

 
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