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"Mostro di Firenze"
- Libro sul "Mostro di
Firenze"
«Mostro
di Firenze»: l'avvocato Fioravanti smentisce pubblicamente se stesso a
distanza di un mese. E' un'ulteriore prova che il "Mostro" è
vivo e bene organizzato. Intervenga lo Stato!
Roma 18 aprile 2004 - esclusiva per Disinformazione.it
Ieri 16 aprile,
come annunciato, alle ore 23, 30, su "La sette", è andata in
onda la trasmissione sul cosiddetto "Mostro di Firenze", dopo
sole ventiquattro ore che su RAI Tre, sul medesimo argomento Carlo
Lucarelli aveva detto la "sua".
Evito di entrare nel merito delle valutazioni di regia televisiva, dalle
quali comunque traspare immancabilmente l'orientamento dei cronisti, in
ordine alle ipotesi che si ritengono più o meno accreditabili, in una
vicenda controversa e assai complessa.
L'opinione pubblica, a riguardo del "Mostro di Firenze" è
stata sempre divisa tra innocentisti e colpevolisti, e ciò si è reso
possibile ogni volta che è emerso un punto di riferimento, vale a dire
un "Mostro", vero o presunto, solitario o organizzato,
condannato o assolto.
L'evolversi delle circostanze è stato però così inquietante e
discontinuo, che se al momento fossimo chiamati ad esprimerci sulla
colpevolezza o sull'innocenza di qualcuno, non potremmo farlo, per il
semplice motivo che del "Mostro" non si hanno più le
coordinate, processualmente parlando, giacchè anche quei pochi punti
fermi che si erano raggiunti, vanno via via dileguandosi, confondendosi,
annullandosi vicendevolmente, lasciando l'amaro in bocca, tipico di una
realtà della quale è forte il dolore, ma resta pur sempre un dolore
senza volto.
La causa di un'esperienza del genere, che certo non esalta
nessuno di quanti a vario titolo se ne sono interessati, va però
ricercata in un meccanismo diabolico e perverso da parte di chi, senza
ritegno alcuno, offende e demotiva investigatori e magistrati, e lo fa
nel modo più vile, e quel che è peggio trovando ospitalità nei canali
della comunicazione, radio, televisioni, carta stampata.
Uomini,
ben attenti a non incorrere nella querela e allo stesso tempo devastanti
delle Istituzioni, irrispettosi delle vittime, del passato e del futuro,
uomini che tuttavia parlano a volto scoperto perché ormai, davanti alla
gente hanno davvero perso la faccia.
Qual' è la partita che si sta giocando? E sulla testa di chi? Quali
sono gli interessi, o le paure, o i ricatti, che muovono come burattini
professionisti, esperti, opinionisti, ribaltando da un giorno all'altro
quanto si è asserito, conclamato, denunciato?
E' fresca nella memoria collettiva, la dichiarazione shock che in più
trasmissioni e interviste ha riportato alla ribalta l'avvocato Pietro
Fioravanti.
Negli ultimi due mesi, sulle televisioni nazionali e anche locali della
Toscana, Fioravanti ha gridato ai quattro venti che Pacciani è stato
ammazzato perché sapeva. "Qualcuno ha voluto chiudere per sempre
la bocca a Pacciani". E Fioravanti
non ha certo usato condizionali, né se, né ma.
Anzi, ha preteso di elencare una lunga serie di delitti
collaterali a quelli delle coppiette, proprio per rafforzare la
convinzione sul "delitto Pacciani", sostenendo che il
"Mostro" ha ucciso tutti quelli che sapevano e avrebbero
potuto parlare.
Addirittura le affermazioni dell'avvocato del
"Vampa", furono talmente pesanti, che nel corso di una trasmissione
cui partecipava anche il dottor Giuttari, il quale non poteva certo
dimenticare la sua veste di Pubblico Ufficiale, in presenza di simili
notizie criminis, l'investigatore così si espresse:
"L'avvocato Fioravanti sta affermando cose molto gravi e mi auguro
che se ne renda responsabile…", e fu pronta la risposta di
Fioravanti: " Certamente dottor Giuttari, so quello che dico e lo
posso provare".
Dal canto mio, fu tale la
sorpresa che telefonai subito all'avvocato congratulandomi del fatto che
finalmente aveva trovato il coraggio di dire la verità, come in passato
aveva detto a me e poi negato davanti agli Inquirenti. E fu proprio
questo il motivo per cui mi trovai costretta a registrare le
conversazioni con lui. Naturalmente mi riferisco a ciò che Pacciani
sapeva della vicenda "Mostro", non alle circostanze relative
alla sua morte, all'epoca ritenute "naturali" da Fioravanti,
fino a qualche mese fa, nonostante fosse di pubblico dominio che
gli Inquirenti invece indagavano su questo filone dell'inchiesta già
dal 2001.
E
veniamo a ieri sera.
Il servizio televisivo, ripercorrendo
i delitti attribuiti al cosiddetto "Mostro di Firenze", e il
lunghissimo iter giudiziario ormai fin troppo noto, ha dato spazio in
particolare a due avvocati. Uno,
difensore di Vanni detto "Torsolo",
accanito sostenitore dell'innocenza del suo assistito, l'altro
appunto l'avvocato Fioravanti.
Alcune osservazioni.
Premesso che è un diritto-dovere di qualunque difensore sostenere
l'estraneità del proprio cliente dalle accuse che lo vedono imputato,
è anche vero che quando si è in presenza di una sentenza definitiva, i
toni del dissenso e della contestazione dovrebbero apparire più
moderati, sempre che valga ancora il principio etico del rispetto delle
sentenze, che esprimono verità processuali, e non pretendono di sancire
la verità oggettiva che spesso non è possibile giudicare.
Ciò non significa che chi sa di essere innocente deve accettare di buon
grado una condanna ingiusta, ma non può nemmeno
accusare i Giudici che a loro volta si attengono agli strumenti
di cui possono legittimamente disporre, senza straripare oltre i limiti
previsti per l'applicazione della Legge.
In tal senso non deve venir meno il rispetto delle persone e delle
Istituzioni.
Il difensore di Vanni, anche
ieri sera è tornato su un punto inquietante e sul quale insiste ormai
da tempo. "Il Mostro di Firenze - ha affermato - è un Poliziotto o
comunque un facente parte di ambienti vicini alla Polizia".
Chiedo: "Dov'è finito il decoro? E perché l'apparato della
Polizia di Stato non si sente colpito da dichiarazioni di questo genere?
Perché ai cittadini chiamati continuamente ad avere fiducia
nello Stato, non si dà almeno un segno di richiamo al rispetto, e di
obbligo di assunzione delle responsabilità da parte di chi non può
colpire un'Istituzione intera astenendosi dall'indicare un presunto
colpevole, circoscritto come persona?
Perché ogni volta che si lanciano accuse contro un partito
politico, si pretende a voce alta che vengano fatti nomi e cognomi o si
taccia?
Viviamo un momento di
grande preoccupazione per il nostro Paese e per il mondo intero, e certe
affermazioni gratuite, da un pulpito televisivo, assumono i caratteri di
un attentato, non vi pare?
A chi si vuole armare la mano?
L'altra intervista era riservata all'avvocato Fioravanti: S O R P R E S
A!!!
Quando ho preso coscienza di ciò che stava dicendo, dopo essermi
accertata che non sognavo, l'ora lo consentiva, mi sono detta:
"NO"! Questa volta deve dare spiegazioni. Non è accettabile
un comportamento del genere
senza che chi di dovere gliene chieda conto."
Credetemi, come cittadina, interpretando il senso civico di tutti i
cittadini, mi sono sentita
presa per i fondelli, offesa nella dignità, usata come ascoltatrice.
"Pacciani è stato ucciso, non perché sapeva, ma perché qualcuno
ha messo in giro la voce facendo credere che Pacciani sapesse, e magari
non sapeva proprio nulla….", con queste parole Fioravanti ha
creduto di farla franca, di sgrullarsi di dosso proprio quelle
responsabilità cui giustamente il dottor Giuttari lo aveva chiamato,
in conseguenza delle opposte dichiarazioni dell'avvocato.
E torno a chiedere: "Dobbiamo continuare ad essere gli zimbelli di
un gruppo di burattini al servizio di chissà quale burattinaio? Anche
in questo caso, i titolari dell'inchiesta faranno finta di non aver
sentito, o non daranno il giusto peso ad una circostanza di tale gravità?"
Se è così, allora per lo Stato non vale nulla la vita e la dignità di
tutti quei testimoni che in questa vicenda hanno collaborato,
collaborano, e si sono esposti con le loro stesse famiglie, credendo in
una ragione superiore, la Giustizia.
E se è così, non ci si
aspetti nulla di più, sempre che qualcuno, demotivato da esempi del
genere, non pensi di ritrattare la propria testimonianza.
E a questo punto non escludo nemmeno che dietro certi vergognosi
episodi, ci sia davvero il fine di far fare a tutti una bella marcia
indietro, scusatemi ma se nulla accade, ogni dubbio è legittimo.
Personalmente,
avendo registrato tutte le trasmissioni televisive sul
"Mostro", mi propongo di diffondere le diverse affermazioni
rese da Fioravanti in tempi ravvicinati, così come metterò in evidenza
i clamorosi cambiamenti di altri soggetti, ben più responsabili e che
non possono uscire dall'inchiesta allo stesso modo di chi li precedette.
Basta con le allusioni ai
romanzi che romanzi non sono, basta con le verità nei romanzi da
incassi miliardari, grazie alle vittime del "Mostro di
Firenze".
Anch'io ho scritto sulla vicenda due libri, e altri sono in
allestimento, ma non mi
sono nascosta dietro la parola "Romanzo", e scusate i termini
forti, ma se fossi arrivata a tanto, avrei provato schifo di me stessa.
Voglio chiudere questo articolo ringraziando i numerosissimi cittadini
che si stanno unendo al mio impegno in questa vicenda, è la più bella
soddisfazione che potessi desiderare. A tutti dico: "Non
arrendiamoci, difendiamo la ricerca della verità, sosteniamo le
Istituzioni a che non subiscano l'arroganza di poteri occulti e
vigliacchi. Lo Stato è sano, ma è necessario mantenerlo sano
collaborando, fortificandolo con la fiducia, con l'incoraggiamento.
Uniamoci, se necessario scendiamo in piazza, diamo un segno di presenza
a che siano altri ad indietreggiare e non chi aspetta la verità da
trentasei anni.
Io ho visto tante volte negli sguardi degli Inquirenti la solitudine, e
qualcuno ora più che mai ha bisogno di riprendersi, di reagire, di
superare una prova dura, difficile,
che pure fa parte della vita,di tutti, ma spesso ci travolge nel
tunnel della depressione.
Vorrei pronunciare un nome, ma il rispetto mi impone la riservatezza,
tuttavia spero che alla mia voce si unisca l'eco di tutta quella gente
che per questo uomo di Stato ha fatto il tifo, quando davvero si
percepiva la vicinanza della verità, fino a quel 26 settembre del 2001,
quando subito dopo un
"Porta a Porta" , gli
entusiasmi si spensero, e nessuno di chi pure poteva e doveva far
qualcosa, si è degnò di chiedere: che è successo?
E' così che si perdono i valori, lasciando solo chi poi per non morire,
cade nella trappola del "Mostro", che sa regalare per i suoi
scopi anche un sorriso."
Gabriella Pasquali Carlizzi