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"Mostro di Firenze": da Cogne a Città di Castello. Samuele e Maria. Due sacrifici umani e un solo movente: proteggere la "Rosa Rossa"!
23 aprile 2004 - Esclusiva per Disinformazione.it

Due delitti annunciati ma temuti e riconosciuti solo da chi ha ormai imparato nel corso di molti anni di ricerca e di indagine a rilevare l'impronta della "Rosa Rossa" che si firma con lo stesso sangue delle vittime prescelte.
Apparentemente tra questi due crimini sembra non esserci nulla in comune, nelle modalità, nella tipicità, nei tempi di esecuzione, nelle cause del decesso.
Eppure, Samuele e Maria sono l'offerta sacrificale estrema, la più gradita, quella indispensabile per assicurarsi l'ottenimento di quanto si chiede.
E per ambedue la domanda è stata la medesima: proteggere i responsabili della "Rosa Rossa" cioè i mandanti della più potente e crudele schola esoterica a livello mondiale, i mandanti dei delitti più efferati, e dei quali e nemmeno sempre, sono stati assicurati alla giustizia solo gli esecutori.
Quello di risalire ai mandanti è sempre stato e continua ad essere un problema irrisolvibile, almeno in Italia, e il motivo va ricercato sia nella difficoltà di additare nomi di livello superiore, sia anche nell'interesse immediato dei familiari delle vittime, se estranei alla vicenda, per i quali l'assassino è colui che materialmente spara, accoltella, strangola, stupra, colui che determina il momento della morte fisica.
E c'è anche da dire che nell'ambito della criminalità attuale e sempre più sofisticata, si dà quasi per scontato che la cosiddetta "manovalanza" sia al servizio di persone potenti, e capaci anche di controllare le stesse Istituzioni, peraltro inibite a loro volta dal condizionamento del nome in sé.  Uno dei Magistrati per così dire "storici" del terrorismo, ebbe a dirmi: "Signora Carlizzi, un giorno capirà, non sempre siamo liberi noi Magistrati."
Lo avevo appena invitato a prendere un'auto di servizio e a recarci insieme nel luogo dove mi era stato detto fossero conservate le registrazioni dell'interrogatorio subito dall'onorevole Aldo Moro durante i 55 giorni della sua prigionia.
Così come un Direttore di un Penitenziario, a me che non credevo a ciò che tuttavia stavo vivendo, guardandomi con gli occhi umidi, rispose: "Perché si stupisce, possibile che lei non concepisca che anche  il Direttore di un carcere, può essere ricattato?".
Ci vollero molti anni prima che mi convincessi che questa pur triste realtà non era un alibi di chi veniva meno ai propri compiti istituzionali, bensì l'ombra di una regia occulta determinava l'agire o il non agire di molti rappresentanti dello Stato.

E su questa base anche la "Rosa Rossa", nei suoi responsabili, per un lunghissimo tempo si è sentita al sicuro, tanto più che ad essa si consacrano coloro che dovrebbero  rappresentare un pericolo, uomini potenti dalla doppia vita, uomini per i quali la vita altrui diviene eroica nel sacrificio di morte, uomini che mediante il crimine da loro stessi attuato, esaltano la vittima fino alla gloria del martirio. Dunque il sacrificatore diviene benefattore, libera dalla costrizione di un corpo, anime che conquistano la vita eterna.
E' la dottrina spirituale della "Rosa Rossa", per la quale si attua estendendosi anche alla manovalanza,  un concetto di "decolpevolizzazione", al punto di gestire due personalità, senza che l'una tradisca l'altra.
Di conseguenza scatta il cosiddetto "controllo mentale,  che lo si esercita sugli altri, potenziando le capacità magnetiche intellettive alle quali è collegata la personalità "privata della colpa", un vero e proprio alimentatore di energia.
Contemporaneamente la personalità che appare  irreprensibile e iperattiva, accede quasi sempre a farmaci antistress, che inibiscono i processi attentivi involontari, facilitando dall'esterno il controllo mentale.
E torniamo a Samuele, al delitto di Cogne.
In quei giorni, per la "Rosa Rossa" si era creato un clima di grave pericolo, in quanto un granellino di sabbia aveva inceppato il meccanismo del potere, delle connivenze, dei ricatti, delle coperture.
In realtà non fu prevista la mossa di qualcuno che pur non rappresentando nulla e nessuno, se non il proprio senso del dovere civico, trovò un inaspettato ascolto isitituzionale tanto da innescarsi un meccanismo giudiziario destinato ad arrivare fino in fondo.
Fu proprio il magistrato a chiedere al granellino di sabbia, cosa ci si dovesse aspettare da questi esoteristi, che avevano sicuramente percepito il pericolo.
La risposta fu: "Secondo il loro codice, sarà ucciso un bambino, al di sotto dei cinque anni, con un nome biblico, in un posto che ricorda il Paradiso. Questi saranno gli "ingredienti" necessari al rituale in conformità con la richiesta di "protezione"."

Pochi giorni dopo il piccolo Samuele fu immolato.
Appena seppi della notizia decriptai il codice del delitto,  prendendo immediato contatto con chi di dovere, e formalizzando quanto si rese necessario, e di cui alcuni aspetti sono ancora riservati.
Samuele, nella Bibbia era un "Giudice", e proprio dalla Giustizia, la "Rosa Rossa" doveva proteggersi.
Quanto all'esecuzione, in questo caso intervenne un'attività di controllo mentale di tipo ipnotico con conseguente rimozione. In sede di perizie psichiatriche, il fenomeno è poco conosciuto, anzi è ben nascosto da una sorprendente lucidità e apatia, confondibile con lo stato di shock, né l'assassino manifesta momenti di cedimento, in quanto il controllo mentale continuerà a distanza per molto tempo!
Viene spontanea la domanda: è possibile ostacolare il "controllo mentale"?
Assolutamente SI! Grazie a Dio, altrimenti saremmo dei robot e non esseri umani.
Cosa serve e come ci si difende?
Innanzitutto c'è da dire che il controllo mentale è efficace in assenza di "filtri", e questi si differenziano per età, sesso, cultura, livelli attentivi e grado di coscienzialità.
L'età è indicativa in quanto nei bambini e nell'età adolescenziale la personalità è influenzabile, specie se il "messaggio" proviene in via mediatica e privo di contraddittorio o di critica formativa.
Un esempio può essere il tempo che i nostri figli trascorrono davanti alla televisione, soli in casa, e privi dunque del filtro educativo.
Il sesso propone un ampio ventaglio di circostanze che rendono l'uomo e la donna, differentemente permeabili a situazioni anche di semplice suggestione, o in caso di patologie depressive o di dipendenze di vario genere.
La cultura, dovrebbe essere di per sé un filtro tra i più efficaci, escludendola dal soggetto deviato in cui paradossalmente fa da sostegno al soggetto autore del controllo mentale su altri.

I livelli attentivi, dipendono da molti fattori sia di carattere fisiologico, sia conseguenti allo stile di vita.  Ad esempio lo stress, i disturbi del sonno, alcune disfunzioni organiche, demotivazione o insoddisfazione, sono tutte cause di indebolimento del livelli attentivi, che rendono il soggetto vulnerabile e orientabile mediante il controllo della mente.
Il grado di coscienzialità, è compromesso con l'assunzione di alcuni farmaci, in particolare gli antidepressivi, oppure può venir meno in presenza di crisi mistiche e/o delusioni  relative ai punti di riferimento o modelli assunti dal soggetto. In questi casi, l'individuo lo si porta dove si vuole, anzi capita che la scoperta di un "ruolo" anche criminale lo induca ad affidarsi ai suoi manovratori coscientemente. 
Nel caso del delitto della piccola Maria Geusa a Città di Castello,  si è riproposta una situazione analoga a quella di Cogne, relativamente al movente, collocato in soggetti diversi dall'esecutore.
Infatti, alcuni giorni prima la stampa aveva pubblicato della testimonianza resa e in corso di eventuale incidente probatorio, da parte di una ragazza che all'età di sette anni era stata vittima di alcuni pedofili tra i quali avrebbe riconosciuto anche Pacciani, e la stessa sarebbe stata costretta ad assistere all'uccisione di bambini suoi coetanei.
Tale circostanza ha creato per la "Rosa Rossa" un altro momento di grave pericolo di finire nel mirino della Giustizia, specie in ordine all'incrocio tra figure protagoniste dei delitti del "Mostro di Firenze"e altri "Mostri" come nel caso "Chiatti".
Fui proprio io a temere che da un momento all'altro ci si trovasse di fronte al sacrificio umano di un bambino.
Così come purtroppo si è verificato.
Il relativo codice è stato pubblicato da questo sito alcuni giorni fa, dunque non serve ripeterlo.
Una domanda tuttavia è bene porla, proprio nell'interesse giudiziario di arrivare ai "mandanti".
Vi è l'ipotesi fondata che la ragazza vittima e testimone di cui sopra, possa indicare autorevoli "livelli superiori", magari gli stessi, o sicuramente almeno uno, che potrebbe indicare Giorni, l'assassino della piccola Maria.
Essendo sia la testimone che il Giorni assistiti dallo stesso avvocato Viti, c'è forse il rischio che costui nell'interesse dei suoi clienti, da un punto di vista processuale, condizioni in ambedue l'integrità della "confessione"?
Può la pericolosità sociale di chi, "perché potente" resta a piede libero, passare in secondo piano rispetto alle strategie difensive nell'interesse privato di soggetti, siano essi testimoni o indagati o reo-confessi?
O il profumo della "Rosa Rossa" ci ha intontito tutti? 
Svegliamoci, prima che i giochi siano conclusi!

                                                                          Gabriella Pasquali Carlizzi

 
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