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- Inchiesta
"Mostro di Firenze"
- Libro sul "Mostro di
Firenze"
«Mostro di
Firenze»: l’ultimo messaggio del «mostro». Michele Giuttari,
catturato dal romanzo che porta la sua stessa firma: anche lui costretto
ad usare la sofferenza altrui come un’opera di fantasia? Gabrielle
Carlizzi non ci sta: ha riconosciuto i suoi verbali nelle pagine di «Scarabeo»,
e invia a Giuttari una lettera-sfida
23 aprile 2004 - Esclusiva per
Disinformazione.it
(Pubblichiamo qui di
seguito la lettera che Gabriella Carlizzi, il 2 febbraio scorso inviò
all'investigatore, autore del romanzo "Scarabeo" -
Rizzoli)
Egregio Dottor
Giuttari, Commissario
Ferrara,
penso sia giunto il momento di
chiarire alcune cose, per le quali intere Comunità, mi riferisco in
particolare a San Casciano Val di Pesa, Firenze, e Perugia, si sentono
demonizzate, offese, lese anche nella memoria storica che vantò arte,
cultura, natura incontaminata, santità, eroi e valori immortali, le
stesse Comunità che lei continua ad etichettare, pubblicamente, nei
luoghi e nelle persone, come terre
perverse, popolate di mostri, di devianze di ogni genere, sbattendo sui
suoi cosiddetti "libri" quanto di più intimo si nasconde
nell'essere umano, fragilità e povertà da cui nessuno è esente,
nemmeno lei, e per cui ciascuno ha tuttavia diritto alla salvaguardia
della propria dignità di uomo.
Si ha la sensazione che lei stia inseguendo "il peccato"
piuttosto che limitarsi a ricercare quanto le è consentito, cioè
"il reato", nel più ampio rispetto di quelle regole per le
quali nessun altro, deve subire il disagio di qualcosa che non ha
commesso.
Ancora ricordo il dolore che provai nel leggere quanto lei già nel 1998
rese pubblico in "Compagni di sangue", mi immedesimai in quei
poveretti di Lotti, Vanni, la Ghiribelli, dei quali furono divulgati gli
stessi verbali, le perizie pschiatriche,
i comportamenti sessuali, atti che dovevano essere tutelati dal
poliziotto e non certo ceduti allo scrittore, e messi sul mercato, là
dove ogni lira intascata diveniva drammaticamente il frutto di una
intimità violata, messa al
bando, quasi senza pietà.
E poi ancora, proprio mentre lei conosceva sulla sua stessa pelle il
dolore dell'emarginazione, l'umiliazione di un "esilio"
forzato, il trasferimento, sembrano
essere esplose la rabbia, l'irriducibile tenacia in una ricerca
investigativa inesauribile, sentimenti
anche "nobili", se si ha il coraggio di riferirli alla realtà.
Ma
la sua scelta è stata quella
della "tana letteraria",
rifugiarsi nel romanzo per gridare quelle verità vissute e
sofferte, in un faccia a faccia tra divise uguali, dove c'è un Capo
della Squadra Mobile e un Questore,
che pure sono uomini e non ruoli, e tra i due una firma, una
piccola firma a forma di ali, la conferma amara ai suoi sospetti
laceranti, segretati, sommersi in quel mondo che prima o poi tornerà a
galleggiare, in quel mare di ricordi che come in un incubo si
riproporranno reali, ancora una volta sulla sua scrivania, una
tentazione forte ad applicare quel principio che forse chissà quante
volte ha urlato nella sua
coscienza: "La Legge è uguale per tutti", per poi ripiombare
immancabilmente nel silenzio di chi non ha il coraggio di farlo valere,
o non può, forse prchè il sospetto ricade su un superiore.
"Assassini a
Firenze", ancora un romanzo che grida la verità, la sua verità più
forte di una denuncia, e il colpevole è ben evidenziato, ed oggi forse
sarebbe già assicurato alla Giustizia, se lei non si fosse firmato
"Commissario Michele Ferrara.
"Mephisto", è così che chiama l'assassino, disegnandone con
questo aggettivo anche i lineamenti,
e il suo tormento aumenta, ogni volta, tutte le volte, che a
quell'uomo lei ha il dovere di rispondere, obbedire, ossequiare, mentre è forte il dubbio che sia proprio lui, "un uomo dalla
doppia vita, di giorno irreprensibile, grande lavoratore, elegante,
serio, soprannominato "Falco", sia per l'abilità
professionale, sia anche per il profilo del viso, un uomo che di notte
si trasforma, diventa perverso, sadico, violento, ……ha un cognome
corto, comincia con la lettera "R".
"
Mephisto e Falco sono la stessa persona, ma lei con la sua divisa ,
dottor Giuttari lo indica nel romanzo, mentre
da me, pur fedele al mio dovere di cittadina, lei ne
pretendeva a tutti i costi le
generalità anagrafiche, sul verbale di quella drammatica notte del 25
giugno del 2001, ma io non
ce la feci, o non volli , avevo di fronte lo Stato, lei, lei che pure
descriveva il suo "Mephisto" che io riconoscevo essere il mio
"Falco", ma lei era la Legge, io no, io ne sarei stata schiaciata,
perseguitata, forse uccisa, e dunque anch'io continuai a chiamarlo
"Falco".
Da quel giorno è trascorso un anno e mezzo, l'inchiesta sul
"Mostro" ha fatto dei passi avanti, ma anche molti passi
indietro, le inquietudini sono riaffiorate, questa volta con più
prepotenza, minacciose, funeste, ed ecco che la sua coscienza da qualche
parte deve sfogare l'impeto di una violenza psicologica mai sopita, e
questa volta il romanzo sembra assumere la forma di una sfida, una
provocazione, un gioco: "SCARABEO".
E Mephisto, Falco, a poco a poco, alleggeriscono la maschera,
fino a renderla quasi trasparente, quella "R" si vede più
chiara, ma anche il resto, una lettera dopo l'altra, anche l'iniziale
del nome, si è proprio una "M", e poi una "I", e il
resto slitta su un'altra lingua: l'inglese.
Forse con il cognome andrà meglio.
Mi distraggo, e passo alle lettere del commissario Ferrara, una per ogni
vittima designata, sono sette, F E R R A R…, il "mostro",
nell'dentità meno impegnativa, morirà prima dell'ultima lettera,
quella A , ultima nel nome, prima nell'alfabeto.
Torno a Mike, ricomincio dalla "R", vado avanti io, una O e
poi due SS, ci siamo ormai, dottor Giuttari, manca solo una lettera, per
favore, la metta lei, … le vocali sono sette,….sette è un numero
magico, e magiche erano le ore di quegli amori spezzati, sorpresi dal
"Mostro".
E voglio andare avanti, dottor Giuttari, voglio percorrere anch'io le
curve che portano a Bellosguardo, e riconoscere nella realtà quelle
sale, quegli arredi
preziosi, la Villa dello Strozzino, e la stanza delle torture, o dei
riti, e poi tornare a Henry Jemes, chiudere gli occhi e immaginare gli
affreschi della grotta dei Corsini.
Tutto questo è ancora una volta imprigionato nella storia annodata
dentro l'ultimo" Giro di Vite."
Gli alti e bassi di una partita a Scarabeo, e sulla tavola preparata
con cura , c'è già una bottiglia di vino rosso della tenuta dei
Marchesi Antinori, si proprio loro, imparentati con i Principi, e siamo
già a Santa Croce, al N. 6, a Palazzo Antinori-Corsini……..quanti
segreti nasconde quella bottiglia di vino, quasi a salutare i nobili
dirimpettai, dall'attichetto
che il Commissario Ferrara divide con sua moglie Petra, a lungarno degli
Acciaioli…….
Che giorni difficili quelli, dottor Giuttari, perché negare ai 45000
lettori di "Scarabeo", di ricordarli insieme a lei, così come
insieme a lei tutti noi soffrimmo, quando si seppe di quella lettera di
minacce, ma non era il 1° ottobre 1999, lei si confonde, correva l'anno
2001.
E allora diventa più facile leggere il suo "Romanzo", e
salvare in esso la verità, quella attualmente oggetto di indagini, e
che come tale la si deve rispettare, così come coloro, come me, che
quella verità l'abbiamo firmata nei verbali sui quali lei, e il dottor
Canessa e il dottor Mignini state indagando.
Mi dispiace dottore, i riferimenti alla parte più delicata
dell'inchiesta sul "Mostro", cioè il movente esoterico, se
lei non ha nulla in contrario, li riportiamo nella realtà e li
accreditiamo alla sottoscritta, se non altro per tutti i guai giudiziari
che fin dal 1995 subii da Firenze e dalla stessa stampa che da qualche
giorno, verbali segretati alla mano, fa lezioni di esoterismo, guai che
cominciarono proprio quando ebbi il coraggio di avanzare l'ipotesi
dell'esistenza di una schola esoterica, che, sempre io individuai
nell'"Ordine della Rosa Rossa Indipendente e Rettificato".
Da quanto leggo e
ascolto , anche ieri sera sul TG5, i cittadini di San Casciano Val di
Pesa, sarebbero pure considerati colpevoli di omertà.
E' proprio sicuro dottore?
Vede, io mi sono andata a rileggere i verbali, quelli che dal 1995
sottoscrissi quando lei era già in carica come Capo della Squadra
Mobile, ricorda?
Ebbene, mi chiedo, come si può accusare di omertà una piccola
collettività, ammesso che davvero San Casciano sia il paese dei
"mostri", se, nonostante i miei verbali che ben illustravano
la situazione di Villa Verde, nessuno degli addetti ai lavori, verificò
quanto tuttavia da me denunciato di quel luogo, comprese le minacce
ricevute dal proprietario Luciano Corrado?
Sbaglio o nel suo libro "Compagni di sangue", in proposito lei
scrive, datando "14 maggio 1997": " Quel giorno al dottor
Giuttari arriva la telefonata di due donne, madre e figlia, proprietarie
di una villa in aperta campagna, su una collina tra San Casciano e
Mercatale……". .E quando nel 2001 le chiesi spiegazioni di tale
anomalo comportamento, lei mi rispose di essere arrivato a Villa Verde
per una strada diversa da quella da me indicata!
Eppure nei miei verbali del novembre del 1995, in ordine alla villa
avevo indicato tanto di testimoni, con relativi indirizzi e telefoni,
testimoni dei quali agli atti non compariva nemmeno la convocazione!
E perché, ammesso che sapessero, dovevano parlare i cittadini di San
Casciano, persone indifese ed esposte a vendette di qualunque genere?
O magari si sono
demotivati ulteriormente, avendo letto le mie denunce pubblicate e aver
costatato che nulla accadeva?
Oppure il testimone era credibile solo se originario di quelle parti?
Tra l'altro il "Mostro" o i "Mostri" sono persone
che semmai si sono trasferiti a San Casciano, per trasformare il buon
vino locale in sangue sacrificale, e dimostrare questo è facile, basta
una semplice verifica anagrafica, non le pare?
Vede dottor Giuttari, il senso della mia lettera aperta, non è quello
di fare la guerra con lei, ma è invece la mia ferma volontà, a
qualunque costo, di riportare tutta l'inchiesta alla correttezza
innnanzitutto verso i testimoni, che sono per chi indaga un bene
prezioso e di cui non se ne può fare un uso improprio, e se si arriva a
scrivere un "romanzo" che però racconta la verità che lei ha
ascoltato da altri, allora è doveroso che questi altri siano citati,
anziché rispondere ai giornalisti che osano fare il mio nome, "per
carità, non la voglio nemmeno sentire nominare",
che le ho fatto?
Le ho portato su un piatto d'argento Villa Verde, il movente esoterico,
la riesumazione del dottor Narducci, i collegamenti con le vicende del
"mostro", centinaia di ore di conversazioni registrate, grazie
alle quali lei ha interrogato, perquisito, sequestrato dossier, oppure
pensa che tutto questo lo si potrà nascondere, o negare?
Certo, dopo quella puntata di Porta a Porta del 26 settembre 2001,
costatando che le cose erano cambiate, ho fatto tutto quello che
mi era consentito per capirne le ragioni, ma lei, che si da del tu con i
cronisti, che appare affabile, che invia il suo libro con dedica anche a
quelli che hanno criticato la sua tesi investigativa, lei , alle
numerose mie richieste di essere formalmente ascoltata, lei ancor oggi
non risponde, ed io devo ricordarmi della storia vera, leggendo il suo
"romanzo".
Come devo interpretare tutto questo?
Una dichiarazione di guerra?
Un invito a restarmene buona in un angoletto, mentre altri si gloriano
delle mie fatiche, del mio coraggio?
No dottore, lei mi conosce molto bene, sa che non sarà così, e penso
che a questo punto sarebbe molto più dignitoso per la divisa che porta,
fare un passo indietro, riflettere là dove forse sta sbagliando, e
presentarsi all'opinione pubblica riconoscendo che se oggi lei parla di
certe cose, inusuali nella tradizione investigativa, è proprio perché
fui io a non arrendermi fino a fargliele prendere in seria
considerazione.
Questo io mi aspetto da lei, dottor Giuttari, o Commissario Ferrara,
come preferisce.
I "mostri" quelli veri non sono a San Casciano Val di Pesa, né
aspettano a domicilio il blitz dei suoi uomini, e nemmeno il dottor
Narducci è il "Mostro di Firenze".
Ha ragione il dottor Vigna a suggerire che per i mandanti bisogna salire
ancora più su, e quanto ai "compagni di merenda" accertare se
per caso vi sia stata una "manina", e il dottor Vigna sa
mettere ogni parola al posto giusto, sa parlare a chi ha orecchie per
intendere, e a qualcuno il messaggio è arrivato.
Ora mi fermo e non la disturbo oltre, ma spero che lei accetti un
dignitoso chiarimento, così come forse se lo augurano in tanti, gli
stessi cittadini di San Casciano, al cui Sindaco invio per fax questa
lettera.
Gabriella Pasquali Carlizzi.
A questa lettera,
sincera, severa ma anche accorata, a tutt'oggi l'illustre Michele
Giuttari non ha risposto, e tanto meno lo Stato, i vertici del Viminale
da me sollecitati a fare qualcosa per capire le ragioni che hanno spinto
uno dei migliori investigatori, a mettersi a fare il
"romanziere" dell'inchiesta su cui sta indagando.
Il mio parere è che quando uomini dello spessore di Giuttari ricorrono
a comportamenti "anomali", questi uomini soffrono, patiscono
qualcosa, si tormentano per qualcosa di grave, e l'apparato di
appartenenza, non se ne può fregare, o limitarsi ad una lettera di
richiamo.
Questi uomini, che sono i nostri valori istituzionali, non vanno
lasciati soli, specie nei momenti più delicati, questi uomini vanno
sostenuti, incoraggiati, motivati.
Ed è strano che queste cose debba dirle proprio io, io che tanto ho
fatto per quest'uomo, io che ho azzerato nel mio animo tutto quello che
da lui ho subito, ma l'inchiesta non è mia, e non sarebbe giusto
personalizzarla nella mia sofferenza.
Quello che voglio responsabilmente dichiarare è che ritengo un diritto
della gente, avere la dimostrazione pratica che "Scarabeo" non
è un romanzo, e che lì ci sono invece le mie lacrime, i miei verbali,
il mio impegno, e tutto questo non può tornare nelle tasche né di
Giuttari né della Rizzoli, se è vero quanto dicono circa le vendite
miliardarie del cosiddetto romanzo.
E allora vi faccio una proposta: scrivete, scrivete a Giuttari, scrivete
al Viminale, o a chi ritenete voi abbia più autorità, pretendete un
confronto televisivo tra me e Giuttari con "Scarabeo" e Atti
Giudiziari, e quanto altro deve smascherare questa sceneggiata.
Io sono pronta in qualunque momento, questo confronto l'ho chiesto a
Costanzo, e l'ho fatto chiedere anche dal mio avvocato; l'ho chiesto
alla presidente della RAI, dottoressa Annunziata, ma evidentemente
qualcuno ha la coda di paglia.
Voi però, come cittadini italiani, potete reclamare un vostro diritto a
conoscere come stanno veramente le cose, o a dedurre che se io non ho
nulla in contrario, altri temono che vengano fuori falsi e menzogne, che
a tutti gli Italiani, per questa inchiesta, sono costate miliardi!
Come pure, ritengo necessario che sulla vicenda "Mostro di
Firenze" si formi una Commissione di Inchiesta Parlamentare, gli
aspetti più inquietanti possono essere affrontati solo in quella sede,
e dunque speriamo che qualche politico di buona volontà, si faccia
promotore di tale iniziativa.
Volete sapere la
verità sul "Mostro di Firenze"? Io credo di conoscerla, ma
non posso consegnarla a chi si nasconde, perché più volte ho chiesto
anche al Magistrato di Perugia, il Dottor Mignini che le ulteriori cose
che ho da dire, le riferirò solo in presenza di un vertice, in presenza
del Procuratore Vigna, del Dottor Canessa, dello stesso Dottor Mignini,
e anche del Procuratore Aggiunto di Milano dottor Spataro, e del
Procuratore Capo di Roma neo eletto, e dell'Aggiunto Dottor Ormanni.
Ma non basta, avrà diritto ad esserci anche il Questore di Roma, dottor
Nicola Cavaliere, e il Procuratore Capo di Genova.
Vedete, io non ho nulla da temere, poiché so di dire la verità e di
poterla provare.
Il Magistrato di Perugia, Dottor Mignini sa bene da quanto tempo chiedo
di poter parlare davanti a queste Autorità, e devo dire che il Dottor
Mignini fa davvero onore alla Giustizia italiana, per la sua
disponibilità, per la sua professionalità, è un Magistrato che non
teme di sentirsi dire quanto altri forse hanno deciso di sigillare nel
silenzio.
Chi leggerà questa lettera, la diffonda, la faccia girare nelle
Istituzioni, io non vi deluderò, credo nel dovere della testimonianza
anche a costo della vita.
Gabriella Pasquali Carlizzi