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- Inchiesta
"Mostro di Firenze"
- Libro sul "Mostro di
Firenze"
«Mostro di Firenze»: c’era una volta una «perizia»…che
fine ha fatto? E’ stata forse il Jolly sui tavoli dei poteri occulti?
Ai giornalisti cui ne avevo fatto copia, è stata davvero rubata? Hanno
denunciato il fatto? Il Comando dei Carabinieri di Firenze, ne è in
possesso, come sarebbe loro diritto?
26 aprile 2004
- Esclusiva
per Disinformazione.it
Prima
di aprire questa inquietante pagina della vicenda "Mostro di
Firenze", ho riflettuto a lungo, e poiché mi sono convinta che è
giunto il momento di svelare tutti i retroscena di questa drammatica
inchiesta, anche se succederà un casino, almeno me lo auguro, ne voglio
parlare pubblicamente.
E speriamo che a seguito di questo articolo, non sparisca anche la mia
copia dell'inquietante documento, copia che in presenza delle mie
collaboratrici, affidai in custodia al dottor Michele Giuttari, nel
2001, avendone lo stesso acquisito altra copia in Atti.
Oggi stesso, invierò al dottor Giuttari e al dottor Canessa una lettera
raccomandata chiedendone la restituzione, lettera che naturalmente sarà
qui resa pubblica, e mi auguro di tornarne subito in possesso, volendo
personalmente farla pervenire ai Carabinieri di Firenze, perché siano
posti nelle condizioni di agire come parte offesa.
Ma andiamo con ordine, e come sempre, chiedo il sostegno di tutti quelli
che mi leggono, in quanto sò fin troppo bene che la mia decisione di
affidare alla gente, gli intrighi istituzionali che stringono in una
morsa la verità sul "Mostro", non è gradita a chi una buona
volta per tutte deve gettare la maschera ed uscire allo scoperto.
Correva
l'anno 1996.
Un giorno mi telefonò a casa l'allora mio difensore Pietro Fioravanti,
annunciandomi che sarei stata contattata da un suo amico e perito delle
vicende sul "Mostro", tale Tommaso D'Altilia.
Essendo un giorno di festa, e avendo disponibilità di tempo, pensai di
chiamare io stessa questo signore, onde riceverlo nel pomeriggio, e
pertanto chiesi all'avvocato il suo numero di cellulare.
Mi rispose un uomo dalla voce molto incisiva, collegò immediatamente
chi fossi, e al mio invito di venire a prendere un thè a casa mia,
rispose che non poteva, in quanto stava partecipando ad un convegno, e
pertanto mi avrebbe richiamato qualche giorno dopo, per fissare un
appuntamento.
Data la presentazione di Fioravanti , pensai che mi fosse sfuggito
qualche convegno sul "Mostro" o di carattere criminologico. In
genere li seguivo tutti come "infiltrata",
proprio per capire quali fossero i giochi di potere sul sangue
della povera gente.
Perciò chiesi al D'Altilia di quale convegno si trattasse.
Con grande stupore mi sentii rispondere che si trovava presso l'Hotel
Excelsior di Roma, al convegno sulla Magia presieduto dal Mago Otelma!
Lì per lì, non riuscii a capire che cavolo ci stava a fare un perito
al convegno dei Maghi, lo avrei capito però qualche tempo dopo.
Nei giorni successivi ricevetti presso il mio studio il Perito Tommaso
D'Altilia.
La mia esperienza in materia valse a farmi capire che davanti a me avevo
una persona non estranea all'argomento "Magia", ma anche una
persona preparata nella materia giuridica, ed espertissimo nella
conoscenza dei codici.
Mi raccontò di essere entrato nella vicenda come consulente
dell'avvocato Fioravanti, e di avere accettato di interessarsene anche
in conseguenza di vicende strettamente personali, e a causa delle quali
si sentiva in pericolo.
Mi disse anche di essere in ottimi rapporti con gli Inquirenti
fiorentini, e a rafforzare il suo racconto, mi mostrò un voluminoso
plico di fogli dattiloscritti con l'intestazione del suo studio legale,
firmati uno ad uno in fondo alla pagina, e indirizzati al Dottor Michele
Giuttari con preghiera di trasmettere il tutto al dottor Vigna e al
Dottor Canessa.
Tra l'altro sul frontespizio compariva una data, indicativa solo per una
parte dei fogli dattiloscritti, cui seguivano altre parti, con date in
successione.
Chiesi
al D'Altilia come mai aveva articolato il suo lavoro in questo modo.
Mi rispose che dato l'impegno che una perizia del genere comportava, lui
procedeva di volta in volta solo se gli Inquirenti lo invitavano a
proseguire, avendo trovato riscontri nelle precedenti parti.
La perizia veniva definita come "PARERE PRO VERITATE", ed
anche di ciò chiesi spiegazioni.
D'Altilia così si espresse: " Vede, cara signora, gli Inquirenti
non potevano fare altrimenti, essendo stato io incaricato a svolgere
questo lavoro non in sede processuale,
piuttosto in forza di una esigenza di opportunità, sa….".
Non capivo cosa volesse dire con "esigenza di opportunità", e
lo incalzai.
"Scusi, ma un lavoro così, se non è stato chiesto dalla parte, e
non c'è incarico in sede processuale, a quale esigenza risponde, e di
chi?"
" Cosa vuole, anche il Procuratore Vigna, si sentirà in difficoltà
davanti alla pubblica opinione, dovendo prendere atto che tanti anni di
indagine, da quanto appare, hanno portato a ben poco….".
Mentre parlava avevo cominciato a leggere la prima pagina del documento,
diviso per capitoli e per paragrafi.
Non credevo ai miei occhi, ma effettivamente c'era testualmente scritto:
"Depistamento doloso da parte dell'Arma dei
Carabinieri…….".
Entravo in scena.
Infatti da quel momento decisi di "stare al gioco", dare
parola a tutti, ricevere tutti, registrarmi tutti, e allo stesso tempo
informare con uno o due fax al giorno gli Inquirenti fiorentini di
quanto mi capitava.
Nessuno diede mai segni di vita, ma a me occorreva formalizzare quanto
oggi mi consente di smascherare davanti alla pubblica opinione, chiunque
se lo meriti.
E vi assicuro che in questa "Mostro-story" ne sentirete delle
belle!
Con il
D'Altilia iniziò un assiduo rapporto di scambio di informazioni, anche
perché avendo peritato come Atto presente nei fascicoli, il mio libro
"Lettera ad Alberto Bevilacqua sul Mostro di Firenze",
riconosceva utile anche il lavoro da me svolto, e quindi arricchì e
completò il suo "Parere pro veritate" con una approfondita
ricerca sia sullo scrittore, sia sulla questione esoterica quale
eventuale movente di quei delitti, ma anche di molti altri, pure
riconducibili alla stessa organizzazione. (Ben 23 pagine dedicate all'omicidio di Nadia Roccia!),
A volte il D'Altilia si presentava presso il mio studio, e faceva le
fotocopie della perizia, o anche qualche telefonata-trappola con
particolare riferimento al ruolo di Villa Verde, la "Villa dei
Misteri", a San
Casciano Val di Pesa, come pure, telefonava al Dottor Giuttari o al
Dottor Canessa, per chiedere il loro parere sulla parte esaminata e la
conseguente autorizzazione a proseguire il lavoro, insistendo per un
appuntamento.
Preciso che queste cose avvenivano in mia presenza, e furono da me
verbalizzate insieme ad altri testimoni, nella primavera estate del
2001, presso gli Inquirenti di Firenze.
Attendevo che D'Altilia portasse a compimento il suo lavoro, e me ne
desse copia.
All'epoca, come ricorderete, a Firenze, mi chiudevano la porta in
faccia, nonostante io possa dimostrare le numerose e formali richieste
loro inviate per essere ascoltata in merito a circostanze, a mio avviso,
estremamente gravi e di loro stretta competenza.
Quando lessi l'intero documento redatto da Tommaso D'Altilia e dallo
stesso trasmesso agli Inquirenti fiorentini, non mi vergogno di dire che
stetti male al punto da dover rimanere alcuni giorni a letto, piangevo,
soffrivo enormemente, ero stata ferita in uno dei miei punti di
riferimento a me più cari, nei quali avevo sempre riposto la mia totale
fiducia: l'Arma dei Carabinieri.
Nella
perizia, con tanto di nomi e cognomi, si attribuiva ai Carabinieri la
responsabilità di avere depistato la SAM, di avere fatto da
"palo", i Carabinieri con l'auto di servizio e il
lampeggiatore blu, a coloro che uccidevano le coppie, e non solo. D'Altilia
aveva allegato una "informativa" attestante alcune abitudini
di alcuni Carabinieri, per cui questi erano ricattati da guardoni senza
divisa.
E non basta. Un Maresciallo dei Carabinieri, indicato con nome e
cognome, sarebbe stato autore di manomissione dei bossoli repertati nel
delitto del 1968, e sostituiti con i bossoli della Beretta 22 usata in
tutti gli altri delitti del "Mostro", in modo da confondere
gli Inquirenti che avrebbero sostenuto erroneamente che la pistola usata
nel '68 era la stessa degli altri sette duplici delitti.
E a conferma di ciò, nella perizia di D'Altilia, nel capitolo relativo
alla parte balistica, si afferma con certezza che le pistole erano
invece due.
Appena mi ripresi dallo shock, mi
recai con questo documento presso il Comando Generale dei Carabinieri, a
Roma, a capo del quale
all'epoca era il Generale Federici.
Ricevetti da tutto il suo ufficio la lode per il mio corretto
comportamento in difesa dell'Arma, e immediatamente presero contatto con
il loro Reparto Operativo di via Inselci, dove fui ricevuta e la perizia
fu formalmente acquisita dal Colonnello La Forgia.
Mi invitarono da quel giorno a non frequentare più il D'Altilia,
promettendomi che si sarebbero attivati per ottenere un provvedimento di
scorta per me, riconoscendo nella situazione un oggettivo pericolo per
la mia incolumità.
Trascorsero mesi, poi anni, non seppi più nulla, e alle mie telefonate,
chi rispondeva si mostrava vago.
Eppure, proprio per esaltare il valore dell'Arma, avevo loro dedicato la
copertina del mio giornale,
Qualcosa
però accadde, anche se di natura "politica".
Tutti ricorderanno che in quel periodo le forze Parlamentari e di
Governo, discutevano sull'opportunità di fondere le varie Forze
dell'Ordine, e si animò una pesante polemica, in quanto ne sarebbe
risultata penalizzata proprio l'Arma dei Carabinieri.
Fu forse una coincidenza, ma dopo il formale deposito della perizia, la
questione politica si appianò e l'Arma mantenne integri i propri ruoli.
A D'Altilia nulla accadde, in senso giudiziario, e rimase sempre a piede
libero, lui e la sua perizia.
A me, se avessi scritto io certe
cose, avrebbero dato l'ergastolo!
Infatti, casualmente molto tempo dopo si incontrò con mio marito, al
quale lamentò il fatto che io non lo avessi più cercato, né
rispondevo più alle sue telefonate.
Aggiunse pure che gli accadevano cose strane, e chiese a mio marito:
" Ma sai se per caso Gabriella ha fatto qualcosa? Sto subendo
episodi gravi, ma non capisco da dove provengono.
Mi sono entrati in casa di nascosto. Mi hanno eseguito uno sfratto
doloso, senza motivo mi hanno bloccato la pensione, e sono ridotto alla
fame, eppure nessuno riesce a capire nulla, né alcuno mi ha
chiamato….".
Mio marito naturalmente non gli disse che io avevo portato la sua
perizia ai Carabinieri, ma parlando tra di noi di questo incontro, non
escludemmo che le vicende raccontate dal D'Altilia fossero in qualche
modo collegate con ciò che io avevo ritenuto di fare.
Verso la fine del '97 tornò a trovarmi nel mio studio e conobbe alcune
persone, anche appartenenti
Uno di questi, nel 2002 arbitrariamente la pubblicò per intero in un
libro, inventandosi che l'avevo autorizzato io, e, cose da pazzi!, la
premessa al libro era stata redatta e firmata dall'avvocato Pietro
Fioravanti!
Il
giornalista si chiama Paolo Cantarelli di Castelvetro in provincia di
Modena.
Sul libro la perizia compariva completa di nomi e cognomi.
Appena venni a conoscenza del fatto, a mio avviso di inaudita gravità,
avvertii il D'Altilia il quale mi chiese il piacere di accompagnarlo a
Firenze, dal dottor Giuttari, intendendo sporgere querela nei confronti
di Cantarelli.
Ed effettivamente così accadde, ma a tutt'oggi, a dire di D'Altilia,
della sua querela nulla si è più saputo, mentre lui spesso si sente in
pericolo, anche per la sua incolumità.
Come andarono veramente le cose, fin dall'origine di questo atto,
comunque destabilizzante delle Istituzioni?
Alcuni mesi fa decisi di riprendere in considerazione questa vicenda.
Pertanto, avendo dato in custodia la copia della perizia in mio possesso
al dottor Giuttari, e non essendo più riuscita a parlare con lui che a
dire dei giornalisti con cui invece
parla, non da ultimo Pino Rinaldi di "Chi l'ha visto?",
non vuole più sentire pronunciare il mio nome (!), ho chiesto alle mie
colleghe giornaliste alle quali io stessa diedi copia del documento, se
potevano inviarmene loro una copia.
Franca Selvatici di Repubblica, dopo avermi comunicato di aver affidato
la perizia al commesso per le copie da me richieste, rammaricata, mi
riferiva che il documento non lo trovava più, nonostante chiuso a
chiave nel suo archivio del giornale, e che avrebbe denunciato il fatto
al Direttore, rassicurandomi che se convocata dall'A.G. , avrebbe
formalizzato i motivi per i quali non mi aveva inviato quanto da me
richiesto.
Mi rivolsi pertanto alla giornalista de "Il Tirreno", Cristina
Orsini, la stessa che mi regalò copia del libro di Cantarelli, in
Questura a Firenze, proprio mentre D'Altilia sporgeva querela, libro che
fu depositato in atti.
Ebbene nemmeno da lei riuscii ad avere copia del documento, e
stranamente non la sentii più.
C'è da dire che in quella perizia, si parlava anche di Luciano
Paradiso, del quale si sa che corrispondeva a Luciano Corrado,
proprietario di Villa Verde, padre della Ajmona Corrado.
E chi lo
dice? Lo dice D'Altilia, in una telefonata registrata, quando urtato dal
fatto che gli Inquirenti fiorentini abbiano negato di sapere qualcosa
della perizia, si mette a urlare: "Se proprio lo vuoi sapere io
quella perizia l'ho fatta sulla base di atti giudiziari. E ho la copia
di un verbale della Ghiribelli che conferma che quando il mago Indovino
si arrabbiava, minacciava di farsi dare da Luciano "Paradiso"
la pistole del "Mostro"".
Ma lo dicono anche quelli che indagano sulla morte del criminologo
Maurizio Antonello, avvenuta a Mestre la primavera scorsa. Pare che nel
suo computer siano stati trovati riferimenti a diversi interrogatori
dello stesso con gli Inquirenti di Firenze, e che abbia anche lui
parlato della "Rosa Rossa, e indicato che Luciano Corrado si faceva
chiamare Luciano Paradiso.
E queste cose sono state confermate dall'avvocato Luciano Faraon, e
anche da Roberto Fiasconaro, fotoreporter, così come mi è stato
possibile documentare.
E Villa Verde che fine ha fatto nell'inchiesta?
Da quanto si sa, le due proprietarie, madre e figlia, (anche il padre
morì in circostanze inquietanti!)
In compenso qualcuno, assicuratosi che i "misteri" della Villa
sono stati nel frattempo "rimossi", giura che al di là della
propensione alle pratiche della magia nera, lì non vi sarebbero
collegamenti con i delitti del "Mostro".
Peccato
che la Magia nera necessita per i rituali dei feticci!
D'altra parte sarebbe stato davvero mostruoso un coinvolgimento di
questa Villa in tanto
orrore, persone perbene che hanno pubblicamente vantato amicizie con
l'uomo di tutti i Presidenti della Repubblica, il dottor Gifuni, che
naturalmente smentisce, persone che hanno ospitato autorità dello Stato
che mai di nulla si sono accorti, nonostante tra queste autorità ci
fossero proprio coloro che indagavano sul "Mostro", uno
scandalo di queste proporzioni, ancor oggi sarebbe
sconveniente….
E allora, abbiamo sognato tutti?
Siamo in presenza dell'ennesimo errore giudiziario?
Bè, non ci si lamenti se qualche rappresentante delle Istituzioni,
leggendo casualmente questi miei articoli, mosso da uno scrupolo di
coscienza verso le tante, troppe vittime, troverà il modo di prendere
in mano la situazione e fare un po’ di chiarezza!
Ed è scontato che all'eventuale "eroe di buona volontà", io
darò tutto quello che ho provveduto a mettere in salvo, perché se
qualcuno pensa davvero di far morire in silenzio l'inchiesta
"Mostro di Firenze", allora sappia che si sbaglia, mi sono
spiegata?
A breve ci saranno le elezioni Europee, e se l'Italia si mostrerà
sorda, ci sarà qualche altro Paese che ascolterà invece con interesse,
e che da tempo è attento osservatore di questo popolo di eroi, artisti,
poeti…………..tutti fin troppo riservati!
Gabriella Pasquali Carlizzi