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«Mostro di Firenze»: cattureremo il «mostro» sulle tracce dei retroscena di questa «mostruosa» inchiesta! Parola di testimone.
27 aprile 2004 - Esclusiva per Disinformazione.it

Al mio articolo di ieri, hanno davvero risposto in tanti, e non solo con e-mail, si sono fatti vivi autorevoli esponenti delle Istituzioni, delle Forze Sociali, degli ambienti della Politica, e soprattutto la gente comune, tanta gente comune.
L'Italia è un Paese ancora vivo, quando lo si coinvolge non con le solite parole sterili, ma dimostrando i fatti di cui si parla, portando allo scoperto quei pezzi di vita vissuta che nessuno immagina, e di cui certo non si apprende dai giornali, dalle televisioni, perché nessuno è libero là dove tutto è controllato da chi detiene il potere dell'Informazione.
Sapeste quanti colleghi giornalisti, desidererebbero scrivere ciò che io rendo pubblico, non dovendo rispondere ad alcun "padrone", se non alla mia coscienza e alle leggi dello Stato!
Ogni giorno mi sento dire: "Beata te! Figurati se il mio Direttore mi approverebbe un pezzo di questo genere!".
Per non parlare di tutte quelle volte, che sono stata intervistata, magari per ore, e il giorno dopo mi sentivo dire: "L'articolo è stato bloccato, eppure era già andato in macchina!"
Giornalisti cui sono arrivate minacce, minacce di morte.
Pensate, quando pubblicai nel 1996 il libro "Lettera ad Alberto Bevilacqua sul Mostro di Firenze", prima della presentazione, mi chiesero due interviste: una Pierangelo Maurizio de "Il Tempo", l'altra Gennaro De Stefano per il settimanale "Oggi".
Sapendo che aria tirava, mi feci assicurare per iscritto dai loro rispettivi Direttori circa la pubblicazione delle interviste.
Ebbene, le interviste furono da me rilasciate, ma mai furono pubblicate, e ambedue i giornalisti gravemente minacciati, al punto che io stessa avvertii il Procuratore Vigna con un fax del gravissimo episodio. Ancor oggi, Gennaro De Stefano, ha riferito di quelle minacce a un collega che me lo ha raccontato e documentato. Stessa cosa per un'altra importante firma giornalistica, alla quale dedicherò un capitolo a parte.

Naturalmente, alla presentazione del mio libro c'era tutta la stampa al completo, alle Giubbe Rosse di Firenze, e altrettanto naturalmente, sui giornali non comparse nemmeno una riga!
E' ovvio dedurre che se da parte di potenti avvocati si arriva ad usare l'ignobile arma della minaccia, evidentemente ciò che si pretende sia taciuto è la verità, atteso che, in caso di diffamazione a mezzo stampa, gli avvocati sanno bene come tutelare legittimamente i propri clienti!
Ora, grazie a Dio, il problema del "bavaglio" per me è superato, su internet pubblico tutto quello che voglio, e per gli argomenti più "scottanti" e sempre ben documentati, fra qualche giorno disporrò di un altro sito, onde non creare grane ai cari amici di disinformazione.
Ho costatato quanto la pubblica opinione sia rimasta scossa relativamente alla perizia sul "Mostro" redatta da Tommaso D'Altilia, e di cui ho ampiamente parlato ieri.
Tutti coloro che mi hanno scritto o telefonato, si sono chiesti la stessa cosa: "Come hanno reagito i Carabinieri? D'Altilia è stato poi querelato? C'è stato un processo? E come si è concluso?
Da quanto ne so, direttamente dal D'Altilia, credo che nulla di tutto questo sia avvenuto.
E riflettendo in ordine alla procedura, penso che gli stessi Ufficiali dell'Arma che acquisirono il documento, su delega del Comando Generale di Roma, poiché l'argomento era il "Mostro di Firenze", avranno dovuto trasmettere il tutto agli Inquirenti fiorentini, titolari di questa indagine.
Se non fosse stato trasmesso tale atto, e tutto si fosse fermato alla semplice acquisizione, bè, sarebbe davvero molto grave, grave in tutti i sensi.

Allora la domanda è un'altra.
Premesso che quella perizia, al di là di come sia nata, al di là se fu trasmessa o no, comunque gli Inquirenti fiorentini nel 2001 ne vennero in possesso e formalmente, come si comportarono di conseguenza?
Verificarono se i fatti riportati nel documento erano veri o falsi?
Escludiamo la prima ipotesi, poiché nulla si è mai appreso di persone indagate e accusate, citate nella perizia.
Dunque, si doveva procedere in modo da consentire non solo ai Carabinieri citati, ma anche alla rappresentanza legale dell'Arma di costituirsi parte civile nei confronti del redattore di quell'Atto.
E non solo.
Questa perizia fu addirittura resa integralmente pubblica in un libro scritto da Paolo Cantarelli, contro il quale il D'Altilia sporse querela presso la Questura di Firenze, quando il Dottor Giuttari era capo della Squadra Mobile, querela anche questa, a dire di D'Altilia, di cui nulla si è più saputo.
Ma proprio l'atto di querela è attestante dell'autore in Tommaso D'Altilia, che rivendica il documento di sua proprietà.
Ora, allo stato attuale delle cose, ci si chiede: l'Arma dei Carabinieri, pur senza entrare nel merito dei contenuti di questo Atto, per i quali il Magistrato di Firenze ha delegato il Dottor Giuttari, ha diritto a tutelare la propria immagine? Oppure deve portarsi il peso di sospetti tanto gravi, in ordine a delitti efferati, in una inchiesta peraltro non chiara e nel cui ambito si può dubitare di tutto e di tutti?
Purtroppo il vecchio detto "chi tace acconsente", oggi divenuto legge di "silenzio, assenzo", può essere volgarmente applicato anche in questo caso, e pertanto è impensabile che chi di dovere non agisca fino a vanificare ombre che pesano come macigni!
Oppure qualcuno teme che D'Altilia possa a sua volta difendersi, sostenendo di avere agito su commissione?

Insomma, una risposta lo Stato la deve dare, tanto più che per difendere lo Stato, ho preso io l'iniziativa di affrontare pubblicamente gli argomenti più delicati dell'inchiesta sul "Mostro", proprio perché l'opinione pubblica si renda conto che le problematiche di un'indagine non sono solo quelle della ricerca della verità per assicurare alla Giustizia i responsabili, ma sono anche altre, e che spesso sacrificano il diritto delle stesse vittime.
Basterebbe mettere a confronto i tanti memoriali di Pacciani o chi per lui, in ognuno dei quali indicava un "Mostro" diverso, facendo ben capire di conoscerne l'identità, e sarebbe più che evidente l'esistenza di una sofisticata regia nella vicenda.
Come pure, la mia esperienza come assistente volontaria nelle carceri di massima sicurezza, mi ha convinto che per alcuni soggetti considerati delinquenti abituali, accettare il carico di reati non direttamente commessi in cambio di denaro, rientra in una logica di pura convenienza.
E Pacciani si fece ben pagare "Il Silenzio Degli Innocenti"!, anche perché tornando ai "romanzi-verità", Thomas Harris, nelle sue opere culminate in Hannibal, fece ben capire di sapere chi fosse il "Mostro di Firenze", e forse, quando si fermò nella città dell'arte, avvalendosi per la stesura del suo "romanzo" della collaborazione del dottor Perugini, chissà che in via del tutto eccezionale, non abbia parlato con il vero "Mostro", e forse non fu casuale che nell'omonimo film ci si ritrovi nell'antica Biblioteca……
Se si fosse indagato nei libri, si sarebbe speso di meno e imparato di più!
Osservare, è alla base di questa inchiesta, e spero che i tanti che mi leggono lo stiano facendo.

Vi ricordate quando recentemente ho detto che per me anche i delitti di Bilancia erano riconducibili alla "Rosa Rossa"?
E se ancora trovate in edicola il mensile "Maxim",  leggerete una intervista rilasciata da Bilancia, in cui lo stesso chiede la riaperture del processo, sostenendo di non avere ucciso da solo.
Su un altro giornale fu anche pubblicato che Bilancia lamentava come carenza di indagine, il non essere stato esaminato un reperto: un paio di manette!
E in un'altra intervista ancora Bilancia aveva dichiarato che i nomi dei suoi complici li avrebbe fatti quando si sarebbe trovato in un'aula pubblica di dibattimento, facendo intendere che si trattava di nomi particolari.
Ebbene, Domenica scorsa ci siamo trovati di fronte al faccia a faccia tra Bonolis e Bilancia!
Questa volta il servizio pubblico della Rai ha messo in campo l'inviato speciale in "missione di pace", il quale con successo è riuscito a rassicurare l'Italia, con le stesse parole di Bilancia.
Niente paura dunque, il messaggio è arrivato a domicilio di chi per fare prima, si era avvalso del veloce ponte-RAI che in tempo reale ha restituito a qualcuno "Il senso della vita".
Bilancia ha potuto ben spiegare chi era "l'altro" mentre uccideva: non un complice, ma l'altro se stesso, quello che lo "comandava" all'improvviso di farsi chilometri e chilometri per andare ad uccidere, e lo stesso Bilancia dice a Bonolis: "Che bisogno c'era, io, se volevo uccidere, potevo farlo in casa mia, sotto casa, mica sono matto che attraverso la Liguria".
E le manette, che dirà, se qualcuno glielo chiederà?
Lo possiamo tranquillamente immaginare: "Voi non avete analizzato l'oggetto della costrizione, l'oggetto che imprigionava la mia personalità buona, debole, fragile, al punto che mai ce l'avrebbe fatta ad uccidere senza l'aiuto di qualcuno…."
"Qualcuno chi, scusi?"
"L'altro, gliel'ho già detto, l'altro Bilancia!"
Naturalmente la polemica alla messa in onda doveva scoppiare, anche perché Bonolis avrebbe chiesto i danni in caso l'intervista fosse stata bloccata, lui che ha davvero rischiato, è rimasto traumatizzato, e chissà con quali conseguenze….Ce ne accorgeremo la prossima domenica, sempre che il suo equilibrio non si sia spezzato come quello di Bilancia…

Ma scusate, se non è stata l'Annunziata, a mandare Bonolis a visitare Bilancia, allora chi ce lo ha mandato?
Qualcuno direbbe: "Gatta ci cova…"!
E sempre in tema di "Rosa Rossa", anche a Cogne, tutto è andato come da copione!
Taormina ha rinunciato, eppure aveva dato l'impressione che la sua rivincita se la sarebbe presa davanti al mondo intero, in un'aula dibattimentale! All'improvviso si parla del rito abbreviato, come a dire, meglio interrompere qui le indagini, prima che le cose si complichino con l'aggiunta di qualche altro indagato…..
E il "vero" assassino? 
Taormina sa chi è, ma ce lo dirà dopo la sentenza!
Eppure la mamma del piccolo Samuele, si preoccupava tanto che il killer fosse a piede libero e potesse uccidere altri bambini….dunque perché aspettare?
Attenzione, si rischia di essere incriminati per favoreggiamento, nel caso accadesse qualcosa, per non aver detto ancora il nome di chi da molto tempo si dice di conoscere….
Taormina sa il fatto suo, e vi assicuro che non dice un filo di bugia.
Effettivamente conosce l'assassino, e proprio per questo non rischia alcun favoreggiamento….in fondo era quello che ci aspettavamo.
Osserveremo sempre meglio e più in profondità……

                                                                          Gabriella Pasquali Carlizzi 

 
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