|
|
|
Home Page - Contatti - La libreria - Link - Cerca nel sito - Pubblicità nel sito - Sostenitori |
- Inchiesta
"Mostro di Firenze"
- Libro sul "Mostro di
Firenze"
«Mostro
di Firenze»: il rito epistolare dell’avvocato Pietro Fioravanti, allo
scadere del «settimo anno», dal suo primo incontro con Pietro
Pacciani.
29 aprile 2004 - Esclusiva per
Disinformazione.it
Correva l'anno 1996.
L'Avvocato Fioravanti era reduce da quello che chiamò lui stesso
"divorzio in casa", nel fax che mi inviò,
quando a Roma si decise che Pacciani sarebbe stato assolto, e che
per questo nobile scopo, Fioravanti doveva uscire di scena, lasciando il
posto, "rigorosamente
in piedi", all'illustre
avvocato Nino Marazzita. "Gabriella, io devo salvare il processo a
Pacciani…": ma che voleva dire Pietro Fioravanti?
Forse non stimava abbastanza se stesso, le sue capacità professionali?
E come faceva, lui, a sapere prima che iniziasse il processo d'Appello,
che Pacciani sarebbe stato assolto, che quel processo si sarebbe
"salvato"?
Qualcuno si è mai accorto della gravità di una simile affermazione, e
sono mai state chieste responsabili spiegazioni a Fioravanti?
Perché, il Giudice Ferri, subito dopo aver assolto il contadino di
Mercatale, si spogliò della Toga, rievocando lo storico gesto che fu di
Di Pietro, allorquando gli fu posto l'ALT!, e non
potette dire:"Avanti un altro", né fu più necessario
che Berlusconi rispondesse :"Presente"!
E sempre nel nostro spirito di osservazione, ci chiediamo: "Come
mai, subito dopo l'assoluzione, dal Centro di Accogliena di Suor
Elisabetta, si sprigionò come una "fumata bianca", e
Pacciani, nuovo Papa eletto, preferì affacciarsi alla finestra e
ricordandosi di quando piangeva come un agnelluccio, benedì la folla
insieme ai due compagni di sventura, Bevacqua e Fioravanti, anziché
inneggiare al Principe del Foro, Marazzita, grazie al quale era stato
assolto?
Dobbiamo parlare di "assoluzione" o di "indulgenza
plenaria"?
E perché l'assoluzione del Vampa fu accreditata a Fioravanti, come se
l'avesse "guadagnata" in prima persona? E non fu
sempre lui ad esporsi, cantando all'osteria col contadino,
alla faccia delle povere vittime, e scrivendo sul mio giornale un
canto d'amore al suo Pietro, come se avessero dovuto continuare a
portare insieme, la Croce di una condanna e di una assoluzione?
E Marazzita, fu solo la magica "porta" per entrare nella"
stanza dei bottoni", una "porta" a scomparsa totale,
simile a quella che introdusse gli uomini di Giuttari nell'alcova di
Cecchi Gori e Valeria Marini?
Dottor Giuttari, anche lei provocò
come il "Mostro", il soprassalto degli amanti "inguattati"?
Palazzo Borghese le piacque più di Villa Verde? Si salvò il
"Mostro" e si sacrificò "la Fiorentina"?
Ed ora scopriamo lo
"scrittore" Pietro Fioravanti.
"STORIA DEI MIEI SETTE ANNI CON PIETRO PACCIANI". A cura di
Pietro Fioravanti.
Qui nel lettuccio della cella mia,
nella notte profonda e solitaria
mi viene tanta la malinconia
pensando a questa vita troppo strana.
Qui non esiste un giorno d'allegria
e la vita qui è tanto amara;
si fanno quattro passi in compagnia
racchiusi in un cortile che è una bara.
E così finisce la giornata,
pensando alla speranza di un domani:
ognuno pensa alla moglie o fidanzata,
ma questo giorno non arriva mai!
Dalla finestra dove sono chiuso
io guardo l'orizzonte e la natura
e il mio pensiero ne viene socchiuso
pensando: SONO NATO ALLA
SVENTURA!
Ho lavorato tanto nella vita
pensando al sacrificio che ho provato.
Speriamo questa lotta sia finita:
forse era meglio che non fossi nato"
(…Dai pensieri di
Pietro Pacciani in carcere… )
Era il mese di Maria,
maggio 1989, quando nel carcere di Sollicciano in Firenze, Pietro
Pacciani mi chiamava in suo aiuto.
Benedetto o maledetto che fosse, quello fu il primo impatto con un uomo
disperato.
Pietro era il mio nome. Pietro era il suo nome.
Non c'era simbiosi, non c'erano accordi preventivi: due persone ed un
solo nome.
Il buon Dio ci aveva forse destinati l'uno per l'altro: due suoi figli,
nati e vissuti nella rude terra.
Uno nel Mugello, l'altro nel regno dei Papi: la marca picena alle falde
della montagna dei Fiori.
E nel mese di maggio 1989, sette anni or sono, nel mese dei fiori e dei
germogli, nasceva un binomio per la gioia e per la sofferenza.
Un incontro nel segno della Giustizia senza infamia e senza lode.
Ognuno per la propria strada ravvicinata in una stretta di mano,
cementata da tante lacrime di sofferenza e di gioia, spezzando il pane
quotidiano alla ricerca della VERITA'.
Mano callosa, fatta di lavoro, l'una;
mano forte, ma non dura, l'altra.
Mani che si sono strette nell'illusione di riuscita e di tanti
"Grazie!".
Una storia vera che se ne frega dei vichiani "corsi e
ricorsi", ma che concreta se stessa in paradossi incredibili e
strani per colpa di uomini ancora più strani.
Storia di un processo all'imbecillità di chi crede che l'uomo sia una
piccola cosa, o una misera canna sbattuta dal vento, tra le certezze, le
incertezze, le verità e le falsità, le stramberie e le cose serie.
Ed un processo vi fu.
Un uomo alla sbarra vi fu.
Un "mostro" in provetta vi fu.
Ma la "montagna partorì un topolino", et parturiunt montes
ridiculus mus:
"IN NOME DEL POPOLO ITALIANO, LA CORTE D'ASSISE D'APPELLO DI
FIRENZE, VISTO L'ARTICOLO 530 DEL CODICE DI RITO, IN RIFORMA
DELL'APPELLATA SENTENZA DEL 1.11.1994 , ASSOLVE PIETRO PACCIANI DAL
REATO ASCRITTO, PERCHE' IL FATTO NON SUSSISTE!…."
Il "mostro"
in provetta non era mai nato! Fu solo immaginato!
Errori su errori della Giustizia.
Il Fornaretto di Venezia insegna.
Di Pietro in Pietro: una strepitosa vittoria passata dall'abominio di un
processo di immaginaria mostruosità tanto che nella mente torna il
ricordo della dantesca facezia dell'adagio "…ed egli ebbe del cul
fatta trombetta….", incorniciato nella veridicità di un
"…uomini siate, non pecore matte!…"
E, se uomini siamo, uomini con l'intelletto limpido e capacità di
intendere e con spalle robuste, non possiamo ingannare né la Giustizia
né noi stessi.
Solo allora saremo nella verità che bandisce l'ignominia e la
cretineria.
Una storia vera, quella di Pietro Pacciani, una storia vera che vi sarà
raccontata fino nei minimi particolari, da quel sette gennaio 1925
quando nacque " IL MOSTRO MAI NATO" (continua)."
Avvocato Pietro Fioravanti
Ma Pietro Fioravanti
non continuò, come ci aveva promesso.
Evidentemente chi doveva avere orecchie per intendere, intese
velocemente il messaggio che l'Avvocato inviò dal mio giornale
"L'Altra Repubblica, nel maggio del 1996.
E a rileggerla attentamente, la patetica pagina di Fioravanti, di
riflessioni se ne potrebbero fare molte.
La chiave esoterica c'è tutta: egli mette in evidenza il concetto di
"nascita", quella del "mostro mai nato" e quella di
Pacciani "realmente nato".
Associa le due nascite al magico numero "sette", e celebra la
sua "preghiera di ringraziamento", dopo "sette" anni
dalla nascita del mostro mai nato, mentre ci promette di raccontare
tutta la storia di quel Pacciani veramente nato,
esattamente il giorno "sette".
E sempre "sette" è il codice di questa nascita: 7 gennaio
1925 = 7 + 1 + 1 + 9 + 2 + 5 = 25 = 2 + 5 =
= "sette"!
Fioravanti mette in evidenza anche
un mese particolarmente "spirituale": Maggio, e lo definisce
come il mese di "Maria", ci ricorda la montagna dei
"Fiori", e anche che maggio è il mese dei "fiori e dei
germogli". Fa di se stesso e di Pacciani, un "binomio",
"sofferenza e gioia", esattamente come le povere
"coppie" uccise dal "Mostro", unite per sempre anche
loro, dalla "sofferenza e gioia", morirono mentre si amavano!
Fioravanti cita la sentenza di assoluzione di Pacciani e dice:
"…di Pietro in Pietro…", vuole essere incisivo in questo
concetto di continuità, forse
solo nella sua fantasia, perché dimentica che tra un Pietro e un
Pietro, c'è stato un Nino, a meno che "Nino" non sia il
diminutivo di Marazzita, il quale però non smentì il collega
fiorentino, rivendicando ai propri meriti la storica assoluzione.
Pacciani era
innocente, ma dichiarava di sapere chi fosse il "vero Mostro",
e l'avvocato Fioravanti la smetta di dire cazzate, quando insinua che
"qualcuno, gente di non so che specie", ha messo in giro la
voce, facendo credere che Pacciani sapesse, mentre Pacciani nulla
sapeva!
"Caro Fioravanti, falla finita se non vuoi renderti ridicolo!
Ti ricordo che quando il tuo" compagno d'osteria" Pietro,
inviava col tuo assenso, e forse qualcosa di più di tuo c'era, i famosi
memoriali tracciando l'identikit del "mostro", noi non ci
conoscevamo ancora, né io mi ero mai interessata al "Mostro di
Firenze", dovendolo controllare qui a Roma!
E se leggevi sui giornali i memoriali del tuo assistito, anche tu sapevi
che Pacciani sapeva, e sapevi quel che lui sapeva!
Poi, quando ti conobbi e ti invitai a parlare, tu rispondesti:
"Chiedilo a Vigna!" E' registrato!
Attenti, tu e Giuttari, andare in quel "salotto televisivo" è
un rischio, non tutti resistono ai rituali esoterici, specie quando si
espone la "reliquia", così come ci è toccato vedere in bella
mostra l'Incappucciato, la Rosa Rossa, e il cuore con i due volti del
sacrificio!
Al posto tuo, caro Pietro, andrei a dire tutto al Dottor Mignini, perché
il fatto stesso che tu cambi versione ogni volta, bada che ho registrato
tutte le trasmissioni dove sei comparso, fa temere che tu non sia
sereno: c'è forse qualcuno che ti minaccia?
Tu hai urlato a milioni di Italiani
che Pacciani è stato ucciso perché sapeva!
Giuttari ti ha ricordato le responsabilità che ti assumevi con questa
pubblica denuncia!
E tu, hai corretto il "tiro" dicendo che si era fatto credere
che Pacciani sapesse!
Pietro, tu pensi che le Istituzioni siano sorde, cieche o mute? O pensi
che non leggano quanto sto scrivendo? E' la prima cosa che fanno, ogni
giorno, se proprio lo vuoi sapere, e ti posso confermare che il
"gioco-mostro di Firenze", è finito! Ora è tempo di una sola
verità! "
CENNI BIOGRAFICI DI
PIETRO FIORAVANTI (Pubblicati
dallo stesso sul mio giornale)
L'Avvocato Pietro Fioravanti, nato in Appignano del Tronto (AP) il 22
luglio 1935 - Figlio di contadini - Primo di sette - Regolare negli
studi obbligatori - Liceo Classico - Laurea in Filosofia -
Insegnante a vari Licei. Nel 1978 si laurea in Giurisprudenza, e lavora
per il "PROBLEMA RECUPERO TOSSICODIPENDENTI".
E' il Legale di San Patrignano - CEIS
di Firenze, Livorno, Prato e Comunità Incontro.
Nel 1989 comincia ad assistere Pietro Pacciani, e per sette anni è il
suo lavoro legale che più lo impegna, fino all'assoluzione presso la
Corte di Assise di Appello di Firenze!
In Aula, quel giorno c'ero anch'io, mi sembrò di aver visto l'avvocato
Marazzita, forse mi confusi, in fondo
si somigliano i due avvocati, in fondo in fondo…..se tocchi il
fondo, li vedi!
Gabriella Pasquali Carlizzi