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- Inchiesta
"Mostro di Firenze"
- Libro sul "Mostro di
Firenze"
«Mostro
di Firenze»: il silenzio dello Stato e lo sconcerto del grande popolo
di internet. Il «mistero» Michele Giuttari-Gabriella Carlizzi».
L’esoterista Donato Bilancia, e le tre «entità» della Rosa Rossa: un
colpo di spugna?
4
maggio 2004 – Esclusiva per Disinformazione.it
Evidentemente non
tutti gli italiani si sono distratti dalla inquietante realtà che
emerge dai miei articoli, il ponte dei primo maggio questa volta è
servito per riflettere e inviare chiari segni di partecipazione alla
vicenda, oltre ogni aspettativa, e di ciò non posso che sentirmi
lusingata e ringraziare tutti dì cuore, tutti avete scritto, veramente
in tanti. Mi sono convinta che quando si dimostra ciò che si dice, che
si scrive, quella diffidenza che forse finisce per far comodo a coloro
verso cui si diffida, viene a cadere, e scatta spontaneo un senso
collettivo di solidarietà, in cui ciascuno sa di poter essere utile,
costruttivo, nessuno pensa più di essere solo uno spettatore ma si
contribuisce attivamente nella ricerca di un bene comune, una specie di
"caccia al tesoro": la verità. E grazie anche per esservi
immedesimati nei miei momenti di solitudine, di sofferenza, momenti che
certo non sono cessati, anche se per me aver costatato che c'è un Paese
pronto a scendere in piazza, è stato come fare il pieno di benzina, e
ripartire, questa volta per arrivare a destinazione.
Molti,
pressoché tutti, vi siete stupiti dell'assenza di qualunque reazione da
parte dello Stato. nonostante io abbia messo per iscritto la mia
disponibilità ad essere ascoltata anche davanti alle più autorevoli
figure istituzionali, d'altra parte la realtà a tutt'oggi è ancora
questa.
Ma non vale la pena deludersi o mollare la "presa", lo Stato
siamo noi, tutti noi che senza conoscerci ci ritroviamo uniti e
determinati a pretendere le verità cui abbiamo diritto. Per carità non
voglio più leggere nulla che mi dia il senso della demotivazione,
vedrete, prima o poi, qualcuno si farà vivo, "gutta cavat lapidem",
non potrà essere diversamente, penso che sia solo una questione di
"imbarazzo", nel senso che riconoscere a Gabriella Carlizzi,
quello che ha fatto da sola, nonostante le intimidazioni, nonostante i
tentativi di ucciderla, (c'è un fascicolo aperto e pesante) nonostante
il discredito, è comprensibile che "qualcuno" si senta
imbarazzato.
Tranquilli,
si accettano sorrisi anche “ob torto collo"!
Tra l'altro, ho avuto modo in questi giorni di incontrare Osvaldo
Pecoraro, del Viminale, ve lo ricordate? Per chi non avesse seguito la
vicenda, lui fu la persona che mi accompagnò a fare la
"trappola" ad Aurelio Mattei,
l'autore del romanzo "Coniglio il martedì", e che fu
successivamente perquisito insieme al criminologo Francesco Bruno,
personalmente dal dottor Giuttari.
E anche quella volta, il superpoliziotto, dovette ammettere che leggere
certi "romanzi" si rivela più utile che scriverli di proprio
pugno. Infatti il contenuto di "Coniglio il martedì” altro non
era che una versione dei dossier-fantasma di Francesco Bruno! Credo che
sia utile raccontare come andarono le cose in quella circostanza. Ad
interessarsi all'inchiesta c'era anche questo mio amico Ispettore della
Polizia di Stato, appunto Osvaldo Pecoraro. Dopo aver trovato il
"romanzo" in un supermercato, averlo "divorato" ed
essermi accorta che non era un romanzo, riuscii a prendere un
appuntamento con l'Autore, e sicura di aver fatto "Bingo",
chiesi al mio amico Ispettore se mi accompagnava. Arrivammo sul posto
anche con un altro Poliziotto, che però lasciammo in macchina perché
osservasse eventuali "movimenti".
Suonammo il campanello e ci
accorgemmo in quel momento che ci trovavamo nello studio di Francesco Bruno!!!!
Trattenemmo a stento una risata. Il Mattei mi riconobbe, e
l'incontro fu breve ma molto significativo, tanto che ne uscimmo con la
sensazione che il tanto atteso giorno del processo sui "compagni di
merenda", per Pacciani non sarebbe mai arrivato.
L'ispettore Pecoraro valutò l'esigenza di parlarne subito con gli
Inquirenti fiorentini, e così telefonammo all'allora Commissario La
Matina, braccio destro di Giuttari, anzi proprio il mio amico spiegò al
collega circa l'opportunità dì formalizzare la circostanza.
Sembrò che a Firenze fossero impegnati e ci consigliarono semmai di
presentarci in altra sede, cosa che, rifiutammo in quanto per una
"faccenda" così delicata, a parer nostro l'unica sede
poteva e doveva essere quella fiorentina.
Quando
qualche tempo dopo Pacciani morì e la nostra immediata convinzione fu quella di una morte procurata, telefonammo di nuovo a
Firenze, e di nuovo
l'Ispettore Pecoraro parlò con il collega La Matina, e di nuovo non
fummo ricevuti.
Inviammo però un fax, per documentare almeno la nostra buona volontà.
Effettivamente nel 2001, le perizie effettuate sul cadavere di Pacciani,
ci diedero ragione, e ogni ulteriore commento, penso sia superfluo....!
Ora, come si lesse sui giornali, quando nel 2001 io fui finalmente presa
in considerazione a Firenze, non
come indagata ma come testimone, accadde che dovetti affrontare
anche il discorso della famosa perizia redatta da Tommaso D'Altilia già
nel 1996, in cui si accusavano i Carabinieri e della quale ho già
scritto.
Gli Inquirenti fiorentini negarono di esserne al corrente e tantomeno di
averla commissionata così come il D'Altilia, nel frattempo diventato
amico dell'Ispettore, Pecoraro, aveva sempre sostenuto.
lo, allarmata da una discordanza di tale gravità, formalizzai il tutto
e scattarono le perquisizioni sia per D'Altilia che per Pecoraro.
Naturalmente l'amicizia tra noi si ruppe, ma non essendoci in alcuno
risentimenti radicati, é stato per
me bello ricucire i rapporti sia con il D'Altilia che con l'Ispettore.
E proprio in quest'ultimo confido in questi giorni, a che come
appartenente alla Polizia di Stato si faccia promotore ed interprete di
una maggiore sensibilità dì ascolto da parte del Viminale.
Le notizie che mi giungono in proposito, lasciano ben sperare.
Nel corso delle riunioni che facciamo in ordine alla vicenda, è
convinzione di noi tutti che l'inchiesta sul "Mostro di
Firenze", da un lato abbia trovato e trovi ancora pesanti
impedimenti, dall'altro lato concordiamo sul
fatto che le capacità investigative di Giuttari, siano allo stato
delle cose, le uniche in grado di rispettare i tempi già vicini
alla scadenza.
D'altra
parte è sotto gli occhi di tutti il comportamento di Giuttari
nell'ultimo periodo, e se é vero che non sta certo a noi giudicare, è
anche vero che una testimone, nella fattispecie la sottoscritta, che
dopo aver dato un contributo totale, si ritrova contro lo stesso
interlocutore istituzionale, per il quale non poche lacrime ha versato,
io credo che sia legittimo porsi qualche domanda.
In proposito, poiché sto ricevendo migliaia dì appelli da parte di
quelli che mi leggono, affinchè io mi riappacifichi con Giuttari,
dico subito che ben venga quel momento!
Credetemi ho fatto di tutto, ma nulla ha smosso l'animo "dell'uomo-Giuttari",
e non è piacevole nemmeno per me sentirmi raccontare dai miei colleghi
giornalisti che ci parlano, cose che mi feriscono profondamente, e forse
mi lasceranno il segno per sempre.
Tra qualche giorno, appena sarà pronto il mio sito e ne avrete notizia,
pubblicherò tutta la corrispondenza intercorsa tra me e lo Stato, sia i
titolari dell'inchiesta sia i vertici istituzionali, e vi renderete
conto voi stessi di quanto al momento preferisco non commentare.
Se dovessi darmi una spiegazione non "umana", direi che i
rituali della "Rosa Rossa" stanno avendo il loro effetto, e il
mio ricordo va ad un articolo che pubblicò tempo fa il settimanale
"Panorama", a firma di Emanuela Fiorentino, nel quale, sembrò
profetica la frase: "Giuttari come Pazzi?", riferendosi al
"Pazzi" del romanzo Hannibal, all'epoca indicato
nell'allora Capo della SAM, Ruggiero Perugini.
E la stessa cosa valga per quanto si sta verificando nella questione
"Bilancia".
Abbiamo seguito la polemica scatenata dall'intervista al serial-killer
mandata in onda dalla RAI, e che pare avere visibilmente commosso solo
ed unicamente il buon Bonolis, mentre Maurizio Costanzo, chiede perdono
e dimentica lo Show che, subito dopo l'arresto di Bilancia, chissà
perché vide sullo stesso palcoscenico, quelli del "Mostro di
Firenze", e le signorine a modo del
giocatore d’azzardo, Donato Bilancia, Walter per i... complici!
Anche in quel
periodo tra me e Giuttari c'era "guerra aperta"!
Il giorno della trasmissione poi mi saltarono i nervi e se non era il
paziente dottor Musone, a tranquillizzarmi, credo che le cose sarebbero precipitate in chissà quale modo.
Sicuramente avrei avuto la peggio, ma mi sarei tolta il rospo dallo
stomaco!
I giornali annunciavano un “Costanzo Show" senza precedenti, in
quanto a concomitanza di presenze.
Gli ospiti andavano dal superpoliziotto Michele Giuttari accompagnato
dall'emanuense Carlo Lucarelli, ad una ragazza di buon livello,
corteggiatissima da Bilancia.
Il libro che sarebbe stato presentato era la prima opera di Giuttari,
"Compagni di sangue".
Come già ampiamente ho raccontato, in questo "capolavoro"
compariva come "inedito" il frutto della mia indagine del
1995, e questa fu la goccia che fece traboccare il vaso.
Mi trovavo a Porto Ercole e da lì telefonai al Dottor Masone, al quale
rappresentai la circostanza e annunciai che se Giuttari avesse
partecipato alla trasmissione con il suo libro e i miei sudori, avrei
fatto un casino e organizzato una manifestazione sotto il Viminale.
Già prima di mezzogiorno fui "ammansita" e mi comunicatone
che il dottor Giuttari non sarebbe stato autorizzato a presenziare alla
trasmissione e che il libro l'avrebbe presentato Lucarelli.
Ma
non ero soddisfatta.
Perciò organizzai un gruppo di
volontari dell'Ente Morale da me presieduto, e li mandai
fuori dal Teatro Parioli a
regalare a quelli che aspettavano per entrare come pubblico, il mio libro
antecedente di due anni.
Lo presero anche molti giornalisti venuti per l'occasione da Firenze, e
qualcun altro.
Avvertito del mio
gesto di generosità, Costanzo chiamò la Sicurezza e fece sequestrare a
tutti i presenti il mio libro, ai quali fu restituito solo dopo lo
spettacolo, all'uscita del Teatro!
Purtroppo io non mi trovavo a Roma, altrimenti non sarebbe finita lì, a
costo di fare intervenire le Forze dell'Ordine.
Oggi ringrazio però Costanzo, perché se non fosse stato per quella
trasmissione, non potrei
affermare con certezza che a riguardo di Bilancia, non solo si parlò
di "magia", ma il racconto fatto dall'amica di
"Walter" riconduceva inequivocabilmente alla propensione del
serial-killer per l’esoterismo, con dovizia di particolari relativi a
rituali conformi alla dottrina della "Rosa Rossa" nel Tempio
messicano.
"Il Secolo XIX" del 10 maggio 1998, aveva già peraltro
pubblicato tra virgolette l'esperienza della donna, convenzionalmente
chiamata "Anna".
“...lui
raccontava d'essere stato in Messico più volte, e di essere interessato
all'esoterismo e al Buddismo...”. Ha detto che io emanavo un
magnetismo particolare dalle mani...
E' vero, gli ho detto, mi hanno già offerto di occuparmi di
pranoterapia...
Ha tirato fuori una strumento, e me l'ha appoggiato sul dorso delle
mani...
L'apparecchio ha una scala graduata, indica un numero...
Esistono non più di cento donne sulla terra che hanno un magnetismo
come il tuo…
Eravamo soli sulla sua auto, ed io gli credevo...
Poi ha cominciato a fare quei discorsi strani...
Diceva di aver conosciuto una donna in Messico, una specie di
sacerdotessa, con la quale era ancora in contatto…
Doveva dirle di me...
Ed io dovevo sottopormi ad un rito, del quale non avrei dovuto parlarne
con nessuno.
Avrei avuto soldi e fortuna.
Tre entità sarebbero entrate in me attraverso di lui…
All’inizio sarebbe stato come una visita medica, poi si è fatto più
esplicito…
Secondo lui, sarei dovuta andare a casa sua, e non avrei dovuto parlarne
con nessuno.
Chiedeva continuamente le mie intenzioni, perché diceva che anche lui
aveva bisogno di prepararsi.
Io lo facevo parlare per non contrariarlo ma avevo paura e appena ho
potuto sono scesa dall’auto e l’ho lasciato…
Diceva: “non sarò io a farlo, saranno le tre entità”…
Diceva che tutto doveva avvenire quella stessa settimana, e il giorno
era sabato.
A Mezzanotte”.
Mentre
“Anna” rilasciava le sue dichiarazioni, che avrebbe ripetuto al
pubblico televisivo, qualcuno pensò, dopo il cosiddetto “delitto dei
treni”, di concludere la celebrazione del rito, con un omaggio
particolare.
Il dieci maggio del 1998, le Ferrovie dello Stato, a tutte le
viaggiatrici in otto stazioni della Liguria offrirono un “fiore”!!!
Gabriella
Pasquali Carlizzi