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«Speciale»: nel codice «MOR» criptata la verità della presenza viva di Emanuela Orlandi!!! A dispetto di chi a colpi di penna, tentò la rottura tra me e l’attuale questore di Roma, questo caso molto più italiano che straniero, lo farò risolvere con successo a Nicola Cavaliere. Parola di Gabriella Carlizzi.
6 maggio 2004 - Copyright 2004 "Il Nuovo Mondo" - Disinformazione.it

….E non ci provate nemmeno a ricominciare la solita canzone: "Sa tutto lei…!".
Tanto non regge più, cari custodi dei misteri, carcerieri delle verità che ci appartengono, e lo sapete fin troppo bene che mi riferisco a voi, ora vi fate in disparte e ci restituite la dignità di essere e sentirci Italiani, gente onesta sotto l'onta di un pugno di uomini clonati dal "Male"!
Figure onnipresenti che fanno ombra più di un'eclisse, e all'ombra vivete della vostra infamia,
mezze calzette che come sentono l'odore di qualche verità, si precipitano per gestirla, inizialmente così come ci si aspetta, mentre goccia dopo goccia, spostano il rettilineo, e orientano l'opinione pubblica verso l'errore, perché tutto torni nel "Mistero". E i salotti televisivi li chiamano "esperti", sempre loro, sempre le stesse facce, sempre le stesse pance, sempre gli stessi metodi di ipnosi collettiva…..ma basta,  e fatela finita! Ma davvero credevate di campare della rendita del dolore altrui, "finchè morte non vi separi"?
Ma non lo avete capito che i legami saldi, silenziosi,  garanti e intelligentemente diabolici, si sono indeboliti al punto che nemmeno Totò Riina rischierebbe di coprire il debito pubblico con la vostra fidejussione della menzogna vestita di verità?  Ora che vi è andata male col "Mostro di Firenze", una perdita da far crollare parecchi investimenti, tentate il "titolo" di Emanuela Orlandi? Vi andrà peggio, molto peggio di come andò quando, anche in quel caso uscì fuori la solita "fotografia" che doveva colpire il Procuratore Vigna. Ma siete voi che scrivete su quella rivista in codice, per appassionati di fotografia?
Si proprio quella, "Fotografare", quella firmata da Ciapanna, pure lui Francesco, si potrebbe dire quasi "due cuori e una c(i)apanna,…. all'imBrunir del sole!
Oggi un collega mi ha telefonato per sapere il mio parere sul caso Orlandi.
Dico a voi quello che ho cominciato a dire a lui: "Emanuela Orlandi è viva, ma non è quella della fotografia, spiacente per coloro che si sono affrettati nei pareri "eccellenti", ma così come erano fasulle le foto che fecero gridare Panorama, anche in questo caso, somiglianza a parte, farete un altro buco nell'acqua…e si aprì un cratere."

Furono in tanti a presentarsi da me per Emanuela, tutti quelli che sapevano che forse anch'io potevo sapere quanto di sicuro sapeva Padre Gabriele, il fondatore dell'Ente Morale che presiedo da venti anni, e che per questo morì misteriosamente….il caso fu archiviato con il consiglio del Magistrato a stare zitta se ci tenevo alla vita dei miei figli!
Un giorno mi contattò una suora, e mi chiese un appuntamento per una vicenda molto delicata.
Quando la vidi ne ebbi una buona impressione, era una di quelle suore degli ambienti vaticani "riservati", si qualificò come "Miriam".
Nacque un rapporto molto discreto ed era sempre lei a farsi viva, sempre in modo "improprio", come le imponeva il suo ruolo.
Sapeva bene che Padre Gabriele era stato in vita, una figura molto vicina a Papa Woitilja, e al Primate di Polonia il Cardinale Glemp, essendosi assai prodigato per inviare aiuti in Polonia già quando era pressochè impossibile, e sapeva molte altre cose.
Parlammo del pericolo che rappresentava l'indagine su Emanuela Orlandi, ritenendola un "ostaggio" nelle mani di quelli che Suor Miriam chiamava i "persecutori occulti", forse gli stessi che sperarono e ottennero la morte fulminea di Papa Luciani.
Un giorno arrivò da me spaventatissima, si era accorta di essere seguita, e temeva che nel mio studio qualcuno avesse appiccicato qualche cimice…….ed era vero.
Improvvisamente sparì per alcuni mesi.
Quando si fece viva di nuovo,  mi disse che una persona importante voleva incontrarmi per affrontare nel modo meno pericoloso il caso Orlandi.
Acconsentii e pochi giorni dopo tornò accompagnata dall'esponente di una "redazione" impegnata nei cosiddetti "misteri d'Italia".
"Dobbiamo liberarla e lei, signora Carlizzi, ci deve aiutare, noi sappiamo che lei sa, ma di quello che sa ne parleremo noi, il suo nome non deve figurare, per nessun motivo!"

Se non fosse stato un volto conosciuto, avrei pensato a qualcuno dei Servizi Segreti nostrani, e forse era anche questo, ma l'attività che svolgeva, almeno quella ufficiale, era nota a tutti.
Ritenni la proposta oscena, e oltretutto inadeguata per l'incolumità di Emanuela Orlandi.
E se così non fosse, credetemi, già da tempo questa giovane e bella signora avrebbe riabbracciato i suoi cari nel modo più semplice.
Risposi che non ero interessata a strategie parallele alle vie ordinarie, e che comunque l'unica cosa da salvaguardare era la vita della ragazza, e per questo sarebbe stato necessario attendere che si sciogliessero alcuni nodi trasversali intessuti nelle trame italiane.
Suor Miriam ci rimase male, ma ebbi modo di spiegarle successivamente che quando sarebbe stato il momento, gli stessi che proteggono Emanuela, l'avrebbero fatta ritrovare senza clamore.
Mi chiese perché non ne parlavo riservatamente con qualche magistrato, e la convinsi che avrebbero fatto finta di non credermi, pur di non accreditarmi una delle tante verità che conosco per il solo fatto che non sono tante, ma è una sola verità che incrocia sempre gli stessi mandanti, e qualche volto nuovo per la manovalanza.
Anche lei sapeva che in questo "giallo" di "non Italiano" c'era solo il Vaticano, nel senso del territorio, e che le comparse di altri Paesi si spiegavano con le comparse sulla scena internazionale di ricatti, niente altro che ricatti ed estorsioni. 
L' 8 agosto del 1994 mi intervistò Roberto Chiodi de "La Voce", al quale dissi dello stretto collegamento che c'era tra l'attentato al Papa e la scomparsa di Emanuela Orlandi.
L'intervista fu lunghissima, ma sul quotidiano del giorno dopo fu sintetizzata in un riquadro a pagina 6.
Pochi mesi dopo "la Voce" dovette chiudere.
Il 29 ottobre 1994, usciva il primo numero del mio settimanale "L'Altra Repubblica".
Pensai di inviare un messaggio attraverso la copertina.

Misi sullo sfondo la Cupola di San Pietro e in primo piano il Papa, seduto e legate ai polsi due grandi catene d'oro. Una scritta: "Togliamo le catene al Papa". In basso sei oblò in una sequenza ben studiata di altrettanti volti: Moro, Papa Luciani, Alì Agcà, Emanuela Orlandi, Marckincus, Cassisa.
Sperai che qualcuno mi chiedesse una spiegazione, anche formalmente, ma calò il silenzio e iniziarono le persecuzioni.
Già nel 1990, ci fu un periodo che mi sentivo osservata molto da vicino, ed effettivamente avevo parlato di Emanuela Orlandi con qualcuno all'epoca molto potente, forse lo è ancora oggi.
Presi alcune targhe di automobili, più assiduamente "presenti", e le indicai alla Questura.
Nell'informativa relativa, si accertò che le auto appartenevano ad alcuni soggetti eversivi, ma anche ad una scorta molto,  molto, molto particolare.
Fui costretta a ritirare i miei figli dalla scuola, e a trasferirmi per un periodo fuori Roma.
Si presentò un altro momento "favorevole" per riprendere il discorso su questa scomparsa.
Feci l'errore di parlarne con chi non dovevo, e il segnale arrivò subito, un messaggio in codice mirato. 
La morte della Guardia Svizzera! 
Sappiamo tutti che per uccidere una "persona importante", scortata, protetta, la prima cosa da eliminare è la "Guardia"!
Lasciai perdere.
E spero ora, che gli sciacalli non alzino troppo il tiro in questo momento, spero che non si perda tempo dietro "documenti" che potrebbero essere solo messaggi ideati da menti che non intendono mollare l'osso del potere sporco, che più sporco non si può.
La mamma di Emanuela ha ragione. 
Il cuore le dice che in quella fotografia non può esserci sua figlia…. che vuole rimanere viva!

                                                                      Gabriella Pasquali Carlizzi

A.R. DOSSIER
Togliamo le catene al Papa
Tratto da «L’Altra Repubblica» - 29 ottobre 1994

L’altra Repubblica è anche quella di cui si è accuratamente evitato di parlare tanto è stata la sua efficacia in passato fondando soprattutto sull’omertà e su quanto altro avrebbe conservato l’enorme potere dell’occulto.
Trame intessute da apparati tanto diversi per quanto indispensabili l’uno alla vita dell’altro in una sorta di convivenza che in decenni ha stratificato la storia più drammatica del nostro paese e non solo.
Sta di fatto che ogni volta che si è sentito il bisogno di far luce o ci si è trovati per dovere di ufficio in tale esigenza a nulla si è giunti grazie all’attento lavoro di separazione tra un evento e l’altro cosicché da risultare impossibile assumersi le responsabilità di quelle verità che ancora appartengono solo agli autori. Basti riflettere su quanto avvenne impunemente in Italia a partire da quella pagina storica che vede nell’uccisione dell’onorevole Aldo Moro l’immenso fallimento di una catena di ricatti tra uno Stato e l’altro, tra un’area politica e l’altra tra interessi nazionali contrapposti e quanto altro ancora oggi detiene nell’oscurità il semplice diritto di ciascun cittadino alla verità. Provvidenziale in tal senso il terremoto provocato da Tangentopoli per il quale sono venuti ad infrangersi nel nome del dio quattrino equilibri tanto radicati nel tempo e mantenuti in vita da menti diaboliche di inaudita capacità.
E’ bastato però porre in discussione i nomi ritenuti intoccabili che le fondamenta di un edificio ospite delle più ambite sofisticazioni, del crimine hanno vacillato fino a far crollare un impero dopo l’altro. E dove si sono rifugiati i profughi di tanta nobiltà, se non nel seno di Santa Madre Chiesa?
E’ qui che ancora trovano protezione se non altro nell’intento comune di evitare i cosiddetti scandali, anche a costo, in tal senso, di condizionare i poteri-doveri del Sommo Pontefice costretto ad affacciarsi dalla finestra aperta sul mondo con un sorriso ed una benedizione uguale per tutti: onesti e disonesti, vittime ed assassini, ecclesiastici e politici.
Questo è il nodo che tiene ancora ben stretti tra di loro gli autori dei più inquietanti misteri che tali cessano di essere se si trova il coraggio di comprendere nell’inaudito anche coloro che per fede vantano il privilegio della infallibilità.
La realtà di oggi ci insegna che l’uomo è fragile che nessuno può vantare l’immunità da errori capaci di demolire gli stessi ruoli che ci autorizzano ad entrare nelle altrui coscienze, come pure l’accettare l’imposizione di certe contraddizioni può costituire  l’eroicità di un martirio personale paradossalmente in danno di altri.
Troppi gli scandali che investono in un crescendo sempre più pesante apparati di potere all’interno della Chiesa e troppi silenzi di chi peraltro ha ben dimostrato coraggio e autorità di critica a riguardo di circostanze politiche o diplomatiche.
Viene spontaneo chiedersi: perché il Papa non usa la stessa severità verso chi dipende direttamente dal suo vertice?
Perché non solleva il mondo cattolico dall’angoscioso quesito che non comprende il suo tacere, il suo non agire di fronte a quanto di scandaloso viene a coinvolgere vescovi e cardinali in attività di stampo criminale in collusione costante con altri poteri?
Cosa ha ereditato Karol Woityla dalla cattedra di Pietro?
I poteri dello Stato all’epoca risultavano orfani di quella paternità tutta riassumibile nella figura di Aldo Moro ucciso prima ancora di essere screditato così come invece accadeva per Andreotti salvato per ventisette volte dalla misericordiosa immunità parlamentare. Dove far confluire quindi le trame intessute dallo statista che armonizzavano quasi incredibilmente gli interessi occidentali d dell’Est in una politica che nulla tendeva ad escludere, ma tutto poteva riassumere all’interno di una cupola? Così come nella magia di una matrioska, si pensò ad una grande cupola tale da contenerne altre autonome ma tutte compatibili per affinità genetica di una M = Mafia – Magia – Massoneria.
Il disegno criminoso era perfetto, ma il compito di individuare “l’Agnello Sacrificale” che se ne sarebbe dovuto suo malgrado rendere interprete si rivelò arduo e cruento.
Papa Luciani moriva misteriosamente dopo poche settimane dall’elezione al soglio pontificio. Karol Woityla ne prendeva il posto nella consapevolezza di offrire se stesso così come fu per Gesù nel dividere la mensa con colui che fu Giuda il traditore Cristo tacque allora nel nome del Padre e tacque anche il suo Vicario nel nome della Chiesa, ma di tale silenzio si cibano quanti sono sordi anche alle grida dei morti innocenti.
Quella fumata bianca sanciva un evento dal quale non c’era più tempo per indietreggiare, il balcone era già aperto per una folla che acclamava l’ultimo martire di Santa Madre Chiesa. La storia riprendeva le intessiture interrotte alla prima resistenza non sarebbe mancata l’intimidazione “colpirlo senza ucciderlo” fu il comando e subito dopo necessitò l’ostaggio di una fanciulla per garantirsi il silenzio di chi avrebbe potuto, voluto, e dovuto parlare. Impunemente si perpetrano i misfatti più vergognosi seminando qualche cadavere di chi era di ostacolo, Roma diviene centro di traffici internazionali grazie allo I.O.R. per il quale nel nome della carità passano armi, droga, sequestri, dominio territoriale e quanto altro elegge in eminentissimi porporati le fonti del male. Nomi come Marcincus infangando le pagine della grande stampa, ma nemmeno una parola ad un popolo sempre più disorientato. L’Arcivescovo Cassisa di Monreale dispone sui mosaici d’oro della cattedrale un operato che finisce però nelle mani degli inquirenti.
Nel periodo più nero della nostra Repubblica. E’ scandalo, in una Sicilia provata dalle stragi dove la Chiesa tuona dai pulpiti a difesa delle vittime, giungono come raffiche di mitra le prove delle estorsioni, collusioni ed immoralità da parte di chi si definisce pastore della diocesi.
La protervia è scritta documentata, ma il Papa tace, deve tacere.
Noi crediamo di essere in grado di significare questo silenzio che romperemo per motivi di spazio nel prossimo numero dell’Altra Repubblica.

 
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