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- Inchiesta "Mostro di Firenze"
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Assieme alla d.ssa Gabriella Carlizzi, proseguono le indagini sul "Mostro di Firenze"

«Mostro di  Firenze»
E’ urgente l’istituzione di una Super Procura Mondiale!
7 aprile 2004 - esclusiva per Disinformazione.it 

Speravamo di «carpire» a Gabriella Carlizzi qualche altro «segreto» della sua inedita e originalissima indagine, ma la testimone oggi è concentrata su osservazioni di carattere esclusivamente istituzionale, benché strettamente relative all'inchiesta «Mostro». E così, quasi naturalmente, l'intervista cede il posto alle riflessioni della scrittrice, che nulla sembra tralasciare delle tante sfaccettature di questa realtà criminale, complessa, sofisticata, e per molti aspetti ancora sfuggente.
Ci spiega Gabriella Carlizzi.
«Non possiamo continuare a chiamare "Mostro di Firenze", una Cupola che ha messo le sue radici sull'intero territorio italiano, ma anche internazionale, edificando ben 49 Templi in tutto il mondo.
Dopo anni di ricerche e di studi, oltre l'attività investigativa vera e propria, mi sono convinta che la «Rosa Rossa» si pone al di sopra di tutte le organizzazioni criminali identificate nella Mafia, nella Camorra, nella 'Ndrangheta, nel Terrorismo, nella Magia, e nelle devianze della Massoneria. La «Rosa Rossa» possiamo considerarla come l'Entità del Male, un Mostro a due teste, una con lo sguardo volto ad Occidente e una con lo sguardo volto ad Oriente, e pertanto deve nutrirsi, da un lato e dall'altro, e deve nutrirsi di sangue umano.

Le sue vittime si conformano ai territori, per meglio mimetizzarsi, ed ecco che prendono di conseguenza un nome diverso le mense, gli altari sacrificali, là dove la Bestia placa i propri languori.
Paradossalmente diviene imprendibile proprio grazie alla attuale struttura del nostro ordinamento giudiziario, per il quale si è reso necessario distribuire e sbarrare la competenza sul territorio, stabilita in conseguenza del luogo ove il «Mostro» intende di volta in volta consumare il suo pasto.
Dunque la materia di studio è costituita dai resti delle vittime, o da qualche traccia lasciata come provocazione: a volte viene catturato un suo servo, o più servi, ma la Mente dotata di un potenziale magnetico reticolare capace di captare l'intero genere umano, quella Mente la si può disattivare solo mediante strumenti evoluti della tecnica investigativa a livello metafisico e psichico, il cui riferimento deve essere unico e, unificato in una Super Procura Mondiale, attiva h24.
Quelli che di volta in volta chiamiamo «il Mostro di Firenze», «il Mostro della Liguria», il «Mostro di Foligno», «il Mostro di Martinelle», e assai più lungo sarebbe l'elenco, altro non sono che i luoghi ove l'Entità è passata, ha sostato, si è alimentata durante il suo ambizioso viaggio per il mondo, ove ha incontrato ammiratori, pronti a tutto, pur di essere ammessi a far parte di un progetto occulto teso al dominio assoluto.
Purtroppo questo tipo di linguaggio appare non idoneo negli ambienti della Giustizia, dove si insiste a cercare la cosiddetta «prova» secondo i tradizionali metodi di lotta contro il crimine, e così si continua ad assistere al massacro umano, catturando uomini che dicono sempre più spesso: «una forza interiore mi ha comandato di uccidere». Ci si accontenta di avere catturato il soggetto, di dargli un nome, ma non ci si chiede chi a breve sarà costretto ad uccidere, comandato da quella stessa «forza interiore», che evade dall'uomo nell'istante stesso che lo si priva della libertà fisica.
Sarebbe come curare, un contagiato e trascurare il diffondersi del virus.

E' necessario assumere come dato che il crimine è invisibile, ed è necessario imparare a muoversi nell'invisibile, se parliamo di prevenzione, altrimenti ci si limita a classificare gli effetti del crimine, il che è cosa ben diversa.
La scienza investigativa e criminologica appare svantaggiata, inefficace, e ciò a causa del fatto che dell'effettivo potenziale umano non si usa pressoché nulla, non lo si sviluppa, non lo si allena, come al contrario avviene nel crimine: una autentica palestra per i muscoli della mente, i poteri della mente, le capacità introspettive e intuitive, la velocizzazione del pensiero, qualità che consentirebbero di precedere l'assassino sul luogo del delitto, e di inviare segnali al «Mostro» percorrendo le sue stesse traiettorie magnetiche, innescare una vera e propria battaglia psichica fino a disattivare i contatti, rompere cioè la rete, il circuito.
Qualcuno dirà che questo non è un lavoro da poliziotti o esperti della criminalità, ed è proprio su tale convinzione che i criminali si fortificano, è proprio quello che vogliono.
Eppure basterebbe accorgersi che, coloro che uccidono sono uomini strutturati in modo identico a coloro che sono preposti a combatterli. La differenza sta nel fatto che chi uccide si procura difese attentive che assicurano il buon fine dell'azione criminale, mentre chi dà la caccia al criminale si preoccupa di disarmarlo e di limitarlo nella libertà, ma ciò avviene sempre dopo il compimento del delitto.
L'istituzione di una Super Procura Mondiale, consentirebbe invece una visione globale della rete criminale distribuita sull'intero territorio con caratteristiche di attitudine magnetica e livelli attentivi di sbarramento. I corsi di formazione per una Super Procura di questo genere, dovrebbero adeguarsi alle scuole di potenziamento mentale che l'organizzazione criminale ha instaurato in tutto il mondo riuscendo a controllare le menti del «nemico», e muovendolo spesso nelle direzioni opposte, depistandolo.

Solo così si può contrastare il «Mostro», solo così si può parlare di prevenzione, e tutto questo deve essere considerato scientificamente, non certo come frutto di una interpretazione impraticabile nella realtà. Perché gli scienziati chiedono di poter studiare, dopo la morte, il cervello dei cosiddetti «Mostri» o serial‑killer, o criminali che si sono particolarmente distinti? Sicuramente per ricercare nel cervello le risposte scientifiche ai comportamenti di costoro. Forse pensano che vi sia una ragione genetica?
E se invece la ragione sia da ricercarsi nella iperattività dei potenziali della mente, che sono all'origine uguali in ciascun uomo?
Una antica regola di combattimento è quella garantire alle parti armi uguali. Vincerà chi é più addestrato nell'uso di tali armi. Ebbene, chi combatte il «Mostro» deve munirsi delle sue stesse armi, e convincersi che sono collocare nella mente, prima ancora di essere azionate mediante lo strumento fisico.
Il resto, rientra nella pratica criminale, e a poco serve l'attività di Polizia se poi si trascurano le strategie della ideazione.
Se poi si considera che il ricorso alla pratica esoterica, è ormai presente nel novanta per cento dei delitti, allora stiamo correndo il rischio di una disorganizzazione globale della coscienziosità, la spia involontaria, capace di distinguere il Bene dal Male. Il «Mostro» non è colui che uccide, egli piuttosto genera gli assassini, li dà in affidamento a chi li istruisce, li affascina, li consacra, li investe ciascuno di una missione, e il «Mostro» è anche colui che abbandona queste creature, quando qualcuno le cattura, lasciandoli a morire tra gli orfani del «Bene».
«…Oggi, indipendentemente dalle mie responsabilità, sono convinto che la soluzione di tutto sia la mia morte. Vorrei che fosse una morte senza clamore una piccola notizietta dì due righe: "Il detenuto Bilancia si è impiccato in cella", punto e basta. E mi piacerebbe che questo accadesse il più presto possibile. Anche se tutti quelli che mi conoscevano hanno dichiarato di essere caduti dalle nuvole quando hanno saputo del mio arresto, so bene che la gente, oggi, mi considera UN MOSTRO con DUE TESTE, CINQUE BRACCIA E TRE GAMBE. Quindi che senso ha tenermi in vita?» (da una memoria di Donato Bilancia).

Domanda: «Signora Carlizzi, il riferimento è a Bilancia, il serial killer di Genova? E che c'entra?»
Risposta: «Provi a decriptare il codice nascosto nelle caratteristiche fisiche dell'identikit descritto da Bilancia, capirà chi è il «vero Mostro», e si chiederà: «come è possibile che nessuno se ne sia mai accorto, è sotto gli occhi di tutti, non saremmo mica noi i mostri, visto che lo ossequiamo e ci sentiamo onorati della sua alleanza?»

 
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