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«Mostro di Firenze»: non la farete franca, e si dovrà parlare di “mostri figli di mostri”. 
Parola di testimone, parola di Gabriella Pasquali Carlizzi
9 aprile 2004 - esclusiva per disinformazione.it 

Aumentano ogni giorno coloro che seguono con interesse anche istituzionale la «mostro-story» che Gabriella Carlizzi vuole raccontare attraverso il nostro sito, e sorprende davvero scoprire come  nonostante di questa tragedia di sangue, tanto si sia detto, tanto si sia scritto, sia coinvolgente, la semplicità della nostra giornalista scrittrice nel trasferire  senza gelosia alcuna il frutto del proprio personale vissuto, un percorso coraggioso che l'ha portata a visitare i luoghi, le menti e gli animi degli autori di tanto male, ideatori e prosecutori, quasi un'eredità spartita tra ascendenti, collaterali e discendenti, con qualche partecipante «a mezzadria», come si usava un tempo, il pagamento di un servizio in natura, a chi forse, vegetariano non era.
Ogni giorno Gabriella Carlizzi «pizzica» una corda nuova, salta da un argomento all'altro, ed è una sua precisa scelta, ci dice, motivata dall'intenzione di far ben comprendere, a chi ha orecchie per intendere, che lei i poli estremi del «pianeta-mostro» li ha ben individuati, ha camminato lungo meridiani e paralleli, ha sostato nelle regioni della mostruosità, ha spiato i mostri, e dei mostri-figli-fratelli, ha raccolto la confessione, fino a risalire ai mostri-padri. 
Sappiamo che ci risponderà, e per questo percepiamo quasi l'intimo timore di scoprire altri orrori nel tenebroso labirinto dove la luce sembra ancora lontana, seppure ci consola la fiducia di essere sorretti dal filo della nostra «Arianna», un filo intessuto di coraggio, perseveranza, competenza, e Fede incrollabile.

Domanda: «Mostri figli di Mostri»? …….?….
Risposta: Vi fa paura? No, il Male non deve fare paura, esso invece deve temere l'assalto del Bene che presto lo distruggerà, e speriamo che sia davvero per sempre. Chi opera il male è costretto a nascondersi nel buio, a mentire, a simulare, e questi sono i punti deboli da colpire, con determinazione e velocità: le condizioni ora ci sono tutte.

D: «Gabriella ( è così che vuole essere chiamata, senza titoli e senza cognomi ) tu sei «sparita» per due giorni, oggi ricompari e te ne esci con «mostri figli di mostri», un altro dei tuoi «blitz»?»
R: «Esattamente, e chissà che non sia l'ultimo, ma in ogni caso l'esperienza di questi due giorni mi ha permesso di chiudere il cerchio, e di capire soprattutto che la storia del «Mostro» non è mai cessata, ma essa si tramanda proprio come una maledizione. Per coloro che credono nell'occulto, in quel mondo magico-esoterico che avvolge l'umanità, non sarà difficile capire che nel concetto di  patrimonio è cura dei padri «iniziare» i propri figli al mantenimento del «capitale», a spartirlo tra fratelli, ad individuarne per ciascuno i ruoli più appropriati, fino al sacrificio estremo. 
In realtà, nell'ambito dell'analisi relativa al movente esoterico, ho sempre ritenuto che i delitti cosiddetti del «Mostro di Firenze» non si fossero interrotti con l'ultimo del 1985, piuttosto la mia attenzione era rivolta ad individuare il nuovo rituale celebrato dalla «Rosa Rossa».
Ora, partendo dal presupposto che nel caso dei delitti toscani, l'elemento «coppia in amore», rappresentava il potenziale concepimento come un pericolo, o meglio una «malattia», ho pensato che l'unica continuità con caratteristiche esoteriche, avrebbe potuto essere rappresentata dall'elemento frutto di un concepimento, e cioè «il figlio», «il bambino». Di conseguenza, per gli adepti, si sarebbero aperte due strade: a) figlio da «iniziare»; b) figlio da «sacrificare».

Considerando la prima possibilità, è facile il ricorso a quella pratica che prende il nome di «pedofilia». Così come nella seconda ipotesi, a fronte di un rifiuto, o un pericolo, o un evento imprevisto, si ricorre al «sacrificio» dell'iniziato. 
Dovevo comunque dimostrare che la mia tesi e le mie considerazioni potevano avere un fondamento.
Per questo ho sviluppato una ricerca sul campo, i cui risultati sono a dir poco sorprendenti, inquietanti, e meritano un coscienzioso approfondimento da parte degli organi Inquirenti, nonché un'indagine tesa ad accertare se in passato vi siano state omissioni o addirittura coperture.
Ho preso in esame il territorio della Toscana e dell'Umbria, essendo le rispettive Procure formalmente collegate in ordine all'inchiesta «Mostro di Firenze-Caso Narducci».
Ho adottato un metodo comparativo in ordine temporale, e anche di frequentazioni o parentele tra alcuni indagati nell'inchiesta e soggetti comparsi a vario titoli in casi di pedofilia, conclusisi con l'omicidio. 
Tale mio percorso investigativo e di studio, ha di fatto incrociato molti testimoni, mai comparsi fino ad ora, o comunque se ascoltati, non ritenuti credibili, nonostante siano in possesso di elementi di prova, alcuni a mio avviso schiaccianti. 

Quindi, anche in questo caso il problema non è l'omertà, bensì il non ascolto da parte di chi, anche avendo ascoltato e proceduto in via sommaria, forse ha preferito o è stato costretto a non dar corso all'iter giudiziario, mediante opportuni rallentamenti e silenzi, come lo spegnersi di una candela.
E invece NO! Non sarò certo io, dopo quello che ho sentito e visto, ad assistere passivamente alla sepoltura di verità tanto macabre.
Anche quando nove anni fa ebbi ad interessarmi del «Mostro di Firenze», all'inizio subii la solita campagna di discredito, l'intimidazione giudiziaria, lo sbarramento totale da parte delle Istituzioni, le stesse poi che lanciano appelli ai cittadini del tipo «chi sa parli!», e credetemi che è assai demotivante indicare ad un Inquirente il posto ove può essere nascosta la pistola del «Mostro», e sentirsi rispondere che non c'è abbastanza personale per una perquisizione! Questo a me è davvero accaduto, e negli anni passati ne parlò anche la stampa.
Dunque, dò per scontato che a qualcuno non piaccia proprio la mia comparazione tra i delitti del «Mostro» e le povere vittime della pedofilia, così come già so per certo che invece a qualcun altro la cosa interessa molto, anche perché sono emerse possibilità procedurali tali da consentire diverse competenze.
Oltretutto, gli eventuali responsabili e conniventi nei due ambiti criminali, apparentemente diversi, ma nella realtà solo differenti nei rituali della medesima «Rossa Rossa», costoro sono in vita, e  nemmeno troppo in là con gli anni.
L'esperienza mi ha insegnato a credere nello Stato, a combattere le «mele marce» che non mancano nemmeno nelle migliori famiglie, e a motivare chi rappresenta degnamente lo Stato, proprio perseverando nella fiducia e nella pazienza. Lo Stato siamo tutti noi, e quando chi ci rappresenta si dimostra inadeguato non è giusto demoralizzarsi e isolare il nostro dolore o l'ingiustizia subita nell'ambito ristretto delle mura domestiche, in questo modo si dà spazio al «nemico», così come al contrario scendere in piazza, può costituire il rischio di strumentalizzazioni.
Per primo chi ha subito deve rispettare se stesso e rimanere padrone della propria sofferenza, testimoniando, anche quando si ha l'impressione di essere scomodi.
La vicenda «Mostro» o «Rosa Rossa», non è cosa di povera gente, o di emarginati o di subcultura,
questa è una vicenda i cui protagonisti costituiscono i virus che possono portare alla morte lo Stato, e non solo quello Italiano. In trentasei anni i cosiddetti «nomi eccellenti» si sono procurati molti ricatti, pescando nella vita privata di coloro che sarebbero stati costretti a coperture, a depistaggi, ad inquinamenti di prove, ma tutto questo movimento ha lasciato impronte, e anche qualcosa di più.
E' proprio il caso di dire: «IL DIAVOLO FA LE PENTOLE, MA NON I COPERCHI!»

                                                                       Gabriella Pasquali Carlizzi 

 
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