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- Libro sul "Mostro di Firenze"

«Mostro di Firenze»
Dopo il massacro degli amanti, la strage degli innocenti. 
Quanti medici curavano Pacciani?
Gabriella Pasquali Carlizzi – 10 aprile 2004

Che Pacciani fosse un contadino in preda a mille paure per la sua salute, è un fatto risaputo.
E che fosse più fortunato di tanti altri, lo dimostrano i luminari della medicina che si sono occupati di lui, e certo non aveva bisogno del cosiddetto "medico della mutua", se negli anni si era guadagnato la simpatia di scienziati, dal gastroenterologo al cardiologo, dallo psichiatra al ginecologo, fino all'alchimista con le sue pozioni magiche….. non si sa mai!
E come sempre accade, da cosa nasce cosa, io dò una cosa a te e tu ne dai una a me, e Pacciani non era tipo da farsi criticare proprio da quelli cui affidava la sua vita, Pacciani era sempre pronto a dare una mano, perché no? Pure i dottori si ammalano, e quando si hanno quelle ossessioni, poverini anche loro, sono agnellucci che non hanno colpa, sono nati così, magari chissà da piccoli non si sono accorti che qualcosa non andava, e mica tutti controllano i figli come Pacciani, che ha sempre detto che un padre deve prevenire le esigenze delle ragazze quando  diventano donne, "meglio il padre che un qualunque delinquente….", così si giustificava Pacciani con i Giudici.
E lo stesso concetto di "iniziazione", valeva pure per altri, al di là del ceto sociale che pare non interferisca nelle devianze che si originano da complessi che aggrediscono l'individuo quando nei bagni della scuola, si scopre che il compagno di classe ha il pisellino più lungo, e la paura di non essere da grande un uomo come gli altri, agita le notti, solleva irrequietezze e inquietudini, causa le punizioni del genitore, e senza accorgersene ci si ritrova "tarati", ricorrendo così, al guardonismo, al feticismo, alla misogenia, alla pedofilia. Devianze queste apparentemente "innocue", nel senso di non cruente, fino a quando l'indebolimento dei freni inibitori e di controllo del sé, diviene la causa scatenante del raptus, del gesto sadico, e il passo è assi breve dall'agguato della morte violenta, atto che nel deviato si normalizza: la morte violenta si pianifica in un concetto di vita mortificante della virilità, una morte vale l'altra per chi si sente già morto.

E così, come non c'è differenza nel mondo dei guardoni, se il vicino di postazione è un analfabeta o un letterato, un filosofo o un carpentiere, allo stesso modo se il medico deve farsi aiutare dal contadino, la bava dell'uno vale la bava dell'altro. 
"In fondo, già ci si era visti, quando si spiavano le coppiette, e poi le si ammazzavano, e gli si portava via pure qualcosa…..eravamo gli stessi guardoni, contadini, pastori sardi e dottori.
Poi ci si è dovuti spostare di zona, che c'era troppa polizia da quelle parti, e l'era pericoloso.
E così, si è pensato di venire incontro ai dottori, per una questione di rispetto, e loro a quei tempi stavano di casa a Foligno, ovvia, tra Foligno e Perugia, tanto se gli bisognava tornare a Bellosguardo, o San Casciano c'erano le ville dei nobili…quanti giardini, tutti curati dal Pacciani, perché di lui si fidavano e lo pagavano bene, e quante ne faceva di buche, senza mai dir nulla…. 
 E quei memoriali non li scriveva mica il Vampa, quelli glieli dettavano, poi impararono la calligrafia e sembrò che il contadino scriveva dalla mattina alla sera… certo i fiorentini l'arte la conoscono, 'n ci vole nulla , son capaci anche di farti scrivere da Machiavelli… oppure dagli stessi che ricattano e che li obbligano ad autoaccusarsi, come fecero col medico ripescato nel Trasimeno, anche se quel cadavere non era di Narducci….".  
Il giallista Lucarelli, a questo punto direbbe: "…ma questa è un'altra storia". E avrebbe ragione, perché quel cadavere, è quello che ha fatto scoppiare il "caso Sofri", è quello che bevve tanta acqua per quanta ne sta rifiutando ora Marco Pannella: e se quel cadavere fosse appartenuto a chi davvero uccise Calabresi? Forse, uno dei difensori della famiglia Narducci, l'avvocato Dhean, potrebbe chiarire qualcosa in più su quel cadavere, magari in passato l'aveva difeso in qualche processo, non prima che lo si ritrovasse annegato, ma sicuramente dopo che lo si fece passare per morto…chissà!

Giorni fa, un testimone ha chiesto di incontrarmi. Sono partita da Roma, e sono andata in Umbria. 
L'incontro è stato sconvolgente, drammatico, ma determinante. L'organizzazione autrice dei delitti toscani, ha continuato a sfogare la bestialità con gli adolescenti, i bambini, i compagni degli stessi figli dei "mostri". Hanno abusato, iniziato, massacrato, ucciso, e occultato.  
"Se scavano in quei posti, trovano tanti bambini….ma non lo faranno.  Le denunce le abbiamo fatte, c'è chi ha riconosciuto gli stessi volti di cui si parla per il "Mostro di Firenze", compreso Pacciani, c'è chi fu costretto ad assistere mentre uccidevano i compagni di giochi, c'è chi ha indicato i posti, i casali, uno ad uno, e i Carabinieri con l'elicottero ci sono stati, poi all'improvviso non si è saputo più nulla, e chi ha testimoniato ora è in pericolo, cercano di far passare chi parla per un folle."  
Lo psichiatra che si occupa della persona, è preoccupato, e dopo un lungo colloquio anch'io mi rendo conto che la situazione è grave. Mi offro di mettere al sicuro la persona in pericolo, anche lo psichiatra condivide, ma gli avvocati del testimone si oppongono, chissà perché, chissà se davvero difenderanno la credibilità di chi assistono. Ancora una volta si incrociano ambienti massonici e usurai potenti, tutti impegnati a che si taccia la verità sul "Mostro di Firenze", che vede gli stessi volti di chi abusò di Chiatti rendendolo un "mostro", di Narducci rendendolo schiavo di chi più grande di lui si arrogava il diritto di comandarlo, come spesso accade anche nelle famiglie, tra fratelli, o quando addirittura si adotta un figlio adolescente per avere in casa la preda di perversioni incofenssabili. 
Ho fatto il viaggio di ritorno ricordandomi parola per parola quello che avevo letto, pochi mesi fa, sull'ultimo "romanzo" del giornalista storico del "Mostro": Mario Spezi. Solo adesso ho capito il messaggio in codice di quel libro, l'ennesimo tentativo di raccontare la verità sottoforma di romanzo, l'ennesimo schiaffo alle Istituzioni che certo non possono interrogare uno che è pronto a dire che con la fantasia si può immaginare di tutto.

Eppure coloro con cui ho parlato mi hanno raccontato ciò che veramente hanno vissuto. 
Coincidenze? Manovre occulte? Provocazioni?
"Il passo dell'Orco", questo è il titolo del libro. All'interno della copertina si legge: "….serratissimo, pirotecnico, coinvolgente psyco thriller scaturito dall'estro di uno dei più agguerriti giornalisti investigativi italiani; un romanzo dove ogni riferimento a fatti realmente accaduti, dal caso Chiatti ai crimini del "Mostro di Firenze", è da considerarsi….totalmente voluto."
Forse le vittime di questa scia di sangue, meriterebbero di uscire dai romanzi e di essere  meglio considerate nelle aule di Giustizia, dove a sedere sul banco degli imputati bisognerebbe chiamare i romanzi stessi e i loro autori, incriminati di omertà o di troppa fantasia. Giudicate voi.

                                                                                  Gabriella Pasquali Carlizzi

 
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