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«Virus
letali e terrorismo mediatico»
Claudia Benatti, giornalista
autrice del libro
Un momento storico di grandi paure e cupe profezie; un momento dove guerra, democrazia e terrorismo hanno assunto connotati del tutto diversi rispetto ai decenni precedenti; un momento in cui "buoni" e "cattivi" faticano a distinguersi perché giocano alle stesse regole e si prefiggono obiettivi non poi tanto diversi. E', questo, anche un momento (e speriamo si possa parlare soltanto di momento) in cui si assiste al diffondersi di paure più o meno irrazionali, di allarmi sempre meno sostenuti da dati concreti e attendibili, alla sistematica emarginazione ( e a volte soppressione) del 'diverso' e del dissenso: nemmeno il pensiero 'diverso', o critico, è più tollerato. Vengono minimizzate o ignorate prospettive nuove, scomode; vengono criminalizzati scoperte, scienziati e pensieri che osino dirigersi verso lidi diversi da quelli convenzionali. E negli ultimi tempi si sono intensificati gli annunci di possibili 'nemici' che attendono, nell'ombra, di sbucare fuori e agguantare l'umanità per il collo: virus di cui si ipotizza la comparsa e fanatici pronti ad usarli senza pietà.
Contemporaneamente
classe medica e autorità sanitarie hanno cominciato a premere sempre più
affinché possano venire imposti ai singoli cittadini condizionamenti,
compressioni della libertà di scelta, trattamenti anche in aperto
contrasto con le volontà dell'individuo. Si consideri ad esempio un
fatto di cronaca recente. Una donna milanese ha rifiutato l'amputazione
di
un piede con cancrena accettando di andare incontro alla morte. Questo
ha sollevato fortissime critiche e in molti hanno sostenuto che
bisognerebbe poter dare al medico il potere di intervenire coattivamente
anche senza il consenso dell'interessato quando la situazione, a sua
discrezione, lo richieda. Ma questo, secondo la normativa vigente, non
è possibile a meno
che il paziente non venga dichiarato incapace di intendere e volere. E
allora alcuni hanno sostenuto che chiunque rifiuti cure che lo
mantengano in vita dovrebbe essere dichiarato incapace. C'è forse il
sentore di qualche modifica legislativa in questo senso? Nella società
attuale accettare e non tentare di posticipare la morte è condotta che
ha assunto connotati negativi e appare un gesto da criminalizzare. La
legge arriverà, come sta forse facendo la medicina convenzionale, a
giudicare la vita un dovere, da imporre se necessario, e non più solo
un diritto? Si sta oggi procedendo verso un irrigidimento dogmatico
eccessivo della medicina convenzionale, favorendo così la nascita di un
potere decisionale e discrezionale del medico tale da defraudare il
paziente della potestà e autodeterminazione sul proprio corpo.
Ma
fino a dove può spingersi la compressione della libertà di scelta
terapeutica del singolo quando non ci sono in gioco realistici e
contingenti interessi collettivi?
Nel recente documento della commissione nazionale di bioetica sulla
dichiarazione anticipata di trattamento (il cosiddetto testamento
biologico) si afferma che rendere vincolanti per il medico le volontà
del paziente significherebbe violare l'autonomia professionale del
medico; e rendere
vincolanti le volontà del medico non verrebbe irrimediabilmente a
ledere l'autodeterminazione e l'autonomia del paziente? Il quel
documento, che il legislatore viene invitato ad adottare, viene data la
possibilità al medico di agire in contrasto con le volontà espresse
per iscritto in precedenza da un paziente che arriva in condizioni
estreme. E forse questa la tutela della dignità e integrità della
persona di cui si parla sempre nelle convenzioni per i diritti umani?
E' in questo clima che si è giunti, subito dopo l'11 settembre,
all'allarme vaiolo in tutto il mondo, cavalcato in grande stile dai mass
media: zero casi, malattia scomparsa da decenni, eppure migliaia di dosi
vaccino acquistate e migliaia di persone già vaccinate negli Usa al
solo scopo di scacciare un fantasma. Lo stesso dicasi per l'antrace: la
polverina di carbonchio, risultata poi provenire dagli stessi laboratori
americani, è stata inserita in una manciata di lettere provocando meno
morti delle dita di una mano: decine di milioni di lettere sono state
controllate, milioni di dosi di un vaccino sperimentale sono state
somministrate, provocando la
durissima reazione di un numero di crescente di militari; soldati che
hanno visto su loro stessi gli effetti dannosi dell'immunizzazione. Ma
grazie all'allarme innescato, negli Usa è divenuto possibile
autorizzare l'uso di qualsiasi vaccino in fase d'emergenza anche senza
test sull'uomo, basandosi soltanto su quelli praticati sugli animali e
rendendo assai più breve l'iter che un prodotto del genere fa per
arrivare sul mercato. Più di recente abbiamo avuto a che fare con la
Sars, una polmonite alla quale è stato dato un nome nuovo e in onore
della quale è stato "scoperto" il coronavirus del secolo;
salvo poi verificare che i casi pubblicizzati sono per la quasi totalità
soltanto sospetti e che ancora non vi sono certezze assolute sulla reale
causa, o sulle concause, della malattia. Si fa nel contempo sempre più
intensa la pressione degli esperti, nazionali e internazionali, che
annunciano quasi ogni settimana il pressoché certo arrivo di un nuovo
virus mortale, il virus del millennio, al quale è già stato affibbiato
l'inquietante nomignolo di "Big One": gli stessi medici e
rappresentanti istituzionali ammettono che nessuno sa come e cosa sarà
né quando di preciso arriverà, ma certamente arriverà.
Quindi,
il messaggio è: rammentate che siete tutti in pericolo, nessuno è né
sarà mai al sicuro.
E soprattutto: stiamo moltiplicando gli sforzi per darvi sempre nuove
risposte e nuovi farmaci, che naturalmente, data la situazione
contingente, non dovrete né potrete rifiutare.
Nessuno
però parla dei settemila morti l'anno in Italia per infezioni
ospedaliere. La denuncia è arrivata da un docente dell'Università la
Sapienza, il professor Silvio Lavagna, ma non è stata diffusa dai mass
media. Nessuno parla della denuncia fatta dalla rivista New Scientist
(www.newscientist.com), che ha
spiegato come l'epidemia dell'influenza dei polli possa essere stata
plausibilmente diffusa a causa dell'uso massiccio sui volatili del
vaccino contenente il ceppo virale H5N1. Nessuno parla della
disperazione e delle proteste degli allevatori italiani che hanno
denunciato per mesi come le pecore muoiano o abortiscano dopo avere
ricevuto il vaccino contro la malattia della 'lingua blu'; le
istituzioni sanitarie hanno negato e hanno continuato ad imporre la
vaccinazione. Nessuno parla dei tantissimi soldati americani,
canadesi, inglesi e australiani che rifiutano il vaccino antiantrace,
temendo per la loro salute, e vengono degradati e condannati dalla corte
marziale. Nessuno parla della battaglia portata avanti da Falco Accame,
presidente dell'associazione che raggruppa i famigliari delle vittime
arruolate nelle forze armate; da anni denuncia la necessità di fare
luce sul legame che emerge tra uranio impoverito e leucemie e linfomi
nei soldati. Ma le nostre coscienze si lavano alle
rassicurazioni fornite dalla commissione Mandelli: il legame non c'è, i
morti non sono più di quelli attesi (?). Nessuno parla nemmeno dei dati
sconcertanti raccolti dal Condav, il Coordinamento Nazionale Danneggiati
da Vaccino (www.condav.it), che sta
raggruppando chi, in un modo o in un altro, è rimasto vittima o ha un
famigliare rimasto vittima delle vaccinazioni. Nel libro «Virus
letali e terrorismo mediatico» (Macroedizioni) trovate raccontata,
almeno in parte, questa situazione. Con l'auspicio che aprire la mente e
gli occhi possa renderci liberi dalle paure fasulle.